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Il Questore di Foggia, Bruno D’Agostino / Tutore dell’ordine, tutore della polis

16 maggio 2010

Ci sono i governi. Da quello centrale che guida il Paese a quelli che gestiscono invece la Regione e gli enti locali. Poi c’è lo Stato. Intendiamoci. Tra gli uni e l’altro non c’è contrapposizione, ci mancherebbe altro. Ma succede a volte che il Governo, o più precisamente le espressioni politiche del Governo centrale e dei governi locali, non brillino per senso dello Stato. Che però c’è, resiste. E a volte perfino supplisce alle carenze ed ai vuoti lasciati dalla politica.
Su queste colonne abbiamo intessuto spesso gli elogi (assolutamente meritati) del prefetto di Foggia, Antonio Nunziante, il cui ruolo è stato spesso decisivo nell’affrontare e risolvere problemi che rientravano piuttosto nella sfera politica, che non tra le incombenze di un rappresentante territoriale del Governo qual è un prefetto.
Per esempio quando è intervenuto per cercare una “casa” ai rifiuti solidi e urbani prodotti dal capoluogo dauno, dopo l’incendio che aveva reso inservibile la discarica comunale ed i sigilli apposti alla discarica d’emergenza.
Oggi gli elogi toccano al Questore, Bruno D’Agostino. Impegnato in una impari lotta con una criminalità sempre più arrembante, non demorde, ma chiama a raccolta la società civile, elenca i problemi del territorio, denuncia la difficilissima situazione che Foggia e la sua provincia stanno vivendo.
E mette il dito nella piaga di quel che è forse il problema più grande di questa terra: lo scarso impegno civico, la bassa passione civile, la tendenza – già stigmatizzata in altre occasioni – a “farsi i fatti propri” senza curarsi se poi tutto il resto va a rotoli.
L’ “esternazione” del Questore alla conferenza stampa di presentazione della Festa della Polizia denota una straordinaria capacità di lettura della realtà, da parte di D’Agostino, ma anche di partecipazione reale, e sofferta, ai problemi della terra su cui è chiamata a vigilare, ma che dimostra di amare profondamente. Una bella testimonianza di passione culturale, e in fondo anche politica, nel senso di “polis” che è poi la stessa cosa di Stato.
In un territorio per molti versi sfortunato, per altri vessato dalle emanazioni politiche del Governo e dei governi, questo Stato, questa “polis” rappresentano forse gli ultimi baluardi per fermare un degrado inarrestabile.

Geppe Inserra

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