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I revisori dei conti bocciano il bilancio del Comune di Foggia / Sempre più concreta l’ipotesi del dissesto

5 giugno 2010

Il collegio dei revisori dei conti ha bocciato l’ipotesi di bilancio messa a punto dalla giunta. È un ulteriore passo verso la prospettiva  del dissesto finanziario, che sta prendendo corpo sempre più vistosamente.
Il parere del collegio non è vincolante per il consiglio comunale ma vista l’atmosfera sempre più surriscaldata che si respira attorno alla crisi finanziaria comunale, questa volta il “no” dei revisori potrebbe rappresentare la classica goccia che fa traboccare il vaso.

Va detto che la decisione dei revisori dei conti era nell’aria, anzi era praticamente scontata dopo la lettera della sezione regionale della Corte dei Conti (che era del resto fondata proprio sulle osservazioni formulate dal collegio) e soprattutto dopo la pesantissima relazione del direttore di ragioneria, Carlo Dicesare, che non avendo escluso la possibilità dell’approvazione di un bilancio purchessia, lo ha comunque vincolato alla rinuncia, da parte della giunta, di qualsiasi spesa non obbligatoria.
Dicesare aveva citato nella sua relazione un dato di ineludibile gravità, che i revisori dei conti non potevano non prendere in esame in tutta la sua drammatica evidenza. L’indebitamento raggiunto dall’amministrazione comunale è ormai pari all’86% delle entrate correnti.
“Il Comune di Foggia – ha detto il direttore di ragioneria – potrebbe non avere la possibilità di erogare i servizi indispensabili, né in particolare di assolvere i suoi impegni, come il pagamento delle quote di capitale e interessi per i mutui contratti.”
La mancata erogazione dei servizi indispensabili e il mancato pagamento dei debiti, a cominciare da quelli contratti per le spese per investimento ovvero i mutui, rappresentano i due parametri sostanziali del dissesto finanziario.
Dicesare concludeva però la relazione passando al sindaco e al consiglio comunale il cerino acceso. Il responsabile di ragioneria invitava infatti il primo cittadino ed il consiglio comunale ad “esplicitare tutte le attività idonee a rimuovere nell’immediato i presupposti dell’art.244 del Tuel” ovvero del dissesto finanziario, dando dunque atto, neanche tanto implicitamente, della sussitenza delle cause di dissesto finanziario.
La ricetta prescritta dal ragioniere capo è durissima: limitare “la gestione finanziaria all’assolvimento delle obbligazioni già assunte, delle obbligazioni derivanti da provvedimenti esecutivi e di obblighi speciali tassativamente regolati dalla legge, al pagamento delle spese di personale, di residui passivi, di rate di mutuo di canoni, imposte e tasse e, in generale limitata alle sole operazioni necessarie ad evitare che siano arrecati danni patrimoniali certi e gravi all’ente” e quindi “esplicitare precisi indirizzi affinché la dirigenza dell’ente possa convenire con i creditori un piano di realizzazione del pagamento del debito di durata non superiore ai tre anni”. Una ricetta durissima, ma forse non coerente con il bilancio di previsione licenziato in bozza dalla giunta: e sta forse in questo la causa del parere negativo formulato dal collegio dei revisori, che va a sommarsi con la richiesta esplicita della dichiarazione di dissesto avanzata dai gruppi di opposizione del centrodestra. A Palazzo di Città piove sul bagnato.
Arturo Desio

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