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Comune di Foggia: inevitabile il dissesto finanziario?

4 giugno 2010

Dopo l’ufficializzazione della richiesta di dissesto del centrodestra, è l’ora della chiarezza a Palazzo di Città. La dichiarazione di bilancio-dissestato potrebbe essere ormai inevitabile, anche per effetto della manovra Tremonti. Ma tutti devono assumersi la responsabilità

L’opposizione a Palazzo di Città ha rotto gli indugi, chiedendo che il consiglio comunale dichiari il dissesto finanziario. È la prima volta che succede, che lo spettro del fallimento viene evocato così chiaramente. Non ci sono soltanto motivazioni politiche alla base dell’istanza dei gruppi di centrodestra, ma due atti, cui il Quotidiano di Foggia ha dato ampio risalto negli scorsi giorni:la nota della Corte dei Conti dello scorso 9 aprile, in cui i magistrati contabili chiedono espressamente all’amministrazione del capoluogo dauno se ritenga di avere ancora la possibilità far fronte alle funzioni ed ai servizi essenziali, e la successiva relazione del responsabile del servizio finanziario, Carlo Dicesare, che al quesito posto dalla sezione regionale pugliese della Corte dei Conti risponde “ni”, per la prima volta tirando le somme di una voragine finanziaria che s’ingrossa di giorno in giorno, per la massa di interessi che si accumula sul debito complessivo, e per il sempre più frequente ricorso, da parte dei creditori, ai decreti ingiuntivi.
Per il prossimo 10 giugno è stato convocato il consiglio comunale monotematico chiesto dall’opposizione, una ventina di giorni prima della scadenza ultima imposta dalla legge per l’approvazione del bilancio di previsione. Vale la pena ricordare che, dal punto di vista politico, la dichiarazione di dissesto finanziario non implica il commissariamento dell’amministrazione. La sola cosa che verrebbe di fatto commissariata è la gestione dei bilanci precedenti, mentre il consiglio comunale in carica dovrebbe occuparsi dell’approvazione di un bilancio risanato (vale a dire, senza i gravami del deficit).
La prospettiva di un commissariamento si aprirebbe invece qualora, entro la fine di giugno, il consiglio comunale non fosse nelle condizioni né di approvare lo strumento finanziario previsionale, né di dichiarare il dissesto. Nella ipotesi del dissesto, i termini per l’approvazione del bilancio slitterebbero, per dare modo al consiglio di occuparsi del bilancio risanato.
Da qualunque parte la si guardi è un’operazione critica, criticissima. Che il consiglio comunale deve cercare di affrontare con il massimo della chiarezza, della trasparenza, della serenità e delle responsabilità. Senza furbate, insomma. Il no pronunciato chiaramente dal centrodestra alla richiesta di collaborazione da parte del sindaco Mongelli è assolutamente legittimo, e tende a prendere la distanze dalle responsabilità del centrosinistra. È invece contraddittorio chiedere che il consiglio comunale dichiari il dissesto anche in nome della crescente tensione sociale che incombe sulla città.
Se veramente il consiglio comunale dovesse pronunciarsi per il dissesto, la tensione sociale è destinata a crescere ulteriormente, forse esponenzialmente. A pagare il costo del dissesto saranno comunque i cittadini, in quanto le imposte ed i corrispettivi per i servizi saranno portati al massimo possibile, senza dire sui contraccolpi che il dissesto provocherebbe per l’indotto comunale, ovvero la massa di precari o dipendenti da cooperative collegate al Comune.
Forse il dissesto finanziario è una scelta inevitabile, non più procrastinabile dunque non più discrezionale. Ma proprio data la gravità del momento e date le dimensioni del sacrificio, è necessario che la classe politica in tutta la sua interezza ed al di là della sua posizione di maggioranza e di minoranza, si assuma la responsabilità della grave decisione che il consiglio comunale potrebbe compiere.
C’è un altro aspetto su cui nella loro conferenza stampa i consiglieri comunali di centrodestra hanno, forse volutamente, glissato. La prospettiva del dissesto finanziario potrebbe diventare inevitabile anche alla luce della nuova manovra finanziaria varata dal Governo Berlusconi, che impone nuovi tagli e nuove riduzioni di spesa corrente ai bilanci degli enti locali. Non si tratta di una novità, perché è questo il trend che da alcuni anni caratterizza i rapporti tra l’esecutivo e gli enti locali, in una sorta di federalismo rovesciato, tanto è vero che a protestare sono sia i sindaci di centrosinistra, che quelli di centrodestra.
L’incidenza della manovra Tremonti sulla finanza locale è tale da mettere in difficoltà gli enti con un bilancio sano, figuriamoci quelli alle prese con quotidiane criticità finanziarie, come il Comune di Foggia. A confermare questa sensazione è un recente studio pubblicato proprio dal Ministero dell’Interno. “La recente crisi globale che ha colpito anche il nostro Paese – scrivono le curatrici Elda Karim Danielli e Maria Giovanna Pittalis – ha avuto inevitabili ripercussioni anche sugli enti locali che non sempre si sono dimostrati pronti a compensare la diminuzione dei trasferimenti statali con un’azione amministrativa e finanziaria adeguata, spesso, non supportata da strumenti funzionali al nuovo assetto normativo.
Infatti, le Amministrazioni locali hanno ricominciato a deliberare il dissesto finanziario pur di poter rispettare il mandato elettorale a fronte di situazioni finanziarie disastrate.”
“Sempre di più si ricorre al dissesto – si legge ancora nel documento – quando la gestione dell’Ente è minata dalle azioni esecutive dei creditori e quando, soprattutto dopo ispezioni e controlli, vi è la necessità di riportare i bilanci comunali nei limiti della legittimità contabile e finanziaria. Decine di Comuni e anche qualche Provincia nell’ultimo semestre hanno valutato la necessità di dissestarsi soprattutto in sede di approvazione di bilancio e dei relativi equilibri che, oggi più che mai, sono difficili da raggiungere e mantenere; purtroppo però non sempre la rinuncia al dissesto è indice di una soluzione alternativa efficace.”
In un modo o nell’altro, a Palazzo di Città è giunto il momento di fare chiarezza.

Arturo Desio

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