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Il Comune di Foggia alla prova dei conti / Bilancio, ecco i nodi da sciogliere

10 giugno 2010

La corte dei conti prima. Quindi, il responsabile del servizio finanziario comunale. Dulcis in fundo, i tre revisori dei conti unanimi nella loro bocciatura, seppure da angolazioni diverse, del bilancio di previsione che il consiglio comunale si appresta ad esaminare. C’è di tempo fino alla fine di giugno, per evitare la designazione di un commissario che, così come prevede la legge, sarebbe l’anticamera dello scioglimento anticipato del consiglio comunale.
Il conto alla rovescia è già cominciato, ma l’impressione è che si navighi a vista. Questa volta non si tratta soltanto di volontà politica, anzi la volontà politica serve a ben poco. Non avrebbe alcun senso, infatti, portare all’esame del consiglio comunale un bilancio che, dopo i rilievi della sezione regionale della corte dei conti, il parere negativo dei revisori e le osservazioni molto critiche del responsabile dei servizi finanziari, avrebbe scarsissime possibilità di poter essere attuato.
E allora? Delle due l’una. Il bilancio va rifatto, tenendo presenti il più possibile i rilievi formulati dai diversi soggetti che si sono pronunciati in queste settimane. Tre, in particolare, ci sembrano i punti su cui occorrerebbe intervenire, correggere, emendare, laddove possibile.
Il primo aspetto del problema è rappresentato dagli effetti nefasti della massa debitoria non riconosciuta, in quanto frutto dei classici debiti fuori bilancio, che si trasformano sempre più spesso in decreti ingiuntivi, che hanno provocato una impressionante crisi di liquidità. Occorre che questa massa grigia venga identificata e circoscritta, una volta per tutte, che si conoscano nel dettaglio le dimensioni dell’iceberg sommerso.
Naturalmente, non basta identificare i debiti fuori bilancio (e riconoscerli) ma anche pagarli o almeno dire come e quando si intende pagarli, cercando, se possibile delle intese con i creditori. Va detto che è questa la strada che sta cercando di percorrere il sindaco Mongelli, che qualche significativo risultato è pure riuscito ad ottenerlo. Ma è ancora troppo poco.
Il secondo aspetto è dato dal (mancato) accertamento dei residui attivi. È ormai noto anche alle pietre che è stato questo il “pertugio” attraverso il quale si è infilato il progressivo disallineamento del bilancio di previsione, fino ad assumere l’aspetto e le dimensioni di una vera e propria voragine. Tre anni sono state iscritte nel bilancio previsioni di entrata più o meno fasulle, che non si sono concretizzate in entrate vere e proprie, né mai si concretizzeranno. Purtroppo, dato che ad una certa previsione di entrata faceva riscontro una corrispondente previsione di uscita, è andata a finire che le spese sono state effettivamente sostenute, mentre le entrate previste non si sono tradotte in incassi, dilatando il disavanzo.
Pare di capire che, pur essendo stata ravvisata questa necessità fin dalla manovra correttiva licenziata dalla giunta Mongelli nello scorso autunno, il bilancio di previsione presentato ai revisori non contenga ancora l’accertamento auspicato circa la sussistenza dei residui attivi. In altri termini, anche in questo bilancio di previsione potrebbero essere presenti queste entrate di dubbia esigibilità.
La terza ed ultima questione riguarda il caso sempre aperto delle aziende partecipate, che presentano bilanci in sofferenza quanto quello della loro “casa madre”. Ma non è ammissibile che il bilancio di un’azienda preveda di incassare un tot dal Comune, e che questa previsione non trovi poi riscontro in un corrispondente capitolo di spesa nel bilancio comunale. Bisogna fermare questo circolo vizioso che ha portato durante gli anni le aziende ex municipalizzate ad un crescente indebitamento.
Il problema adesso è: c’è tempo per effettuare queste dovute correzioni, prima della scadenza di bilancio? E, una volta effettuate le correzioni, è possibile chiudere il bilancio, nel senso di far pareggiare le entrate con le uscite, il che significa prevedere e pianificare le strategie necessarie per il risanamento? Diversamente, non resterebbe che imboccare la prospettiva della dichiarazione del dissesto finanziario.
Arturo Desio

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