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La Capitanata boccheggia: la crisi è sempre più grave

28 maggio 2010

Nessun settore ne è immune: cresce la cassa integrazione, trema l’agricoltura, pescatori in agitazione

È un pozzo senza fine, la crisi che si sta abbattendo sulla provincia di Foggia. Sicuramente effetto della crisi economica più generale, ma ancora più nefasta, ancora più pesante, perché colpisce una economia strutturalmente debole, ed allunga i suoi tentacoli sull’intera comunità provinciale, penalizzando in modo più virulento i più deboli: i lavoratori precari, i disoccupati, i pensionati, le famiglie.
All’evidenza di indicatori addirittura drammatici si accompagnano le notizie che vengono dal fronte della congiuntura, ancora questa più negativa che mai: il maltempo che mette in ginocchio un’agricoltura già prostrata dalla crisi dei prezzi, le nuove norme comunitarie in materia di pesca che minacciano di mettere in crisi uno dei pochi settori che sembrava poter tirare. Ed ancora: i timori per le conseguenze che potranno avere sulla imminente stagione turistica la perdurante interruzione della ferrovia Foggia-Napoli-Roma e le non risolte carenze infrastrutturali del Lisa.
Ciliegina sulla torta, l’inerzia, in alcuni casi forzosa, in altri espressamente voluta della pubblica amministrazione. I comuni sempre più indebitati, il governo che taglia i finanziamenti, laddove servirebbero invece investimenti.
La crisi è diventata ormai strutturale, per la Capitanata, ma il brutto è che non se n’è accorto ancora nessuno.

Agricoltura: maltempo e crollo dei prezzi, situazione in nero

Cerchiamo dunque di raccontarla, settore per settore. A cominciare dall’agricoltura che rappresenta tradizionalmente il comparto trainante dell’economia provinciale. Sul primario si sta abbattendo una duplice crisi. Ai perduranti effetti negativi del crollo dei prezzi agricoli andranno conteggiati anche quelli provocati dal maltempo di questi giorni, che si è abbattuto sull’intera regione. In provincia di Foggia non si sono verificate, per fortuna grandinate o trombe d’aria com’è successo in altre province pugliesi, ma i danni sono ingenti lo stesso. Sono stati registrati numerosi allagamenti di campi che hanno provocato irrimediabili danni alle colture con fenomeni di marciume per gli ortaggi e per le coltivazioni di grano duro e altri cereali. Alcuni muretti a secco crollati e strade rurali sono state pesantemente danneggiate. Da una prima stima i danni ammonterebbero ad alcune decine di milioni di euro per la sola provincia di Foggia.
La Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) ha chiesto l’immediato monitoraggio delle zone danneggiate e la relativa delimitazione, sollecitando interventi straordinari da parte del Governo per venire incontro alle perdite subite dalle aziende agricole.
“Il Governo nazionale – afferma il presidente regionale dell’organizzazione professionale agricola Barile -nell’ultima Finanziaria ha lasciato vuoto il capitolo del Fondo di solidarietà nazionale, nonostante le calamità naturali siano aumentate negli ultimi tempi in maniera esponenziale. Contemporaneamente tantissime aziende a causa della grave crisi economica che sta attraversando il comparto agricolo non hanno potuto attivare il sistema assicurativo, subendo, ora, oltre agli ingenti danni anche la beffa. Una simile situazione – prosegue Barile –  rischia di vedere molte aziende costrette a chiudere i battenti per i costi insostenibili e per il drastico crollo dei redditi. È indispensabile, quindi, per le zone colpite, dichiarare subito lo stato di calamità naturale e sospendere tutti i pagamenti fiscali, i contributi previdenziali e le cambiali agrarie e prevedere la proroga dei mutui. A questi problemi evidenziati – conclude il Presidente della Cia Puglia – si aggiunge il crollo delle vendite e dei prezzi sui campi, che sta creando non poche preoccupazioni nelle imprese agricole”.

Pesca: col nuovo regolamento UE si teme il crollo del pescato

E adesso ci si mette anche l’Unione Europea a rendere più problematiche le prospettive per l’economia, anche in comparti, come quello  della pesca, che sembravano esserne rimasti, se non immuni, almeno non pesantemente colpiti com’è successo per il resto dell’economia.
Dal prossimo primo giugno entra infatti in vigore il cosiddetto Regolamento Mediterraneo, che introduce notevoli innovazioni tra i metodi di pesca, tra cui un cospicuo allargamento delle maglie delle reti in modo da allargarle e da rendere impossibile la pesca del novellame di altri pesci di piccola taglia. La questione riguarda in modo particolare i pescatori manfredoniani e pugliesi, che paventano una riduzione del pescato addirittura del 50 per cento. Una brutta, bruttissima tegola: il regolamento comunitario sembra, infatti, penalizzare in modo particolare pescatori del basso adriatico. L’argomento è caldo soprattutto a Manfredonia: i pescatori della marineria sipontina si sono infatti assunti un po’ il ruolo di capofila in una vertenza che si preannuncia particolarmente difficile. “La questione sollevata dai pescatori di Manfredonia, allargata probabilmente ai pescatori di tutto il basso Adriatico, – scrive in proposito il quotidiano on line Stato Quotidiano – è che le dimensioni delle maglie delle reti sarebbero “del tutto inadeguate” al tipo di pesca che si effettua “al di sotto delle Marche”, così determinando “una riduzione del 50% del pescato odierno”, mettendo a rischio la “sostenibilità” dei costi di gestione, e dunque i posti di lavoro nello stesso settore.

