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L’Amica verso il collasso

28 aprile 2010

I sindacati sul piede di guerra minacciano il blocco dei servizi. Ma la città è sempre più sporca. Un muro contro muro che non giova a nessuno

Amica di nuovo verso il collasso? Chissà. Certo è che la pace sindacale tra l’amministratore unico dell’azienda preposta alla igiene ed alla cura dell’abitato cittadino é già finita. Cgil, Cisl,  Uil, Ugl e Fiadel aziendali da un lato, e l’amministratore dall’altro si sono scambiati comunicati al vetriolo che denotano la conclusione di quel clima di tregua e di serenità che sembrava essersi instaurato nelle relazioni sindacali aziendali, con l’arrivo dell’amministratore unico Michele Di Bari.
Sullo sfondo  c’è una prospettiva drammatica per il capoluogo dauno: il blocco dei servizi che renderebbe la città ancora più sporca di quanto non lo sia oggi.
A decretare la fine della tregua è stato l’infruttuoso incontro qualche giorno fa al Comune di Foggia. Come si legge nella nota sindacale, “il sindaco ha continuato a manifestare semplici intenzioni verbali circa la ricapitalizzazione di Amica spa, sostenendo di voler includere nel leggendario provvedimento anche gli importi dei corrispettivi non riconosciuti dal comune ad Amica, fino al 2009. È evidente dunque che, al di là delle intenzioni del sindaco, in concreto nulla è stato fatto; ragion per cui la categoria, stanca di ricevere rassicurazioni a parole che non si concretizzano nei fatti, annuncia il blocco dei servizi tra sette giorni se non ci saranno atti concreti da parte della proprietà.”
Va detto che l’Amica vanta crediti consistenti nei confronti dell’amministrazione comunale, che vanno dal 2005 al 2009: la base della ricapitalizzazione promessa dal primo cittadino dovrebbe essere rappresentata proprio dalle somme necessarie per ripianare i debiti verso l’azienda. Ma occorre prima reperire le risorse finanziarie, ed è questo il problema.

IL SINDACATO: DI BARI HA FALLITO
Le organizzazioni sindacali sono molto critiche anche verso la nuova gestione aziendale incarnata dall’amministratore unico Michele Di Bari, un “quasi commissario” visto che il sindaco si era rivolto alla Prefettura per avere un’indicazione circa la nomina sicuramente più calda. L’attacco sindacale è frontale, durissimo: nel comunicato si parla di “fallimento” del nuovo management, e si pongono interrogativi più di natura politica che non sindacale: “quanto è costata alla cittadinanza questa nomina blasonata, attinta direttamente dal mondo delle istituzioni? Ne valeva la pena, vista la discarica a cielo aperto che è diventata Foggia? Egli certamente si è accorto del fatto che non è utilizzando diversamente le risorse umane, accordo concesso dai Sindacati che per questo si sono resi impopolari nella categoria, che si risolvono i problemi, ma investendo sulla meccanizzazione dei servizi, in termini di mezzi nuovi per la raccolta, impianti, manodopera per le manutenzioni, ricambistica, risanamento delle varie debitorie con i fornitori”.
“Servono evidentemente – aggiungono le organizzazioni sindacali – risorse economiche, ma il Comune nicchia, mettendo ulteriormente in crisi l’Amica, specie quando sostiene che non si possono fare assunzioni, né si possono reclutare risorse umane dalle cooperative sociali, ma anzi si deve assorbire anche tutto il personale della partecipata Daunia Ambiente, da qualche giorno messa in liquidazione, a fronte di una presunta riduzione del budget annuale di Amica del 30%. Praticamente, missione impossibile.”
Appunto. Proprio perché è una missione impossibile, o quasi, che senso ha mettersi a fare muro contro muro?

IL COMMISSARIO: DIALOGHIAMO, MA RISPETTANDO LE REGOLE
Non si è fatta attendere la risposta dell’amministratore unico, il viceprefetto Michele Di Bari: “Il dialogo nel pieno rispetto delle regole. È lo strumento che l’organo amministrativo ha scelto per definire tappe e proposte di un percorso in cui le organizzazioni sindacali, nel rivestire un ruolo partecipativo, si facciano interpreti delle legittime istanze dei lavoratori”, si legge nella replica dei vertici aziendali.
“Un indirizzo – prosegue Di Bari – più volte rimarcato, non ultimo nell’incontro che si è svolto con le rappresentanze sindacali finalizzato alla condivisione di un programma di riorganizzazione aziendale alla luce degli orientamenti amministrativi della proprietà, ovvero del Comune di Foggia.”
È proprio l’incontro i cui esiti non hanno soddisfatto i sindacati, che sono scesi sul piede di guerra.
Secondo l’amministratore unico, “un confronto, seppur caratterizzato da visioni non sempre convergenti, è sempre costruttivo quando non lede la dignità umana e professionale degli interlocutori che agiscono per il bene della comunità foggiana. È evidente che la predisposizione di un piano industriale non può prescindere dall’attuale situazione finanziaria ed economica di Amica. In tale contesto, quindi, nessuno ha mai nascosto la drammatica condizione di Amica, né prospettato  soluzioni fantasiose in grado di debellare problematiche stratificatesi nel tempo. Se da un lato il nuovo corso amministrativo ha posto in essere tutta una serie di iniziative per meglio organizzare la struttura gestionale di Amica –  dal ricondizionamento di sei mezzi al contenimento dei costi del personale e dei servizi – dall’altro il lavoro del Sindaco di Foggia è, altrettanto, intenso e tutto proteso a salvaguardare in primis le risorse umane. Certamente, ogni azione tesa a regolamentare e disciplinare l’attività della Società per contenere i costi di gestione può anche provocare nell’immediatezza situazioni di disagio, ma nel tempo si rivelano ottime scelte strategiche.”
Pur senza dirlo apertamente, Di Bari lascia intendere che l’insofferenza dei sindacati non è determinata tanto (o almeno soltanto) dal ritardo con cui si sta procedendo alla ricapitalizzazione, ma a contrasti sulle scelte gestionali assunte dal commissario, e rivolte a contenere i costi di gestione. È appena il caso di rilevare che nel determinare la grave crisi finanziaria dell’azienda sono stati certamente i debiti accumulati dal Comune di Foggia verso la sua azienda speciale, ma anche le discutibili scelte dei precedenti consigli di amministrazione.
Arturo Desio

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