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Allarme Gargano

20 aprile 2010

Succede di tutto, nella trentunesima meraviglia del mondo: litorale ridotto a discarica, relitti navali che non vengono rimossi, pezzi di costa che sprofondano, e adesso anche  le trivellazioni per la ricerca del petrolio

Gargano. Meraviglia del mondo, come ha giustamente sottolineato il New York Times, inserendo la Montagna del Sole tra le trentuno località più belle ed incontaminate del pianeta.
Gargano, area protetta tra le più grandi del Bel Paese, e la più antropizzata, nel senso che il Parco Nazionale del Gargano non è una riserva, ma un “posto” reale dove gli uomini vivono a fianco alle cose, producono storia, modellano l’ambiente, in un equilibrio più o meno perfetto, che va avanti da secoli.
Possedendo una risorsa così, bisognerebbe che la sua tutela fosse l’elemento portante di tutte le politiche sul territorio, l’opzione fondamentale di qualsiasi scelta debba essere operata da chi governa. Ma a leggere le cronache di questi giorni e di questi mesi le cose non stanno proprio così.
La Montagna del Sole è infestata da episodi acuti di dissesto idrogeologico, che stanno facendo sprofondare Marina di Lesina: ma ne parlano in pochi, secondo la regola che il dissesto idrogeologico non fa notizia, almeno fin quando non raggiunge livelli tali da provocare l’interruzione di collegamenti primari, com’è accaduto alla ferrovia Foggia-Napoli, a causa della frana di Montaguto. La stessa Marina di Lesina sta diventando l’emblema (purtroppo negativo) della incuria e dell’abbandono in cui viene tenuto questo lembo di paradiso, che mezzo mondo ci invidia.
E di qualche giorno fa l’ennesimo blitz operato della redazione di Striscia la Notizia sul litorale lesinasse. Le immagini rivelano un incredibile sporcizia, che non è purtroppo determinata soltanto dai rifiuti portati dalle onde di un mare sempre meno pulito, ma anche dal fatto che quel pezzo di litorale è diventato una discarica a cielo aperto. Per non parlare del relitto della Eden V, che nonostante i fondi stanziati dalla Provincia per la rimozione resta ancora lì. Un relitto che secondo molti e la cifra visibile di traffici non proprio legali di rifiuti che si incrociano nel mare del Gargano.
A poche decine di chilometri da Marina di Lesina, la costa garganica è stata testimone e teatro di un’altra tragedia ambientale, soltanto qualche mese fa: lo spiaggiamento e la successiva morte di nove capodogli, disorientati – pare – dai sonar e dalle esplosioni cui fanno sempre più spesso ricorso (nonostante i divieti) le società che trivellano i fondali adriatici alla ricerca di idrocarburi.
E sono proprio le concessioni di licenze per la ricerca del petrolio a riportare in questi giorni il Gargano agli onori (si fa per dire) della cronaca. L’ufficio Valutazione di Impatto Ambientale del ministero dell’Ambiente ha dato il suo assenso a ricerche che dovrebbero svolgersi nei pressi delle Isole Tremiti. È appena il caso di sottolineare come scelte del genere siano assolutamente illogiche, e contrastino la vocazioni turistica e naturalistica dell’arcipelago diomedeo.
E se non è il governo centrale ad autorizzare interventi che fanno a pugni con le necessità di tutela del mare e dell’ambiente del Gargano, ci pensano clienti locali. Fa molto discutere, ad Ischitella, l’autorizzazione concessa dal comune per la realizzazione di un parco eolico off shore, che ha fatto registrare la netta contrarietà di un comitato sorto proprio per la difesa del mare garganico.
In questi giorni, il Quotidiano di Foggia e tanti suoi lettori hanno rinnovato la solidarietà al giornalista ree lance Gianni Lannes, fatto oggetto di un’altra seria di telefonate intimidatorie, dopoché in passato la sua auto è stata più volte data alle fiamme. Lannes è un giornalista specializzato sui temi ambientali, e la sue inchieste hanno spesso posto sotto accuse società multinazionali ed industrie per il disinvolto uso che fanno del territorio.
Sarà una coincidenza, ma tra le inchieste condotte in questi mesi dal giornalista d’assalto figurano proprio alcune sulle trivellazioni dei fondali per la ricerca di idrocarburi che a giudizio di Lannes sono la causa essenziale della morte dei capodogli.
Si profila un allarme ambientale diffuso, sul Gargano, che dovrebbe chiamare alla mobilitazione tutti, ma proprio tutti: istituzioni, partiti, sindacati, cittadini. Ed invece questo allarme resta roba per pochi intimi.
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