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Pepe sui carboni ardenti / Il Pd: si dimetta

4 giugno 2010

Il complicato balletto di Palazzo Dogana

Il consiglio provinciale va deserto, al cospetto di un ordine del giorno, per la verità, privo di grandi temi in discussione (all’ordine del giorno non figurava l’esame del bilancio di previsione, il consiglio era stato convocato per la risposta ad alcune interrogazioni presentate dai consiglieri). Dove essere una seduta di routine, ma sta di fatto che proprio il clima di routine ha offerto il destro a quanti, in seno alla maggioranza, soffrono ormai di cronico mal di pancia,  per mandare segnali al presidente.
I termini della questione sono noti; il malessere interno alla maggioranza coinvolge praticamente tutti i gruppi che la sostengono: dal Pdl, assente in massa all’appello della seduta di ieri, alle liste civiche di centrodestra, dall’Udeur, alla Destra, rispettivamente rappresentati dal Nicandro Marinacci e da Paolo Agostinacchio.
Il passaggio di quest’ultimo all’opposizione viene dato ormai sempre più probabile nei corridoi di Palazzo Dogana. Nelle sedute che la commissione bilancio ha dedicato all’esame del documento programmatico che dovrebbe approdare in aula nelle prossime settimane, l’ex sindaco di Foggia ha mantenuto un atteggiamento molto  critico, che lascia presagire che al momento del voto sul bilancio il rappresentante del partito di Storace potrebbe anche votare contro.
I numeri si stanno insomma pericolosamente assottigliando per la maggioranza che sostiene Antonio Pepe, che da parte sua vorrebbe correre ai ripari richiamando in giunta ed in maggioranza i centristi dell’Udc, espulsi dopo il mancato sostegno alla candidatura di Rocco Palese, durante la recente campagna elettorale per le regionali. Non ci sono trattative ufficiali, almeno per il momento: ma qualche contatto ufficioso tra i vertici dei due partiti pare ci sia stato. Le posizioni sarebbero però distanti: l’Udc non vuole fare da ciambella di salvataggio.
Come si sa, gli assessorati oggetto di trattativa sono almeno tre: i due lasciati vacanti dagli ex assessori dell’Udc, e quello che si è reso libero a seguito delle dimissioni di Leonardo Di Gioia, eletto in consiglio regionale. Pepe spera che sia sufficiente gettare nel piatto della trattativa i tre assessorati vacanti per sbrogliare la matassa, ma non è detto che basti. Buona parte dei gruppi consiliari della maggioranza premono per un rimpasto vero e proprio dell’esecutivo, e per la nomina di una giunta degli eletti. Nel mirino dei dissidenti ci sono gli assessori tecnici voluti in prima persona dal presidente Pepe, che perciò non è disposto a fare concessioni, in questa direzione. Al massimo, potrebbe concedere nella trattativa l’assessorato lasciato libero dal suo “delfino” Di Gioia, nel senso che il presidente potrebbe rinunciare a nominare un altro assessore di fiducia.
E tanto per mandare un messaggio preciso, ha provveduto a ridistribuire le deleghe rimaste senza titolare, rinnovando la propria fiducia nei “suoi” assessori (i “promossi” sono stati Pasquale Pazienza e Leonardo Lallo), e lasciando intendere che può andare avanti con questa squadra anche senza assegnare le poltrone vuote.
Par di capire che il braccio di ferro ingaggiato dal presidente con la sua maggioranza abbia come terreno di scontro l’approvazione del bilancio: Pepe vuole che lo si approvi a bocce ferme, rinviando ad un successivo momento la soluzione della crisi strisciante.
La seduta deserta di ieri ha comunque provocato una durissima presa di posizione da parte del Pd,  il cui capogruppo Antonio Prencipe ha reiterato la richiesta di dimissioni del presidente: “Giunta e maggioranza offendono la Capitanata con il loro atteggiamento politico arrogante e la loro inerzia amministrativa: le loro dimissioni sono un atto dovuto”. Prencipe critica anche il ricorso all’interim che Pepe ha utilizzato per riassegnare le deleghe: “Pur di non assumere una decisione che sia una – si legge ancora nella dichiarazione -, il presidente Pepe inventa la delega dell’interim attribuendo a due assessori della sua decimata Giunta temporanee competenze in settori decisivi dell’Amministrazione provinciale che continueranno ad essere bloccati”.
“E’ sinceramente difficile comprendere la ragione di questa iniziativa, peraltro non comunicata ufficialmente quasi che si trattasse di affari privati di Pepe – aggiunge il capogruppo del Pd-, a meno di non voler ammettere, e sarebbe ora, che non si possono svolgere contemporaneamente le funzioni di parlamentare, presidente e assessore senza generare il blocco totale della macchina amministrativa e la mortificazione delle istanze del territorio. Ciò che si comprende fin troppo bene, invece, è la debolezza politica dell’Amministrazione in carica stretta nella morsa delle rivendicazioni campanilistiche e correntizie, annebbiata dalla confusione sulle alleanze passate, presenti e future.”
Walter De Simone

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