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Il responsabile del servizio finanziario del Comune di Foggia: “Siamo sull’orlo del dissesto”

19 maggio 2010

Per la prima volta da Palazzo di Città un chiaro campanello d’allarme. L’indebitamento ha raggiunto l’86% della spesa corrente. La cura? Non comprare più neanche uno spillo.

Una relazione che “dice e non dice”, quella sottoscritta dal responsabile del servizio finanziario Comune di Foggia, Carlo Dicesare, in risposta alla richiesta di chiarimenti della sezione regionale pugliese della Corte dei Conti. Ma che, neanche tanto tra le righe, ammette, forse per la prima volta in maniera così netta ed inequivocabile, che il Comune di Foggia è prossimo al dissesto finanziario.
Datata 5 maggio 2010, la relazione è stata inviata al sindaco, al presidente del consiglio comunale, al segretario generale e al collegio dei revisori dei conti. Il Quotidiano di Foggia ne è venuto in possesso e ne offre un’ampia sintesi ai suoi lettori, come sempre, nella speranza di contribuire ad una riflessione generale sulla gravissima situazione di crisi finanziaria in cui si dibatte la civica amministrazione.
Tenuto conto che, in un modo e nell’altro, saranno comunque i cittadini a doversi fare carico del pagamento dei debiti, è giusto e sacrosanto che i cittadini sappiano, che possano farsi un’opinione.
Dicesare cerca di rispondere subito, nella prima delle ventuno pagine che compongono la sua relazione, all’interrogativo posto dal magistrato contabile istruttore che aveva chiesto al sindaco “se il Comune non stia ravvisando l’esistenza nei propri confronti di crediti liquidi ed esigibili di terzi cui non si possa fare validamente fronte con la modalità di cui all’art.193 Tuel, nonché con le modalità di cui all’art.194 Tuel per le fattispecie ivi previste”.

SOTTO ACCUSA LA FINANZA CREATIVA DELLA GIUNTA CILIBERTI
Sono queste le modalità con cui gli enti locali provvedono al pagamento dei debiti fuori bilancio. In sostanza, dunque, la Corte dei Conti ha chiesto al Comune se abbia le risorse finanziarie sufficienti a pagare i propri debiti  e a scongiurare il dissesto finanziario. Vale la pena di sottolineare che il quesito posto dalla Corte dei Conti riprende pari pari una delle condizioni che più avanti  nel Testo Unico degli Enti Locali (Tuel) descrive le condizioni perché un ente possa dirsi dissestato.
L’altra condizione perché si proceda al dissesto è l’impossibilità di assolvere alle funzioni ed ai servizi indispensabili, ed anche questa era stata evocata dal magistrato istruttore. “L’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili da parte dell’ente comunale, nonché la possibilità far fronte a crediti di terzi certi liquidi ed esigibili, – scrive Dicesare – è legato all’azione di risanamento finanziario posto in essere dall’ente. Il mancato perseguimento di tale gravoso obiettivo, renderà il Comune di Foggia inidoneo ad assolvere alle funzioni ed ai servizi indispensabili e a far fronte ai crediti vantati da terzi”. Il che significa che renderà pressoché certa, inevitabile, la prospettiva del dissesto finanziario.
La relazione ricostruisce approfonditamente la voragine finanziaria che minaccia di trascinare l’amministrazione alla bancarotta.
Si apre con una lunga citazione estratta dalla delibera del consiglio comunale n.78/2009: quella, adottata dall’amministrazione Mongelli, con cui si è cercato di riequilibrare il bilancio 2009 e si sono poste le basi per il risanamento finanziario. Ma sono sufficienti le misure adottate? No, secondo Dicesare: queste misure devono essere considerate il punto d’inizio del percorso del risanamento, e non certo quello d’avvio. “Una inattuata politica di rigore finanziario da parte del Comune di Foggia – puntualizza Dicesare – comporterà il verificarsi delle condizioni di cui all’art.244 del Tuel”: ovvero il dissesto finanziario. Come vedremo, la terapia proposta è chirurgica. Ma la durezza, a tratti inusitata, che emerge dalla relazione del responsabile del servizio finanziario, è ampiamente legittimata dalla gravità della situazione.
La relazione è interessante anche per questo: perché dimostra che, con l’insediamento dell’amministrazione Mongelli, se non altro a Palazzo di Città c’è una nuova atmosfera, un nuovo realismo in riferimento alla crisi finanziaria.
Sono finiti i tempi in cui l’assessore al Bilancio, Angelo Benvenuto, minacciava tuoni e fulmini nei confronti di quanti osavano affermare che la situazione del bilancio comunale era precaria. Per Benvenuto andava sempre tutto bene, e sono stati proprio atteggiamenti di questo tipo a rendere la situazione ancora più grave.
Dicesare analizza con lucidità proprio il passato, in cui sono racchiuse tutte le ragioni per cui si è giunti a questo punto: “la situazione di liquidità dell’ente si è deteriorata  in modo progressivo nel corso del tempo e le principali cause sono addebitabili alla mancanza di equilibrio sostanziale della parte corrente del bilancio ed il mantenimento in bilancio di residui attivi insussistenti o di dubbia esigibilità, a fronte di residui passivi che, al contrario, vengono effettivamente liquidati e pagati.”

