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Dall’urbanistica al fotovoltaico / Lotta senza quartiere nel Pd di Foggia

11 maggio 2010

L’impressione che sta dando in questi giorni il Pd foggiano è quella di un partito che non c’è. Tutti parlano di tutto, avendone più o meno titolo. Tutti dicono tutto e il contrario di tutto. Si ragione di metodo interno, di democrazia e di dialettica interna, senza però che qualcuno abbia il coraggio di dire effettivamente le cose come stanno. L’assessore comunale all’Urbanistica se ne va, e non si capisce bene perché. La sen. Colomba Mongiello annuncia che la scelta del suo successore sarà all’altezza della situazione. Ma nessuno che ci faccia capire perché Lo Muzio se n’è andato, e che cosa pensi effettivamente il Pd delle vicende urbanistiche ed edilizie cittadine. In quattro anni, la vecchia Quercia ed il nuovo Pd hanno immolato sull’altare dell’urbanistica ben tre assessori: prima Ciro Mundi, quindi Michele Salatto, adesso Nicola Lo Muzio. Il filo rosso che ha accomunato i tre è la fiducia nei confronti del nuovo Pug, il cui cronoprogramma è però abbondantemente scaduto. Che sta accadendo in casa democratica? Il Pd lo vuole veramente il nuovo Pug, o no?
Per non parlare della questione del fotovoltaico, di cui pubblichiamo in altra parte del giornale un ampio servizio di Paola Lucino. Qui siamo addirittura allo psicodramma. Consiglieri comunali che di fatto bloccano una delibera che la giunta comunale si accingeva a varare. Il segretario cittadino che riunisce d’urgenza il gruppo e fa sapere che si era trattato soltanto di un equivoco, salvo ad essere smentito da esponenti del gruppo consiliare medesimo. La tesi sostenuta da Mariano Rauseo, che il Pd non è imploso, sa molto di tentativo di mettere le mani avanti mentre si sta per cadere rovinosamente a terra.
Tutto questo mentre la città vive ore drammatiche, in cui l’amministrazione comunale dovrebbe esprimere il massimo di unità e di compattezza per cercare di affrontare lo scoglio del bilancio di previsione, in cui bisognerà cercare di far quadrare i conti, pena il dissesto finanziario dell’ente. In quanto “azionista di riferimento” della maggioranza consiliare, il Pd avrebbe il dovere di assicurare alla coalizione tutto il suo contributo unitario. Invece continua a mandare in onda un film già visto e rivisto ai tempi di Ciliberti. Che forse ha ragione quando dice che paga colpe non sue.
A.D.

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