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Rinasce l’Anpi e chiude la polemica: “Sacrosanta la medaglia d’oro a Foggia”

15 maggio 2010

Le perplessità fugate nel corso della manifestazione di ricostituzione: la bella testimonianza del prof. Vito Antonio Leuzzi.

Rinasce l’Anpi, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia che a Foggia languiva dopo la morte di Aldo Pedretti, partigiano socialista che per decenni ne fu l’ispiratore e il presidente. Rinasce sotto gli auspici dello Spi Cgil (il sindacato di categoria dei pensionati) e mette a segno un bel colpo per quanto riguarda la storia del capoluogo dauno, il suo rapporto con la Resistenza e con la guerra. Un colpo probabilmente destinato a chiudere definitivamente certe polemiche che erano venute alla luce all’indomani della concessione al capoluogo dauno della Medaglia d’oro al valore militare.
In quella occasione, come si ricorderà, vi fu chi mise in dubbio l’importanza del ruolo svolto dalla città di Foggia, già messa in ginocchio dai bombardamenti alleati (che subito dopo la guerra provocarono la concessione della Medaglia d’oro al valore civile). Un ruolo che invece – com’è chiaramente emerso durante la manifestazione “ricostituente” dell’Anpi di Capitanata – fu importante, in quanto direttamente collegato a quella posizione strategica che Foggia possedeva nello scacchiere della guerra, e che fu la causa del particolare accanimento dei bombardieri alleati.
A sostenerlo è stato il prof. Vito Antonio Leuzzi, storico e direttore dell’Ipsaic (Istituto di Storia dell’Antifascismo e della Resistenza), coordinatore dell’Anpi di Bari. “La Medaglia d’oro al valore miliare attribuita alla città di Foggia dopo quella al valore civile – ha detto Leuzzi – è sacrosanta perché il capoluogo dauno fu teatro di numerosi episodi di antifascismo militante e perché tutta la Capitanata si distinse, all’indomani dell’8 settembre 1943 (data dell’armistizio, n.d.r.) per gli episodi di resistenza dei confronti dei tedeschi, la cui ritirata fu quanto mai cruenta”.
Proprio alla ritirata tedesca ha fatto riferimento lo storico, per sottolineare il contributo offerto dalla città di Foggia alla Liberazione: “A Foggia, città martoriata ohe settimane prima dai bombardamenti anglo-americani, vennero svuotati i magazzini generali, i silos di grano, i depositi di vino; vennero fatti saltare ponti stradali e ferroviari, venne minata la Cartiera, dove vennero smontati e caricati su un camion pezzi di alcune macchine”.
“Tra le devastazionipiù rilevanti, che ebbero gravi conseguenze sulla popolazione civile – ha detto ancora Leuzzi – ci fu quella della fabbrica di produzione di aggressivi chimici Saronio di Foggia, un impianto inaugurato nel 1942, che produceva 200 tonnellate di iprite e 100 tonnellate di fosgene al mese. Venne fatto saltare in aria dai tedeschi nel settembre 1943 e l’area, stando ad alcune fonti, non risulterebbe ancora bonificata”.
“La Capitanata – ha concluso il direttore dell’Ipsaic – fu la provincia che in Puglia pagò il prezzo più alto nella lotta di liberazione nazionale.”
Un prezzo che non è mai stato riconosciuto del tutto: ed è anche questo lo scopo che la “nuova” Anpi si prefigge: custodire la memoria, tramandarla alle generazioni più giovani, assicurando uno scambio intergenerazionale su temi importanti come la Resistenza e l’antifascismo. “Di tutto l’antifascismo – come ha precisato il presidente nazionale Luciano Guerzoni – non solo quello di sinistra, ma anche quello di centro, e di destra.”
A tenere a battesimo il nuovo corso dell’associazione è stato Giovanni Novelli, segretario provinciale dello Spi Cgil e presidente dell’Anpi. Dopo aver sottolineato quanto la memoria sia importante per difendere i valori fondativi dell’Italia, Novelli ha sciorinato numeri importanti rispetto a questa nuova fase intrapresa dal sodalizio: sono state costituite o ricostituite 12 associazioni comunali, la sola Foggia presenta quasi 500 tesserati. C’è una novità importante in questo nuovo corso:  possono iscriversi all’Anpi non soltanto gli ex partigiani (che anche per ragioni anagrafiche si stanno peraltro sempre più assottigliando) ma tutti quanti sono culturalmente interessati e vicini ai valori dell’antifascismo.
Novelli ha svolto anche una interessante riflessione critica ed autocritica sul ruolo della memoria: “Uno degli errori commessi da una parte della sinistra nel corso degli ultimi decenni è stato quello di rimuovere o affievolire il ruolo della memoria, avendo spesso trascurato di esaltare il patrimonio enorme che abbiamo ricevuto da chi ci ha preceduto, a partire dal diritto alla liberazione e alla democrazia.
Alla necessità di coinvolgere i giovani nello studio e nella riflessione su questi valori si richiamato il sindaco di Foggia, Gianni Mongelli, che ha presenziato alla manifestazione: “L’esempio dei partigiani, dei tanti ragazzi che hanno dato la vita per la difesa dei valori democratici – ha detto il primo cittadino – siano di esempio per i giovani foggiani”.
Che l’azione dell’Anpi di Foggia sarà particolarmente rivolta al recupero della memoria storica ed alla sua diffusione è confermato anche dalla pubblicazione del primo quaderno significativamente intitolato “Scelsero la libertà – La Daunia nella Resistenza”, curato da Giovanni Novelli.  La serata ha vissuto un momento particolarmente intenso quando sono stati consegnati il distintivo e il gagliardetto dell’Anpi a partigiani che si sono particolarmente distinti della custodia e nella divulgazione dei valori e della memoria della resistenza: Paolo Rossetti (che fu il “vice” di Aldo Pedretti per molti anni), Mario Napolitano, cugino di Ugo Nicola Stame, tenore foggiano ucciso alle Fosse Ardeatine e Nicola D’Imperio.
Geppe Inserra

