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Esclusivo / Ecco perché i revisori dei conti hanno detto no al bilancio del comune di Foggia

8 giugno 2010

Il collegio dei revisori dei conti  spara sulla croce rossa. Sempre più difficile per il consiglio comunale trovare una soluzione. L’amministrazione è assediata. Inevitabile il dissesto?

La prima impressione che si ricava dalla lettura del parere “non favorevole” reso dal collegio dei revisori dei conti al bilancio di previsione 2010 che il consiglio comunale si accinge a discutere è che Maiorano, Chinno e D’Alessandro abbiano sparato sulla croce rossa. Le 43 pagine in cui si articola il loro parere non dicono molto di nuovo rispetto a quanto non si sapesse già: ma l’elenco delle criticità che punteggiano lesinante comunali è così scrupoloso ed impietoso da dare l’esatta misura di una situazione che ha ormai oltrepassato il livello di guardia.
L’ipotesi della dichiarazione del dissesto finanziario non è mai espressamente adombrata ma sta nell’aria, soprattutto nella conclusione del documento, quando dopo avere illustrato le ragioni del “no” alla proposta di bilancio su cui erano chiamati a pronunciarsi, i tre revisori elencano “i presupposti di cui all’art.244 Tuel” (che è appunto quello che disciplina il ricorso al dissesto finanziario): otto in tutto, chiosati dall’invito al Consiglio Comunale “ad adottare i richiesti provvedimenti di legge che tale concorso di situazioni richiedono”.
Impossibile, per il consiglio comunale, fare orecchio da mercante. A questo punto, o viene completamente rifatto l’impianto del bilancio di previsione, correggendolo secondo le indicazioni formulate dal collegio.
Va detto che il parere dei revisori è unanime per quanto riguarda il parere non favorevole. Ma che le posizioni sono articolate sia rispetto alle ragioni del parere sfavorevole, sia sull’ultima parte della relazione (quella che rileva i presupposti del dissesto finanziario, sottoscritta soltanto da Chinno e DAlessandro che sottoscrivono anche i rilievi più stringenti sul bilancio. Più sfumata la posizione di Maiorano ma alla fine il “no” alla bozza di bilancio è unanime.
Il Quotidiano di Foggia è in grado di offrire ai suoi lettori un’ampia sintesi del parere dell’organo di revisioni. Come sempre pubblichiamo il documento in omaggio alla trasparenza ed alla necessità che i lettori ed i cittadini si facciano una loro, autonoma opinione sullo stato di salute del municipio foggiano, in materia di finanze.

COLLEGIO DIVISO, MA IL NO È UNANIME
Cominciamo dalle “considerazioni e suggerimenti” esposti dalla parte del collegio più dura, il dott. Antonio Chinno e il rag. Raffaele D’Alessandro. Per quanto riguarda le previsioni di parte corrente al bilancio 2010 , i due revisori “rilevano e segnalano una previsione di parte corrente per l’anno 2010 in totale disequilibrio.”
Il mancato equilibrio riguarda sia il bilancio, in generale, sia la parte corrente. Secondo i due revisori, alcune poste in entrata non risulterebbero accertate secondo i modi previsti dalla legge, mentre alcune uscite non sarebbero rispettose dell’Importante principio della congruità e della  compatibilità.
Chinno e D’Alessandro ritengono, sotto questo aspetto “ingiustificate le variazioni diminutive di spesa che hanno Interessato una serie di impegni per servizi, ridotti rispetto all’esercizio precedente in forma unilaterale, ovvero senza le previste riformulazioni di convenzioni e/o altri atti,che in forma bilaterale potessero giustificare tali Importanti riduzioni di spesa.”
“In particolare – si legge ancora nel documento – ci si riferisce alla riduzione dell’onere di cui al contratto di servizio con la società AMICA S.p.A, in quanto alla data del 19 aprile 2010, che segna l’approvazione della bozza del bilancio di previsione da parte dell’organo giuntale, la riduzione risulta applicata, mentre In data del 07/05/2010, data della relazione al bilancio del Dirigente responsabile del servizio finanziario, lo stesso riferisce “che il contratto di servizio tra iI Comune ed AMICA S.p.A andrebbe, con immediatezza, rivisto e riconsiderato puntualmente, anche alla luce del nuovo corrispettivo inserito nel bilancio di previsione 2010 che sarà oggetto di approvazione da parte del Consiglio Comunale”.
Lo stesso ragionamento vale per  altre riduzioni di spesa che hanno diversamente interessato gli altri servizi dell’Ente: l’amministrazione non le ha preventivamente negoziate, ma le ha decise in modo unilaterale.
Riguardo alle previsioni per investimenti, i due revisori invitano l’Ente “ad una ben oculata realizzazione della programmazione degli investimenti mediante Il ricorso all’Indebitamento.” Le perplessità del collegio non riguardano la capacità di indebitamento, “che pure si riscontra, ma la difficoltà di rimborso delle rate che nuovi prestiti potrebbero causare anche nella conclamata difficoltà dell’Ente a non mantenere gli equilibri di parte corrente.”
La parte che accomuna tutti i tre componenti il collegio è quella che riguarda il plano delle alienazioni del patrimonio immobiliare.

