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Lo schiaffo del Governo a Foggia / Tramonta il bel sogno dell’Authority

22 maggio 2010

Paghiamo la leggerezza della nostra classe politica, più brava a diverbi che non a lottare unita per ottenere risultati per il territorio
Il sogno è finito. E il risveglio è amaro, amarissimo. L’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare la cui sede era prevista a Foggia, per decisione del Governo di centrosinistra presieduto da Romano Prodi, non si farà più. Adesso, il suo inserimento tra gli enti inutili e quindi da sopprimere, in forza della norma “taglia enti” voluta dal ministro Brunetta è ufficiale. L’ha comunicato all’aula di Montecitorio il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, che forse non a caso è leghista e nativa di Verona, la città che ha più aspramente conteso a Foggia l’ubicazione delle sede operativa.
Le motivazioni addotte dal sottosegretario sono quelle che si conoscevano già. L’Agenzia è stata sì, istituita, ma né il Governo Prodi né quello Berlusconi hanno mai provveduto ad emanare i decreti attuativi, rendendo “inevitabile” che l’Agenzia finisse sotto la scure della legge “taglia enti”. Il resto lo ha fatto la crisi finanziaria generale che ha indotto il Governo a tagliare i 6 milioni e mezzo che la legge finanziaria 2008 aveva stanziato per il funzionamento dell’Authority foggiana, nel suo primo triennio.
La tesi sostenuta in aula dal sottosegretario Martini è forse giuridicamente fondata ma politicamente furba. Il termine ultimo che la norma taglia-enti prevedeva per salvare gli enti che non fossero stati ritenuti inutili scadeva nell’autunno del 2008. Nel mese di dicembre dello stesso anno, e cioè quando avrebbe potuto fare tranquillamente appello alla norma, l’allora ministro dell’Agricoltura Luca Zaia si presentò in aula, anche in questo caso a Montecitorio, per discutere di un ordine del giorno a sostegno dell’Agenzia a Foggia presentato dall’on. Michele Bordo. Il ministro Zaia non fece alcun cenno alla norma  taglia-enti, e venne per giunta sonoramente battuto dal voto bipartizan del Parlamento. Votarono a favore dell’ordine del giorno presentato dal deputato del Pd di Manfredonia anche i deputati meridionali del Pdl. E che la tardiva applicazione del “taglia enti” sia una furbata lo conferma un’altra inequivoca circostanza: Luca Zaia, soltanto qualche settimana fa, durante la campagna elettorale che lo ha portato alla presidenza della Regione Veneto, andava ancora rivendicando l’assegnazione della sede dell’Agenzia a Verona.
Ipotesi questa – va detto – che non è affatto tramontata con l’inserimento della ormai “ex” Authority nella lista degli enti da sopprimere, nel senso che con un nuovo nome e forse una nuova fisionomia, l’Agenzia potrebbe risorgere dalle sue ceneri, come l’araba fenice, e  la resurrezione riaprirebbe i giochi per quanto riguarda la candidatura ad ospitarla.
Lo schiaffo brucia anche perché è stato sferrato senza alcun garbo, senza alcun rispetto per le istituzioni locali. La notizia che l’Agenzia era finita nell’elenco degli enti da sopprimere si è appresa quasi per caso, senza che la Regione Puglia, la Provincia, il Comune di Foggia ne fossero stati messi preventivamente a conoscenza. È rimasta del tutto senza risposta la richiesta di un incontro urgente formulata dal presidente del consiglio provinciale, Enrico Santaniello, e così pure l’appello al ripensamento del presidente della giunta provinciale, Antonio Pepe.
La beffa si è consumata, così com’era già successo per la diga di Piano dei Limiti, bloccata forse per sempre dai tagli che il Governo ha apportato al piano irriguo nazionale.
L’istituzione dell’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare avrebbe rappresentato per un grande capoluogo meridionale qual è Foggia una boccata d’ossigeno, un’iniezione di speranza. Sarebbe stato il primo organismo di valenza nazionale che avrebbe avuto sede nel capoluogo dauno: non soltanto un riconoscimento alle indubbie qualità che il territorio possiede in materia agro-alimentare, ma una sfida per il futuro, una concreta opportunità di sviluppo. Che è andata invece a farsi benedire, com’era successo per la diga di Piano dei Limiti.
La classe politica e dirigente avrebbe dovuto fare quadrato attorno a questi obiettivi, e invece si è puntualmente divisa. Quante volte, sull’Authority, abbiamo sentito il solito balletto di polemiche, il solito susseguirsi di accuse di allarmismo smentite da assicurazioni che sono state poi, esse stesse, smentite dai fatti.
Foggia e la Capitanata pagano, ancora una volta, la leggerezza della loro classe dirigente. Sono finiti i tempi in cui questa classe politica esprimeva dirigenti di calibro nazionale o almeno regionale, ministri, sottosegretari. Ma almeno questa dovrebbe essere una buona ragione per lavorare uniti, per non dividersi.
Arturo Desio

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