LA VORAGINE ALIMENTATA DALLE ENTRATE OTTIMISTICHE (E FASULLE)
È insomma la conseguenza più vistosa e più tangibile della “finanza creativa” della precedente amministrazione comunale di centrosinistra guidata da Orazio Ciliberti, più volte messa in evidenza dal nostro giornale: si inseriva in bilancio, come residui, la previsione di entrate impossibili ed improbabili, e si spendeva come se quelle entrate si fossero effettivamente realizzate.
Dicesare pone quindi sotto accusa anche l’eccessivo ricorso alle (costose) anticipazioni di cassa, “segnale di una situazione gravemente critica, rispetto alla quale gli interventi correttivi da porre in essere devono essere necessariamente strutturali”. Secondo il ragioniere capo, che è addirittura più pesante in queste sue considerazioni della Corte dei Conti, il ricorso all’anticipazione di cassa, che è uno strumento straordinario che la legge consente per far fronte a situazioni di scarsa liquidità è stato invece utilizzato “quale forma sistematica di finanziamento conseguente alla mancata riscossione di crediti, peraltro talora di dubbia esigibilità”.
Nel prosieguo della sua relazione, Dicesare affronta le altre criticità che hanno determinato la drammatica situazione finanziaria in cui si dibatte Palazzo di Città. Sotto accusa, in modo particolare, le diverse operazioni di finanza derivata, come l’emissione di Boc. Dalla relazione si apprende una notizia che era rimasta fino ad oggi in sordina: gli ispettori della Ragioneria Generale dello Stato hanno contestato, circa l’emissione dei Boc al Comune di Foggia, la violazione dell’art.119 della Costituzione, che stabilisce, all’ultimo comma, che “gli enti locali possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare spese di investimento.”
Il giudizio del direttore della ragioneria comunale è severissimo: “tali operazioni di finanza derivata hanno raggiunto il solo scopo di mitigare l’andamento negativo dei flussi finanziari di entrata e di uscita e di ritardare gli effetti nefasti di una irrimediabile insolvenza che prima o poi, non poteva non manifestarsi nei suoi tratti più cruenti e cioè compromettendo il regolare assolvimento dei servizi essenziali e di tutti gli altri servizi di competenza del Comune”.

L’EMISSIONE DEI BOC ANTICOSTITUZIONALE PER GLI ISPETTORI MINISTERIALI
Dicesare non lo dice mai espressamente, ma le sue considerazioni alimentano il timore che il bilancio comunale sia ormai del tutto squilibrato, e cioè che le diverse disinvolte operazioni di finanza creativa, assieme alla pessima abitudine di utilizzare somme da destinare agli investimenti per il pagamento delle spese correnti, abbiano fatto lievitare la parte corrente del bilancio al di là dei limiti imposti da una corretta gestione.
Per ricorrere alla sempre efficace metafora del “buon padre di famiglia” è come se si vendesse la propria abitazione, per utilizzare i proventi della vendita per prendere in fitto una abitazione nuova, più lussuosa e confortevole. È chiaro che prima o poi i proventi derivanti dalla vendita finiranno. E il capofamiglia poco avvertito, a meno che non vinca la lotteria, sarà costretto ad indebitarsi.
Carlo Dicesare va giù pesante, pesantissimo sull’argomento: “L’incremento della spesa corrente sostenuta da risorse straordinarie (e solo parzialmente realizzate) ha compromesso gli equilibri economici perché non è stato limitata a spese di natura straordinaria, ma ha ingenerato costi incontrollabili che sono destinati ad incidere negativamente sui bilanci futuri.”
Il trend è negativo, addirittura drammatico: “il Comune di Foggia – scrive ancora il responsabile del servizio finanziario – ha sistematicamente chiuso con un disavanzo di competenza, nel senso che le entrate di competenza dell’esercizio non sono mai riuscite a soddisfare completamente l’esigenza di spesa”. Per la cronaca, il risultato differenziale è di -1.100.000 euro per il 2007, e di -2.137.599 euro per il 2008.
Dicesare passa poi ad affrontare l’altra spinosissima questione dei debiti fuori bilancio, rilevando come sia proprio questa  “la causa più frequente dello stato di dissesto”. Secondo il responsabile del servizio finanziario il fenomeno, che viene definito come “patologia” “ha mostrato l’incapacità del Comune di Foggia di farvi validamente fronte con la modalità previste”  dalla legge (piano di rateizzazione finanziato con risorse proprie, alienazione di beni patrimoniali o ricorso a prestiti).

