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Cosa succederebbe se il Comune di Foggia dichiarasse il dissesto

4 giugno 2010

“Il dissesto finanziario degli enti locali alla luce del nuovo assetto normativo”. È questo il titolo dello studio del Ministero degli Interni di recentissima pubblicazione, curato da Elda Karim  Danielli e Maria Giovanna Pittalis. Un documento importante, che speriamo tutti i consiglieri comunali si diano la pena di leggere, alla vigilia di una decisione difficile, per certi versi anche drammatica, e forse inevitabile. È particolarmente illuminante, circa le conseguenze ma anche le prospettive della dichiarazione del dissesto, quanto le curatrici scrivono al termine del loro studio, illustrando quanto è successo nei comuni interessati, dopo la dichiarazione di dissesto.
“L’Ente locale risanato – vi si legge – si trova a gestire un bilancio più sano. Esso presenta in genere avanzi di amministrazione, il contenimento delle spese diviene un abitudine di sana gestione della “cosa pubblica”, l’elevazione al massimo delle tariffe e la lotta all’elusione ed all’evasione non sono più un provvedimento straordinario ma diventano gestione ordinaria.”
“I cittadini, che spesso non pagavano o erano abituati a pagare al comune imposte irrisorie vedendo l’Amministrazione comunale come un’entità lontana e estranea, – aggiungono le curatrici – con il risanamento non si sentono più oppressi dal fantasma dei debiti e della cattiva amministrazione e, dopo un primo momento di allontanamento, iniziano a comportarsi da utenti con diritti e doveri apprezzando il nuovo modo di gestire e amministrare.”
“Questa è la situazione indotta dall’avvenuto risanamento – si legge ancora nello studio -. Il dissesto ha una duplice funzione e rilevanza, anche nel nuovo assetto normativo, in quanto solamente rimuovendo le zavorre che appesantiscono il bilancio comunale l’Ente può essere in grado di affrontare le fatiche del decentramento fiscale e vincere la sfida con gli altri enti territorialmente e socialmente più avvantaggiati.”
“Il dissesto – concludono le due autrici – ha portato allo scoperto la vera realtà locale sulla quale si deve lavorare per arrivare ad un giusto decentramento e per garantire a tutti i cittadini l’effettivo esercizio dei diritti della persona, perché ognuno deve poter godere dei livelli ottimali dei servizi pubblici. La diversità quantitativa e soprattutto qualitativa della fruizione dei servizi, non esiste solo tra cittadini del sud e del nord ma anche tra cittadini di comuni appartenenti ad una stessa regione e addirittura ad una stessa provincia. Solo la consapevolezza del cittadino di essere un utente, di essere titolare di precisi diritti e di poter avere la possibilità di usufruire di un’amministrazione corretta, trasparente e moderna può essere determinante nella nascita di amministrazioni locali pronte ad affrontare la nuova sfida del federalismo.”

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