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Ecco come è stato stroncato il clan Frattolino

14 maggio 2010

Si chiariscono i contorni della grande operazione che ha stroncato uno dei più pericolosi clan malavitosi del Gargano, quello legato alla famiglia Frattolino, dedita allo spaccio della droga.

Come si sa, il blitz operato dai Carabinieri di Foggia ha portato all’arresto di 35 persone. Ma a destare impressione non è soltanto la quantità dei personaggi finiti dietrole sbarre, ma anche la loro “qualità” nello scacchiere della criminalità pugliese.

Frattolino viene ritenuto uno degli esponenti più pericolosi della nuova criminalità organizzata foggiana. La sua è stata una carriera fulminea: soltanto qualche anno fa, era un piccolo spacciatore, che operava alle dirette dipendenze di uno dei clan mafiosi del Gargano più noti, quello legato alla famiglia Ciavarrella. Ma voleva andare lontano, Frattolino, ed aveva il senso degli affari. Gli inquirenti ipotizzano che tra i due clan fosse stata raggiunta un’intesa, per così dire, finanziaria. Per poter gestire in autonomia il traffico di droga l’arrembante Frattolino versava ai Ciavarrella qualcosa come cinquemila euro al mese.
Che doveva far rientrare, ed aveva perciò organizzato il clan in modo che gestisse una rete di spaccio quanto mai ramificata e pericolosa.
Le indagini sono scattate il 12 settembre del 2007 a seguito di un episodio di cronaca nera che destò molto scalpore: l’omicidio, avvenuto proprio nelle campagne di San Nicandro Garganico di Michele Di Monte, allevatore di 31 anni, vicino alla famiglia dei Tarantino.
Di lì gli inquirenti hanno accertato che il controllo dello spaccio era passato nelle mani di Frattollino, che tra l’altro faceva da tramite tra i due clan, quello dei Ciavarrella e quello dei Tarantino (con la cui famiglia era pure legato da lontani vincoli di parentela), notoriamente in guerra tra di loro dagli inizi degli anni ottanta.
Il clan Frattolino si era specializzato, in particolar modo, nello smercio di marijuana, che produceva in proprio, ma anche di cocaina, eroina e metadone. La droga  veniva venduta al dettaglio nei comuni limitrofi come Torremaggiore e Apricena. Nel corso degli otto mesi di indagini gli investigatori dell’Arma hanno accertato e certificato ben 780 episodi di spaccio e sequestrato 4242 dosi di stupefacenti.
La cessione avveniva per strada; spacciatori e tossicodipendenti, invece, comunicavano tra di loro telefonicamente. Criptico, anche in questo caso, il linguaggio usato per far riferimento alla droga: “portami la neve”, solo uno degli esempi.
A sostituire Valentino Frattolino nella gestione del mercato illecito della droga dopo l’arresto nel marzo del 2008, suo fratello Riccardo.  L’ingente patrimonio posto sotto sequestro è stato rinvenuto grazie alle intercettazioni telefoniche in cui veniva fatto esplicito riferimento a veicoli e capannoni.
Accertamenti dovuti – come hanno detto gli inquirenti – anche perché molti degli arrestati dichiaravano redditi che spesso non superavano nemmeno i 100 euro mensili.

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