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Vendita Amgas Blu, cattivo affare per la città

13 giugno 2010

Ci scrive Ippolito, ex cda Amgas. Proposta shock: perché non alienare la sede di via Manfredi?

Francesco Ippolito, che in passato è stato per diverse volte componente del consiglio di amministrazione dell’Amgas, ci scrive per esporci alcune “considerazioni sulla delibera di vendita dell’80% delle azioni di Amgas-blu”, che volentieri pubblichiamo, con alcune nostre considerazioni.
Il nostro amico lettore esordisce ricordando di essere stato “nel passato per più di una volta componente del CdA dell’AMGAS (in particolare nel periodo nel quale avvenne la metanizzazione della città con la costruzione delle rete di distribuzione) e che quindi ha particolarmente a cuore le sorti di quell’Azienda che oggi vede irrimediabilmente sulla via del tracollo”.
Le considerazioni di Ippolito si riferiscono alle comunicazioni diramate dall’Ufficio stampa “Città di Foggia staff del Sindaco” relative alla recente delibera del Consiglio comunale con cui è stata autorizzata la vendita dell’80% delle azioni della spa Amgas Blu. ”
Nel comunicato della civica amministrazione si legge  che “la scissione dell’azienda garantirebbe agli utenti anche una riduzione della bolletta”, il che, secondo Ippolito, “non è in alcun modo ipotizzabile vista la situazione debitoria nella quale si trova l’azienda e la esigua forbice lamentata tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita del gas che mai in ogni caso potrebbe consentire una riduzione del prezzo di vendita.”
Secondo la delibera comunale, inoltre, “il 20% di possesso delle azioni residuate dopo la vendita potrà garantire la “partecipazione attiva alla governance della società”.”
Ma anche su questo aspetto Ippolito esprime il suo dissenso: “ritengo invece – scrive nella lettera – che tale quota minoritaria in una società tra due o tre soci non possa garantire alcun tipo di controllo nel governo della società che, a parte tutto, è destinata a diventare ancora meno consistente al primo aumento di capitale deliberato che, ovviamente, non potrebbe sottoscrivere per l’indigenza del proprietario delle azioni e cioè il Comune di Foggia, con la conseguenza che, in presenza di un aumento di capitale, il suo venti per cento iniziale diverrà meno consistente e così via volta per volta. ”
Un’altra parte importante della delibera adottata dal consiglio comunale è quella che ipotizza che il debito con l’Edison potrà essere estinto dall’Amgas spa (che, secondo il piano, rimarrebbe titolare dei debiti e crediti della vecchia Amgas blu) attraverso la cessione alla creditrice delle somme relative all”80% dei proventi del vettoriamento dei prossimi 24 mesi.
Una previsione eccessivamente ottimista, secondo Ippolito, che a tal proposito afferma: “poiché il provento del vettoriamento di 24 mesi ammonterà, se tutto va bene, a circa dieci milioni, l’80% pari a otto milioni non potrà certo estinguere i 14 milioni di debito con le conseguenze facilmente immaginabili.”
“E poi, – si legge ancora nella lettera – come farà a sopravvivere l’Amgas spa con la sottrazione dal suo bilancio di 4 milioni di euro ogni anno? lo non so dare una risposta visto che questa chiude i bilanci alla pari. Ed allora? Si tratta solo di passare il cerino acceso da una mano all’altra che finirà poi con lo scottarsi ed allora bisognerà cedere la proprietà della sede e della rete. ”
Secondo il nostro lettore, “l’unico risultato che con la scissione prevista si otterrebbe sarebbe solo quello di consegnare la società scissa all’acquirente su un piatto d’argento senza debiti e quindi appetibile. Se è questo il risultato che si voleva raggiungere e cioè di spostare il debito da una società all’altra il piano è perfetto ma il risultato finale sarà che giocoforza si dovrà vendere anche la società madre perché gravata di debiti e senza più entrate. ”
A questo punto, Ippolito prospetta un’idea ben precisa: “perché fin da oggi non si ipotizza di vendere il faraonico immobile il di cui importo di realizzo potrà senz’altro soddisfare i creditori ?  La sede potrà essere spostata altrove in locali in affitto così com’era quando era chiamata “la cassaforte del Comune”.
Così facendo verrà conservata intatta la proprietà della rete, gli utenti e il bagaglio tecnico acquisito nonché la certezza di un utile. Si, perché io, in base alle mie passate esperienze mi sento di affermare che l’Amgas blu, ovvero l’azienda distributrice del gas, non può essere passiva per forza di cose.
Il tanto deprezzato utile sulla vendita pari all’11% del fatturato costituisce un utile pari a circa 1.700.000.00 euro che uniti all’introito di circa 1,5 milioni di quota fissa che pagano i 50.000 utenti, assommano a tre milioni e duecentomila euro di utile lordo per un’azienda che conta otto dipendenti e che nel complesso ha spese generali non superiori ad un milione e cinquecentomila euro. Questo per l’Amgas blu mentre per l’Amgas spa è assicurato un introito di circa cinque milioni all’anno di solo diritto di vettoriamento, oltre gli utili derivanti dagli allacci e dal nolo contatori.
Perché perdere tutto questo e distruggere consapevolmente quello che è stato sempre un simbolo per la nostra città? ”
“Come mai è stato possibile – si chiede Ippolito concludendo la sua lettera – accumulare in pochi anni una massa debitoria il cui importo non si è mai riusciti a conoscere ma che, occhio e croce, dovrebbe attestarsi intorno ai venti milioni? E tutto ciò, come detto poc’anzi, con un’azienda potenzialmente attiva di circa 1,5 ml anno?”
Fin qui la lettera, che introduce diversi interessanti elementi di riflessione. Condividiamo molte delle perplessità manifestate da Ippolito, la cui analisi va collocata nel contesto amministrativo e storico in cui la vicenda dell’Amgas si è verificata. Le difficoltà finanziarie dell’azienda sono state provocate essenzialmente dal fatto che il Comune di Foggia non ha pagato le bollette per oltre dieci anni: un malvezzo che ha accomunato sia la precedente amministrazione di centrosinistra, sia quella ancora precedente di centrodestra. C’è ancora da tener presente che la crisi “congiunturale” dell’Amgas ha coinciso con una stagione di enormi mutamenti per quanto riguarda il mercato dell’energie, che si è sempre più globalizzato, rendendo difficile la sopravvivenza di piccole aziende, come può esserlo appunto, l’Amgas, che hanno bisogno di stabilire solide partnership con aziende di rilevanza multinazionale.
Se si fosse provveduto per tempo (ma il consiglio comunale nella scorsa consiliatura scelse di non decidere) si sarebbe potuto probabilmente evitare di mettere in vendita una quota così consistente del pacchetto azionario con maggiori probabilità di garantirsi una governance che non sarà facile – e rispetto a questo condividiamo le perplessità di Ippolito – tutelare.
L’Amgas paga oggi l’approssimazione e i ritardi con cui ieri il suo proprietario unico – il Comune di Foggia – ha affrontato le questioni aziendali.
Walter De Simone

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