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Tutta la verità sul collasso finanziario del Comune di Foggia

20 maggio 2010

I dati allegati alla relazione del servizio finanziario. L’analisi storica dei residui attivi: tante entrate previste che non si sono realizzate, mentre invece si continuava a spendere e spandere

L’allarme lanciato da Carlo Dicesare, responsabile del servizio finanziario del Comune di Foggia (della cui relazione abbiamo pubblicato ieri ampi stralci) è perentorio, inequivocabile: “il mancato perseguimento del gravoso obiettivo del risanamento finanziario renderà il Comune di Foggia inidoneo ad assolvere alle funzioni ed ai servizi indispensabili e a far fronte ai crediti vantati da terzi”.
Ma cosa ha determinato questa crisi finanziaria senza precedenti, e quanto da lontano essa viene? Nella sua realistica relazione, Dicesare individua alcune della ragioni che hanno portato l’amministrazione comunale sull’orlo del dissesto finanziario: quella che lo stesso dirigente ha definito “patologia” dei debiti fuori bilancio, una fiducia eccessiva negli strumenti di finanza derivata posti in essere dalla precedente amministrazione Ciliberti, come la vendita dei Boc comunali e l’inserimento costante in bilancio di residui attivi di dubbia, se non impossibile, esigibilità.
La relazione di Dicesare, che abbiamo positivamente commentato per il realismo che la ispira, è importante perché accanto alle considerazioni del responsabile finanziario comunale, contiene anche dati e cifre a sostegno delle tesi sostenute.
Scorrendo le tabelle accluse alla relazione, si ricava l’impressione che tra i fattori che hanno maggiormente determinato il quasi collasso finanziario di Palazzo di Città, la disinvolta iscrizione in bilancio dei residui attivi sia stata tra i più importanti.
Per capire di cosa stiamo parlando, è bene chiarire prima cosa sono effettivamente i “residui”. Nell’ambito di un certo esercizio finanziario, non tutte le entrate accertate sono effettivamente riscosse durante l’esercizio stesso, e non tutte le spese impegnate in un esercizio sono effettivamente pagate nell’esercizio medesimo. Tali somme ancora da riscuotere o da pagare costituiscono i residui, che si dividono in residui attivi, se si riferiscono alle entrate, ed in residui passivi e si riferiscono alle uscite.
Va da sé che i residui passivi sono abbastanza certi, in quanto si riferiscono a spese che sono state ordinate, ma non ancora pagate, oppure impegnate, ma non ancora ordinate e dunque non ancora pagate. Le cose sono più problematiche per quanto invece riguarda i residui attivi, e la loro gestione.
Come abbiamo detto, i residui attivi sono l’espressione di entrate accertate ma non ancora riscosse oppure di entrate riscosse ma non ancora versate. Rappresentano, o dovrebbero rappresentare, insomma i crediti dell’ente locale nei confronti di terzi: altri enti pubblici oppure privati.
Con riferimento al loro grado di esigibilità, i residui attivi si distinguono in residui la cui riscossione può considerarsi certa, residui connessi a dilazioni di pagamento concesse ai debitori (residui dilazionati), residui incerti perché giudizialmente controversi, residui riconosciuti di dubbia e difficile esazione, residui riconosciuti assolutamente inesigibili.
Dato che i residui concorrono a formare la parte del bilancio che riguarda l’entrata, è importante collocarli bene nelle suddette tipologie. Cosa succede, infatti, se viene inserito in bilancio un residuo attivo incerto, di dubbia o difficile esazione o inesigibile? Succede che quell’entrata non sarà effettivamente riscossa, ma che nel frattempo si sarà spesa una somma corrispondente all’entrata prevista, disequilibrando il bilancio.