La crisi diventata ormai strutturale, per la provincia di Foggia, ma il brutto è che non se n’è accorto ancora nessuno. E gli enti locali hanno le mani legate

Ma il problema più grosso è che il Regolamento è stato emanato ormai da quattro anni, e la sua applicazione è stata ritardata da una serie di deroghe che scadranno appunto il 31 maggio. Difficile ipotizzare una nuova deroga. Per questo è stato proclamato a Manfredonia lo stato di agitazione della categoria: l’atmosfera è la stessa di due anni fa, quando esplose la vertenza del gasolio: gli aumenti del prezzo del combustibile avevano praticamente reso non più remunerativa l’attività di pesca.
Per il momento è stato predisposto un calendario di incontri e di iniziative di protesta e di lotta. Martedì 25 maggio i pescatori sipontini saranno ricevuti dall’assessore regionale Dario Stefano al quale sottoporranno un piano che prevede l’allungamento della cassa integrazione e la salvaguardia della risorsa, mentre qualche giorno dopo, venerdì 28 maggio, si recheranno a Roma assieme al resto delle marinerie pugliesi per protestare e sensibilizzare il Governo italiano ad intervenire nell’Unione Europea. Gli spiragli sembrano veramente ristretti: qualora i pescatori dovessero fermarsi ed incrociare le braccia ci sarebbero inevitabili ripercussioni su tutto l’indotto, ed anche sul commercio e sul turismo.

Industria: cassa integrazione ancora in crescita

Note ancora più dolenti giungono dal comparto industriale. Dai dati relativi all’andamento della cassa integrazione guadagni emerge, infatti, con cruda evidenza la particolare gravità e durezza della crisi che colpisce la Capitanata. Se, infatti, stando ai dati diffusi dalla Cgil, a livello nazionale si registra una piccola ripresa – con aumento della produzione industriale e del Pil – in Capitanata i differenziali restano ancora pesantemente negativi: le ore di cassa integrazione guadagni ordinaria sono cresciute rispetto allo stesso periodo di riferimento del 2009 del 12,82%. In particolare, 996.661 ore rispetto alle 883.417 del 2008.
Le cose non vanno meglio per quanto riguarda la cassa integrazione straordinaria e in deroga, che fotografa la situazione di crisi non congiunturale delle aziende che ne sono colpite. Secondo i dati diffusi dal Dipartimento Settori Produttivi della CGIL anche il ricorso a questo tipo di ammortizzatore sociale è in crescita: nel 2009 le ore di cassa integrazione straordinaria sono state 229.972, con un +91,80% rispetto al 2008. In aumento dell´8,77% anche le casse integrazioni in deroga, “sintomo – afferma la Cgil provinciale – di una crescente difficoltà della aziende di intravedere uno spiraglio in una fase congiunturale negativa.”
Si tratta, ad avviso dell’organizzazione sindacale, di “aziende spesso costrette ad andare oltre il tetto delle 52 settimane o a dichiarare lo stato di crisi, e che evidenziano il carattere strutturale della crisi che così rischia di minare definitivamente il tessuto produttivo provinciale.”
La Cgil fa i conti della crisi, e c’è veramente poco di che stare allegri. I dati che giungono dall’andamento della cassa integrazione straordinaria, sommati a quelli della cassa integrazione ordinaria nel 2009 – 3,5 milioni di euro e +184% rispetto al 2008 in Capitanata – “delineano il quadro di un’allarmante disagio che – afferma ancora la Cgil – incide pesantemente sull’occupazione e sui redditi delle famiglie foggiane: sviluppando le ore di CIGO, la CGIL provinciale ha stimato una ricaduta negativa di circa 14 milioni di euro sui salari dei lavoratori colpiti dall’ammortizzatore sociale.”
“La crisi – conclude la Cgil – c´è, è lontana dall’essere superata, ed è ben chiaro chi ne stia pagando più di tutti i costi.”

Il vuoto della politica e della pubblica amministrazione

Ma l’aspetto forse più preoccupante della crisi – che per le ragioni che abbiamo detto prima lambisce anche gli altri settori, come il turismo – è l’inerzia della pubblica amministrazione che, soprattutto per quanto riguarda le autonomie locali, è essa stessa alle prese con notevolissime difficoltà finanziarie e di cassa. Il caso più drammatico è quello che riguarda l’amministrazione comunale della città capoluogo, che si appresta (l’appuntamento in aula dovrebbe essere per il 28 maggio) a licenziare uno dei bilanci più difficili della sua storia. Per far quadrare i conti e per esorcizzare lo spettro del dissesto finanziario, sono state sensibilmente inasprite le tariffe dei servizi a domanda individuale. Nè sarà più possibile assolvere a quella funzione di ammortizzatore sociale che la civica amministrazione era riuscita a svolgere negli anni scorsi. Il mancato rinnovo di alcuni contratti esterni di appalto (che ha comportato il licenziamento dei lavoratori interessati) ne è l’evidente riprova.
Languono gli investimenti pubblici, oppure vengono addirittura tagliati: i lavori di adeguamento infrastrutturale dell’aeroporto Lisa – come abbiamo pubblicato negli scorsi giorni – sono fermi. Il piano irriguo nazionale che avrebbe dovuto prevedere il finanziamento della Diga di Piano dei Limiti è stato tagliato, e i tempi per la realizzazione dell’invaso che dovrebbe raccogliere le acque in esubero della diga di Occhito, sono slittati chissà fino a quando. La capacità di investimento degli enti locali – anche di quelli virtuosi, che non possono spendere per i vincoli imposti dal “patto di stabilità” è ormai prossima allo zero.
La provincia di Foggia boccheggia, alla vigilia del varo di quella manovra bis che comporterà ulteriori tagli alle spese – e di conseguenza ai servizi – ed ulteriori sacrifici per i cittadini.
Arturo Desio

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