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Finché c’è senso civico, c’è speranza

15 maggio 2010

Dal dopoguerra ad oggi, mai Foggia così in basso, ma dai cittadini, nonostante tutto, sale una ritrovata volontà di partecipazione.

Forse mai, dal dopoguerra ad oggi, il capoluogo dauno ha vissuto un momento così difficile e critico. Allora c’era da ricostruire la città dai disastri provocati dai bombardamenti alleati che l’avevano rasa al suolo, provocando la morte di oltre ventimila foggiani. Oggi, c’è da ricostruirla dalle macerie lasciate da una crisi tentacolare, acutissima, che avvolge e chiama in causa tutti i settori della vita civile: dall’istituzione comunale e le sue aziende speciali, soffocate da una crisi finanziaria che ne mette in discussione la stessa sopravvivenza, all’economia, incapace di dare risposte al problema più acuto che è la mancanza di lavoro. La conseguenza è una tensione sociale galoppante che tutti i giorni raccontiamo dalle colonne del Quotidiano di Foggia e che genera un clima di continui veleni, di scarsa coesione, di pessimismo, quando non di vera e propria disperazione.
Cinquantasette anni fa, a ricostruire la città furono soprattutto i foggiani, che subito dopo aver sepolto i familiari e gli amici uccisi dalle bombe, si rimboccarono le maniche, rimossero i detriti e mattone dopo mattone costruirono le case ed un futuro per i sopravvissuti.
I protagonisti di quel miracolo furono i cittadini, il loro coraggio civile, il loro attaccamento al posto che li aveva visti nascere, e che era stato così duramente oltraggiato dalla guerra.
La differenza sostanziale tra quella drammatica estate del 1943 ed il clima che si respira oggi a Foggia è che allora erano tutti consapevoli della tragedia che si era abbattuta su Foggia. Oggi no.
Basta girare per la città, per rendersene conto. È vero che l’Amica, l’ex azienda municipalizzata che si occupa dell’igiene e della cura dell’abitato, è alle prese con una crisi finanziaria così grave, che non riesce ad assolvere neanche ai suoi compiti istituzionali. Ma la sporcizia della città è provocata anche dall’incuria, dalla maleducazione, se non proprio dall’inciviltà dei residenti. I marciapiedi si sono trasformati in autentici letamai a cielo aperto, perché i proprietari dei cani non usano le palette e lasciano che le loro bestione depositino i loro escrementi dappertutto. Da quando sono andati in vigore gli incentivi alla rottamazione di elettrodomestici, le aree nei pressi dei cassonetti per il deposito dei rifiuti solidi urbani si sono trasformate in un cimitero di ex frigoriferi, ex cucine, ex lavatrici.
Di chi la colpa della sporcizia e del degrado che abbrutiscono la città: solo dell’Amica che non pulisce e che non può spazzare le strade, o anche dei cittadini che la sporcano?
Il miracolo del dopoguerra fu compiuto dai cittadini che seppero trovare in quel frangente così triste, il coraggio di guardare avanti, e seppero trovare una solidarietà profonda. Oggi questa solidarietà non esiste più. Non c’è quella coesione che accompagna ogni fase in cui c’è bisogno di rimuovere macerie, e ricostruire un futuro.
Che fare, dunque? Andarsene, emigrare per altri lidi, in cerca di posti migliori? La cosa peggiore – e forse anche il male peggiore che affligge i foggiani – è la rassegnazione. Non è vero che mondo è stato e mondo sarà… Foggia ha vissuto tempi migliori, e questa inarrestabile caduta può essere frenata, a patto di ritrovare il senso civico, la solidarietà, il senso di appartenenza ad una comunità civile che permise ai nostri padri e ai nostri nonni di superare l’orrore della guerra.
Il numero odierno del Quotidiano di Foggia ospita articoli e notizie che ci dicono che, per fortuna, non tutto è perduto. C’è una rinnovata mobilitazione delle circoscrizioni, i cui presidenti e consiglieri segnalano, denunciano, e se non altro vanno per strada a capire, a guardare in faccia la città ed i suoi problemi. Ci siamo occupati negli scorsi giorni della vicenda dell’amianto scoperto in via Calmo dal comitato di quartiere del comparto Biccari zona 167, e che sarà (speriamo presto) rimosso grazie al tempestivo intervento del consigliere circoscrizionale Salvatore De Martino. In altra parte del giornale pubblichiamo le lettere del consigliere della seconda circoscrizione, Fabio Conticelli, e del vicepresidente della terza, Nicola Russo, che si occupano di questi cittadine serie. E poi, ci sono cittadini che non si arrendono, come Giuseppe Ficarelli, di cui pubblichiamo una lettera al sindaco Mongelli, straordinaria per tensione politica e culturale.
Ficarelli ha voluto rendere pubblica la sua iniziativa per due ragioni (sottolineate nella mail di accompagnamento) che condividiamo perfettamente: “si rende un servizio che incentiva la partecipazione alla “cosa pubblica” e si stimola l’amministratore della “cosa pubblica” ad operare con maggiore attenzione.”
La città è in ginocchio, ma c’è chi non s’arrende. E tra le cose belle, ci piace anche sottolineare questa ritrovata voglia di partecipazione, testimoniata da iniziative come quella del Comitato di quartiere di Rione Biccari – zona 167, o dai residenti del rione Ferrovia, di cui abbiamo parlato ieri.
Le possibilità di riscatto e di rinascita del capoluogo dauno passano per atteggiamenti, comportamenti come questi: finché c’è senso civico, c’è un barlume di speranza, che spetta alla politica cogliere, e non mortificare.
Geppe Inserra

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2 commenti leave one →
  1. donato graziano ruscito permalink
    16 maggio 2010 09:29

    educazione civica, un tempo era materia insegnata nelle scuole elementari, poi si è persa. Alla chiesa l’onere di impartire 4 regole base, la famiglia spesso ne dimentica l’uso e chi la insegna i propri figli rischia di rendere quest’ultimi inadeguati nei confronti della massa che della civiltà se ne fa un baffo. BAsti pensare a come il cittadino attraversa la strada, a come si fanno le file ai supermercati/banca/posta, alle riunioni condominiali…………… Un tentativo di conciliazione delle masse si sta tentando con i comitati di quartiere, sperando che il colloquio (verbale) e il confronto possa far aumentare il senso di responsabilità comune.

  2. Michele Grasso permalink
    17 maggio 2010 01:12

    E’ la Scuola che ha perso il suo diritto/dovere ad insegnare i valori ed i fondamenti per cui è utile vivere.
    A causa delle paure dell’Ordine e della Disciplina e della Educazione Fisica di fascista memoria … si è smesso di considerarle materie e conoscenze utili . Così come smisero di lavarsi (fino al medioevo) i popoli per contrarietà agli usi smodati delle terme da parte degli odiati romani .
    Aberrante è stato allora l’accostamento dei romani alla pulizia , aberrante è ora accostare l’ordine con il fascismo e quindi rifiutarlo . La classe di addestratori scolastici formati con questa aberrazione la ha sviluppata negli scolari creando una società estremamente devalorizzante.
    Alla fine: Vanno Riaddestrati gli Addestratori scolastici.

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