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Bandiere blu, il Salento sorpassa il Gargano

14 maggio 2010

Piove sul bagnato per il turismo garganico. Il riconoscimento soltanto a Rodi Garganico. Fuori Mattinata e Peschici. Il problema non è la purezza del mare, ma l’assenza di servizi ambientali di qualità

L’aeroporto Gino Lisa non funziona, almeno nel senso sperato dagli operatori turistici che da anni anelano un potenziamento dello scalo foggiano, in modo che possano atterrarvi i voli charter turistici. E neanche funziona la linea ferroviaria che congiunge la Capitanata e la Puglia con il versante tirrenico della penisola: nella migliore delle ipotesi riaprirà, a causa della frana che dalle colline di Montaguto si è abbattuta nella valle del Celone.
Per il turismo garganico si prospetta una stagione difficile. Ad autorizzare un certo pessimismo sono anche i dati relativi alle “bandiere blu”, ovvero il riconoscimento annualmente concesso alle spiagge doc, che vantano livelli di eccellenza per quanto riguarda il mare pulito ma anche servizi ecologici, come la raccolta differenziata, la presenza di piste ciclabili, l’accessibilità per tutti.
Le località pugliesi che potranno fregiarsi del prestigioso vessillo sono in tutto otto, ma una solfa in provincia di Foggia. In particolare, si tratta di Rodi Garganico (Foggia); Polignano a Mare (Bari); Ostuni-Marina di Ostuni (Brindisi); Castellaneta, Ginosa-Marina di Ginosa (Taranto); Castro Marina, Melendugno, Salve (Lecce).
C’è da riflettere, e con attenzione, soprattutto in un momento in cui la questione ambientale è tornata a riproporsi in modo perentorio sul Gargano, tra il dissesto idrogeologico di Marina di Lesina, le paventate ricerche di idrocarburi nelle acque delle isole Tremiti, e la situazione di profondo degrado del litorale.
Non è una cosa nuova, perché anche nelle decorse edizioni della iniziativa, le spiagge della provincia di Foggia erano state sorpassate da quelle salentine, ma è lo stesso un dato che deve far riflettere. Negli anni passati, oltre a Rodi Garganico aveva fatto capolino anche Mattinata, mentre Peschici, che è stata la località garganica che più a lungo si è fregiata della “bandiera blu” (per ben quattro edizioni, dal 2004 al 2007), da anni non riesce più ad entrare nell’olimpo delle spiagge più salubri ed ecologiche d’Italia.
Le ragioni di questo declassamento della provincia di Foggia sono di varia natura: più che a ragioni ambientali (ovvero ad indici di purezza del mare non proprio di eccellenza) vanno ricercate nell’assenza di quelle infrastrutture e quei servizi “ecologici” che rappresentano uno dei parametri più importanti per l’assegnazione della “bandiera blu”.
Ma proprio per questo c’è da riflettere, e con attenzione, soprattutto in un momento in cui la questione ambientale è tornata a riproporsi in modo perentorio sul Gargano, tra il dissesto idrogeologico di Marina di Lesina, le paventate ricerche di idrocarburi nelle acque delle isole Tremiti, e la situazione di profondo degrado del litorale documentata qualche settimana fa anche da Striscia la Notizia.
Per il Gargano, la qualità ambientale è una materia prima essenziale, anche per l’economia turistica. Tanto più che ci troviamo nel Parco Nazionale del Gargano, ovvero nell’area protetta antropizzata più grande d’Italia. Una qualità ambientale che non significa solo mare pulito, ma anche servizi di qualità, accessibilità, traffico automobilistico contenuto, possibilità di muoversi facilmente con mezzi ecologici come la bicicletta.
Comprendiamo le ragioni degli operatori quando sollecitano la soluzione di annosi problemi infrastrutturali come quello di cui abbiamo già detto, che riguarda l’aeroporto, o il completamento della Superstrada Garganica. Ma pensiamo che la stessa sensibilità che gli operatori dimostrano per le infrastrutture ed il nevralgico problema del trasporto, vada spesa anche in direzione della qualità ambientale, dove invece si continua a balbettare.
Diciamola tutta, fuori dai denti: una sola “bandiera blu” per un pezzo di costa tra i più lunghi ed antropizzati della Puglia, e virtualmente tutti ricadenti nell’area protetta del Parco, è veramente assai poca cosa.

Arturo Desio

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One Comment leave one →
  1. pasquale permalink
    14 maggio 2010 22:34

    Serve un attrattore per il turismo internazionale, le Isole Tremiti perdono turisti da anni, perchè le buone idee della nostra Capitanata che possono generare occupazione e turismo non vengono prese in considerazione?l’idea del Ponte in legno delle Isole Tremiti che fine ha fatto?

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