SOTTO ACCUSA IL PIANO DELLE ALIENAZIONI IMMOBILIARI
Secondo Chinno e D’Alessandro, “il Plano delle Alienazioni, deficitario nella indicazione puntuale sia degli Immobili da allenare che degli Importi da realizzare, corrisponde a tutti gli effetti ad una ulteriore manovra di risanamento.”
“La predisposizione del plano – aggiungono –  avvenuta In forma incompleta, non  permetterà l’impiego delle somme per investimenti bensì, ove le entrate andassero a realizzarsi, dovrebbero esclusivamente essere utilizzate per il pagamento di debiti fuori bilancio. Il Collegio del revisori sottolinea la presenza, da un lato, di spese certe da assicurare a copertura finanziaria, con accertamento di entrate non rispettanti i dettami di legge.”
Ma non sono gli unici rilievi mossi dai due revisori. Concludendo i risultati della verifica condotta sul bilancio di previsione, Chinno e D’Alessandro sintetizzano il loro “no” ni sei punti che seguono.
1) Assenza degli equilibri generali di bilancio e quindi mancato rispetto dell’art 162 del TUELi;
2) Assenza dell’equilibrio di parte corrente (Art. 162 comma 6);
3) Mancato rispetto del Patto di stabilità;
4) Previsioni di una serie di entrate, prive del requisiti dettati dall’art. 179 comma 1 (requisiti che prevedono che un’entrata venga prevista in bilancio una volta verificata la ragione del credito, la sussistenza di un idoneo titolo giuridico, individuato il debitore, quantificata la somma da incassare, nonché fissata la relativa scadenza, n.d.r.);
5) Previsioni di alcune voci di spesa prive del requisiti della congruità e compatibilità;
6) Mancato rispetto della coerenza del documento contabile con i fondamentali allegati di bilancio”.
Più sintetico il “no” espresso dal dott. Idro Carmine Maiorano, presidente del collegio dei revisori dei conti. I rilievi di quest’ultimo riguardano la mancata predisposizione del “piano delle alienazioni patrimoniali nelle modalità richieste ovvero completo di elenco di cespiti da alienare e relativi importi di realizzo; inoltre, per non avere l’Ente, fornito atti giuridici a fondamento delle riduzioni di spesa effettuate su una serie di servizi.”

IL CONSIGLIO VERIFICHI I PRESUPPOSTI DEL DISSESTO FINANZIARIO
Ma non è ancora tutto. Chinno e D’Alessandro elencano una ulteriore serie di irregolarità, in massima parte, a tutt’oggi non ancora sanate. Si tratta di quelle che furono a suo tempo segnalate dagli ispettori che svolsero la verifica amministrativo-contabile eseguita dal Ministero dell’Economia e delle Finanze – Ispettorato Generale di Finanza. Anche in questo caso, l’elenco è piuttosto nutrito ed è particolarmente allarmante, in quanto chiama in causa anche le aziende partecipate del comune.
1) Risultato di amministrazione (anni 2002/2007) in progressivo peggioramento dell’equilibrio, con particolare riguardo alla gestione di parte corrente del bilancio con un disavanzo cumulato della gestione di cassa, al netto delle anticipazioni di tesoreria;
2) necessità di procedere al riaccertamento dei residui attivi al fine di verificare la sussistenza totale o parziale degli stessi;
3) disavanzo di cassa determinato dal ripetuto utilizzo dell’anticipazione di tesoreria e di somme aventi specifica destinazione, nonché da debiti verso fornitori e società partecipate e dalla mancata riscossione di cospicui crediti
4) Inadempienze ed irregolarità nella gestione del debito;
5) mancata realizzazione di alienazioni Immobiliari, con iscrizione in bilancio dei relativi proventi, risalenti agli esercizi 2005 e 2006;
6) per la gestione della società ATAF – presenza di ripetute perdite d’esercizio e presenza di crediti, iscritti nell’attivo circolante dello stato patrimoniale dell’azienda vantati nei confronti del Comune ma non presenti  come debiti iscritti nel bilanci comunali;
7) per la gestione dell’Amgas S.p.A – presenza nel bilanci dell’azienda di crediti che non trovano corrispondenza tra i debiti iscritti nei bilanci comunali;
8) per la gestione dell’AMICA S.p.A – mancata previsione nei bilanci comunali dl stanziamenti a copertura delle perdite d’esercizio;
9) Ricorso all’indebitamento in mancanza di esplicazione specifica sull’investimento da finanziare e dell’indicazione che il bilancio non presentI perdite d’esercizio in violazione della normativa vigente.”

BILANCI DISALLINEATI ANCHE CON LE EX  MUNICIPALIZZATE
La “chiusa” del parere è tutt’altro che rassicurante. Chinno e D’Alessandro “confermano tutto quanto quanto in precedenza comunicato sia all’Ente, sia agli organi di controllo esterno preposti, in tema di verifica del presupposti di cui all’art. 244 del TUEL (è l’articolo – giova ribadirlo – che stabilisce i casi in cui si debba ricorrere alla dichiarazione del dissesto finanziario, n.d.r.)” ed elencano le ragioni per cui, pur senza dirlo espressamente, il consiglio comunale dovrebbe dichiarare lo stato di dissesto:  a) l’esistenza di crediti liquidi, certi ed esigibili vantati da terzi cui l’Ente non è in grado di farvi fronte;  b) la presenza di debiti fuori bilanci ed assenza, ad oggi di idonee risorse finanziarie cui farvi fronte;  c) la presenza di debiti fuori bilancio già riconosciuti e non ancora liquidati;  d) la presenza di un’anticipazione di cassa quasi sempre al massimo della utilizzazione;  e)  l’assenza totale di liquidità che non  permette di soddisfare i pagamenti in forma regolare;  f) la presenza di conti vincolati le cui risorse sono state destinate nel corso degli anni quale copertura di spesa corrente e non ancora ripristinati;  g) l’assenza di allineamento delle partite contabili tra l’Ente e le sue società partecipate; h) per la presenza di crediti (residui attivi) insussistenti.
Sembra una pietra tombale, o quasi, sulle speranze di quanti ritenevano che il consiglio comunale potesse trovare una via d’uscita. Difficile prevedere come andrà a finire, ma il barometro della situazione finanziario cittadina segna sempre più tempesta.
Arturo Desio

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