DEBITI FUORI BILANCIO: UNA SITUAZIONE PATOLOGICA
Per la prima volta troviamo una quantificazione della “patologia”: il dirigente comunale ricorda la definizione dei debiti fuori bilancio accumulati nei confronti dell’Amgas e dell’Amgas Blu (€ 4.803.986) ma elenca subito dopo un’altra cospicua serie di partite ancora aperte: riconoscimento di debiti fuori bilancio rivenienti da sentenze esecutive (€ 1.600.000), pagamento di bollette Enel ed Aqp per circa € 2.800.000, pagamento di parcelle agli avvocati per contenziosi dell’ente per € 2.000.000, e quanto a questa ultima voce sarebbe interessante verificare se almeno spese così elevate sul fronte legale hanno procurato un qualche vantaggio all’amministrazione in termini di cause vinte, o si siano tradotti soltanto in un ulteriore esborso di danaro.
Drammatica l’analisi di Dicesare: “le relative procedure restano a tutt’oggi indefinite tanto per la mancata approvazione del rendiconto 2009, quanto per l’indeterminatezza, ad oggi, di idonee risorse finanziarie per farvi fronte.”
Note altrettanto dolenti sull’altro fronte caldo, quello delle aziende partecipate, i cui risultati negativi di reddito, secondo il ragioniere capo, sono “potenzialmente idonei a compromettere sensibilmente i futuri equilibri di bilancio”. La questione più grave è quella che riguarda l’Amica che “rappresenta una insostenibile situazione economico finanziaria per il socio unico Comune di Foggia, considerato il continuo flusso di risorse finanziarie a favore di detta società, tale da pregiudicare gli equilibri di bilancio del Comune di Foggia”. In questo caso, Dicesare avanza una proposta precisa: la rivisitazione e la riconsiderazione del contratto di servizio con l’azienda, che – vale la pena ricordarlo – allo stato attuale versa in una situazione così drammatica da non poter provvedere neanche alle spese per la riparazione dei propri mezzi. Un circolo vizioso cui va posto termine anche perché le aziende partecipate – rivela Dicesare – fanno a loro volta una operazione molto discutibile di “finanza creativa” iscrivendo nei propri bilanci previsioni di entrate da parte del Comune di Foggia superiori al credito reale. Questo sbilanciamento provoca la previsione di entrate irrealizzabili, ma alimenta la crescita delle spese, e di conseguenza il debito.

AMICA: POZZO DI SAN PATRIZIO
Dicesare continua tessendo gli elogi della manovra correttiva approvata dal consiglio comunale nello scorso mese di ottobre, e sottolineando come essa “non ha rappresentato un punto di arrivo, bensì un punto di partenza.” Proposte concrete sui modi con cui portare avanti il percorso di risanamento però non se ne leggono, se non l’indicazione di “un percorso lungo, irto e insidioso, il cui successo dipenderà dalle modalità con cui sarà affrontato, accompagnati da un adeguato viatico colmo di austerità, intransigenza, creatività ed entusiasmo necessarie per reperire le risorse necessarie ed estinguere le pendenze arretrate e stabilire equilibri economici duraturi”.
Basteranno la creatività, il rigore, l’entusiasmo evocati dal ragioniere capo ad affrontare una situazione ormai drammatica. Chissà. Qualche dubbio è lecito nutrirlo, considerando che, subito dopo, è proprio Dicesare ad affermare che la manovra correttiva “ha condotto a risultati modesti e non ha permesso di superare le gravi criticità finanziarie e il conseguente stato di insolvenza generalizzato”.
Il Comune di Foggia è sempre meno nelle condizioni di poter onorare i propri debiti.
Per la prima volta, nel documento di Dicesare troviamo una stima precisa dell’indebitamento comunale. Il responsabile dei servizi di ragioneria non cita una cifra assoluta, ma una percentuale, che basta però a dare evidenza della situazione drammatica in cui versa il Comune di Foggia: l’indebitamento è pari all’86% delle entrate correnti. “Il Comune di Foggia – chiosa Dicesare – potrebbe non avere la possibilità di erogare i servizi indispensabili, né in particolare di assolvere i suoi impegni, come il pagamento delle quote di capitale e interessi per i mutui contratti.”
Siamo insomma incamminati verso il dissesto. Dicesare conclude passando al sindaco e al consiglio comunale il cerino acceso. Il responsabile di ragioneria invita infatti il primo cittadino ed il consiglio comunali ad “esplicitare tutte le attività idonee a rimuovere nell’immediato i presupposti dell’art.244 del Tuel” ovvero del dissesto finanziario.
La ricetta prescritta dal ragioniere capo è durissima, ancora di più di una cura da cavallo: limitare “la gestione finanziaria all’assolvimento delle obbligazioni già assunte, delle obbligazioni derivanti da provvedimenti esecutivi e di obblighi speciali tassativamente regolati dalla legge, al pagamento delle spese di personale, di residui passivi, di rate di mutuo di canoni, imposte e tasse e, in generale limitata alle sole operazioni necessarie ad evitare che siano arrecati danni patrimoniali certi e gravi all’ente” e quindi “esplicitare precisi indirizzi affinché la dirigenza dell’ente possa convenire con i creditori un piano di realizzazione del pagamento del debito di durata non superiore ai tre anni”.
Come a dire che, da domani, il Comune di Foggia non potrà comprare neanche più uno spillo.

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