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2 commenti leave one →
  1. 16 maggio 2010 11:15

    Questo è un altro contributo, qualora qualcuno non ne fosse ancora convinto, che testimonia la crudeltà con la quale la città di Foggia venne massacrata nell’estate del ’43. La città era situata in una posizione strategica per i fini bellici ma i bombardamenti non si limitarono a centrare gli obiettivi miltari ma trasformarono l’azione in una vera e propria carneficina: questo è il motivo per cui la città ha ottenuto il doppio riconoscimento. Queste attestati sono sempre importanti e importante è divulgarli perchè possa restare sempre vivo il ricordo di quei morti innocenti che devono restare nelle coscienze, nei ricordi e nei cuori di tutti i foggiani. Ma la vita scorre e i testimoni di quegli accadimenti via via ci stanno lasciando: con chi si affronterà la questione tra 10-20 anni? Ecco perchè la raccolta di tutte le testimonianze dei superstiti, unitamente alla realizzazione di un monumento a favore di quei foggiani per molti dei quali non fu neanche ritrovato il corpo o che furono bruciati ammassati per evitare pestilenze considerato il gran caldo di quei giorni, deve rappresentare un punto cardine nella storia della nostra città. Bisogna avere il coraggio civico di abbattere ideali e colori politici, bisogna sforzarsi nel riconoscere che le bombe ed i morti che ne conseguono non hanno colore ma necessitano solo di lacrime che una comunità ha il diritto-dovere di piangere. Considerare quei morti rappresenta il rispetto della nostra terra che deve far riflettere le nuove generazioni sull’assurdità delle guerre e l’idiozia dei potenti. Foggia merita di essere ricordata nelle scuole, già alle elementari, per quello che ha dato alla patria solo ed esclusivamente per la sua invidiabile posizione geografica. Tra tanti palazzi che si costruiscono in città, qualcuno abbia il buon senso di lasciare una piazza con un monumento dedicato ai nostri padri, ai nostri nonni, a quelle donne, a quei bambini che morirono senza volerlo. Qualcuno che può si faccia coraggio, faccia uno sforzo e la città gliene sarà per sempre riconoscente.
    Alberto Mangano

  2. Michele Campanaro permalink
    17 maggio 2010 19:57

    Resto dell’avviso che si parla troppo e non si è solerti nell’operosità. Premesso che alcuni studi, in primis quello dell’ing. Guerrieri hanno ristabilito la verità sulla tragica estate del ’43, invito amorevolmente i cretini che sostengo tesi stupide sull’evento di far riposare il proprio cervello. Ora bisogna attivarsi a realizzare un momento per le vittime civili, come ho già detto in altre occasioni, aderiamo alla iniziativa di Alberto Mangano, anche perchè un progetto esiste già, quello dello scultore Mimmo Norcia.
    Michele Campanaro

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