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L’Authority e il rischio dell’autoreferenzialità

13 giugno 2010

La mobilitazione romana ha avuto scarsa eco sugli organi di informazione nazionali e regionali. A che serve parlarsi addosso?

Diciamo subito che la sfida era improba. Ci voleva un bel poco di ottimismo per immaginare che la manifestazione autoconvocata dagli enti locali della Capitanata a Roma introducesse qualche positiva novità in quella che è ormai diventata una vera e propria vertenza con il Governo, dopo lo scippo dell’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare. Lo spiraglio aperto dal sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta, va perciò accolto come oro colato anche se, dati i precedenti, è troppo presto per cantare vittoria.
Le nuove speranze sono appese al filo dell’annuncio dato qualche giorno fa dal presidente della provincia, Antonio Pepe: l’inserimento nella manovra finanziaria di una norma che non farebbe scattare la legge taglia enti per le istituzioni che, come l’agenzia foggiana, ancora non sono entrate in funzione. Il sottosegretario ha confermato che quella norma sarebbe applicabile alla fattispecie dell’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare, accendendo dunque una nuova speranza. Ma è un dato di fatto inoppugnabile la cancellazione dello stanziamento previsto dalla legge finanziaria 2007, che devolveva 6 milioni e mezzo di euro al primo triennio di funzionamento dell’Authority che avrebbe dovuto sorgere a Foggia.
Il bilancio della spedizione romana è comunque positivo. La speranza, adesso, è che il nuovo metodo sperimentato, la mobilitazione interistituzionale e bipartizan, non restino isolati all’8 giugno 2010, ma che trovino altre occasioni per esprimersi, e in tempo utile. Come abbiamo già scritto, per troppo tempo, l’Authority è stata utilizzata come strumento di polemica politica, e non concepita come un percorso che avrebbe dovuto essere il più condiviso possibile. Speriamo almeno che questa amara vicenda ammonisca la classe politica e dirigente sulla necessità di una maggiore e più costante coesione.
Bisognerà, in ogni caso, attendere del tempo per capire se l’8 giugno 2010 passerà alla storia come il giorno che ha effettivamente riaperto uno spiraglio sulla questione o se verrà archiviato come quello di una ritrovata e speriamo non passeggera unità d’intenti. A voler essere realisti, si può esprimere un prudente ottimismo, e soprattutto si possono trarre dalla vicenda alcuni utilissimi insegnamenti. Non c’è dubbio che in questa circostanza la politica ha svolto un ruolo importante, riuscendo ad aprire un filo diretto con Palazzo Chigi. Ma le vertenze si vincono se si è forti: se si è capaci di far sentire la propria voce – alta e forte – alla controparte.
L’impressione è che al governo siano giunte più le voci della politica (ed è comunque un fatto positivo), ma che sia rimasta piuttosto bassa  la capacità del territorio di farsi sentire, di produrre clamore mediatico, di porsi all’attenzione della pubblica opinione nazionale.
In questo senso, il bilancio della missione nella Capitale non è tra i più esaltanti. Abbiamo provato a “misurare”, utilizzando i motori di ricerca in rete, se e quanto clamore mediatico è stato prodotto dall’evento promosso dalla Provincia e dal Comune di Foggia: il risultato è piuttosto deludente. Tanto da far intravedere il rischio che, su questa come su altre questioni nevralgiche per il futuro della Capitanata, ci si avviti sull’autoreferenzalità. Per dirla in soldoni, il pericolo è che “noi ce la cantiamo e noi ce la suoniamo”.
Interrogato con la chiave di ricerca “agenzia nazionale sicurezza alimentare foggia”, il motore di ricerca Google restituisce 40 risultati aggregati e 130 notizie in tutto. Le notizie non riguardano ovviamente soltanto la manifestazione romana, ma gli sviluppi più recenti della vicenda dell’Authority, dall’annuncio della sua soppressione, fino alla giornata di mobilitazione dell’8 giugno. Quest’ultima raggruppava 26 notizie ieri mattina e 39 notizie ieri pomeriggio. Per misurare, tuttavia, la capacità del territorio di imporre alla ribalta dell’opinione pubblica nazionale i problemi che lo angustiano – è il caso di distinguere tra le diverse fonti. Pochissime quelle di livello nazionale: soltanto l’Agi (che dà notizie delle prese di posizione pro-Agenzia di organizzazioni nazionali quali la Federconsumatori e la Cia), l’Asca, che riferisce della dichiarazione del presidente del consiglio regionale.
Scarsa la risonanza della manifestazione romana anche negli organi di informazione regionali: la dichiarazione di D’Alema era relegata in basso nella home page del sito del quotidiano regionale, ieri mattina, ed era assente nel primo pomeriggio. Sintomatica anche l’assoluta assenza di qualsiasi riferimento alla manifestazione romana sulla prima pagina della edizione nazionale della Gazzetta del Mezzogiorno, che però “apre” il dorso foggiano dedicando alla vicenda il titolo più importante.
Tra i siti nazionali che hanno seguito la vicenda con una certa attenzione da segnalare AgricolturaOnWeb, che è poi il netmagazine quotidiano della Fiera dell’Agricoltura di Verona. Insomma, una volta tanto ha funzionato la politica, mentre è rimasta tutto sommato bassa la tensione mediatica, al di fuori dei confini provinciali. Ma questo è un altro discorso, che prima o poi la classe politica e dirigente dovrà affrontare con la necessaria energia: parlarsi addosso serve a ben poco.
Arturo Desio

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