E sembra essere proprio questo quel che è successo al Comune di Foggia, come ha rilevato la stessa sezione regionale pugliese della Corte dei Conti. Nella lettera che il magistrato istruttore che si occupa del “caso Foggia” ha inviato al Comune di Foggia, si rimprovera all’amministrazione – e solo in riferimento all’esercizio 2008, che è quello preso di mira della Corte – il “mantenimento in bilancio di residui attivi riaccertati relativi alla Ici ed alla Tarsu”, “pur non ricorrendone i fondamenti giuridici”. Si tratta dei proventi da sanzioni e multe che il Comune non ha evidentemente incamerato e che, almeno a parere della magistratura contabile e dei revisori dei conti, non è più in grado di riscuotere:  anche in questo caso è una bella massa finanziaria: 34.975.527 euro. Lo stesso meccanismo (“mantenimento in bilancio di residui attivi riaccertati pur essendo di sicura inesigibilità”) grava su altri possibili proventi (contributi vari della Regione, interessi sui capitali in dotazione per le aziende speciali) per 2.892.384 euro.
Le cose potrebbero stare anche peggio, come evidenzia Carlo Dicesare nella sua relazione: “la situazione di liquidità dell’ente – vi si legge – si è deteriorata  in modo progressivo nel corso del tempo e le principali cause sono addebitabili alla mancanza di equilibrio sostanziale della parte corrente del bilancio ed il mantenimento in bilancio di residui attivi insussistenti o di dubbia esigibilità, a fronte di residui passivi che, al contrario, vengono effettivamente liquidati e pagati.”
Alla relazione è allegata una tabella che analizza “l’anzianità” dei residui, da cui si evince che il problema viene da lontano, anche se si è indubbiamente accentuato nel corso dell’amministrazione Ciliberti. La massa di residui attivi ammonta a € 406.180.281, che riviene per € 106.797.057 da esercizi finanziari precedenti al 2004, quando la città era governata dal centrodestra. Ma l’amministrazione di centrosinistra guidata da Ciliberti ci ha messo del suo con un’impressionante sequenza: € 69.858.921 nel 2004, € 37.282.407 nel 2005, € 54.991.209  nel 2006, € 66.790.128 nel 2007 e infine, ultimo esercizio di cui siano disponibili i dati, € 70.460.557 nel 2008. Naturalmente, non è detto che tutta questa massa di residui attivi sia incerta, di dubbia o difficile esazione o addirittura inesigibile. Ma per espressa ammissione del direttore del servizio finanziario, è proprio qui che si annida il problema maggiore.
I residui passivi sono maggiori  di quelli attivi, in quanto ammontano nel complesso a  € 426.943.317, di cui € 107.791.515 rivenienti da esercizi finanziari precedenti al 2004. La progressione storica dei residui attivi, durante il periodo preso in considerazione da Dicesare, è stata la seguente: € 56.977.398 nel 2004, € 35.743.855 nel 2005, € 59.948.208 nel 2006, € 61.497.697 nel 2007 ed € 104.984.640 nel 2008.
Ma il bubbone è quello che riguarda la gestione dei residui attivi. Secondo la sezione regionale della Corte dei Conti rientrano nella fattispecie dei residui inesigibili almeno 38 milioni di euro. Ma come si legge dalla considerazioni di Dicesare, il buco provocato dalla iscrizione in bilancio eccessivamente ottimistica di questo tipo di entrate potrebbe essere ancora più consistente.
Arturo Desio

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2 commenti leave one →
  1. Giuseppe permalink
    20 maggio 2010 19:44

    Ma il direttore finanziario Dicesare che stava facendo quando fioccavano tutte queste spese?? Non era lui il responsabile finanziario e perchè non ha rigettato tutte queste spese??
    E poi la Corte dei Conti perchè non accertala responsabilità e addebita questi importi a chi ha sbagliato??
    Purtroppo questa è la città del “caso”!!

  2. Franco permalink
    21 maggio 2010 09:37

    QUESTO DIMOSTRA ” GRAVI RESPONSABIBILITA’ ” POLITICHE E PROFESSIONALI DELLA NS DIRIGENZA.
    COME OGNI AZIENDA, IL CONCETTO DEL BUON PADERE DI FAMIGLIA, VA IMMEDIATAMENTE RIMOSSA PERCHE NON MERITA DI ESSERE LI.
    ORA NOI FOGGIANI, CHE PAGHEREMO, CAPIRANNO CHE I SIGNOROTTI LOCALI DI DOVRANNO MANDARE A CA….RE.. PERCHE OLTRE ALLE PROMESSE NON MANTENUTE HANNO ANCHE RUBATO…. MA SI SONO FATTI ANCHE SCOPRIRE

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