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Ponte del Cervaro, il popolo della rete non ci sta

15 giugno 2010

Dall’amara vicenda, nuovi stimoli per il futuro della cultura a Foggia

Ormai il misfatto è compiuto, irreversibile. Ma se non altro cresce la mobilitazione del popolo della rete per la demolizione del ponte del Cervaro risalente al XVII secolo, cresce la sensibilità, e la cosa più importante è non abbassare la guardia, non attenuare la tensione culturale che si sta registrando attorno a questo tema. È il senso del bel commento posto sulla bacheca dell’evento voluto da Regione Capitanata (è lo pseudonimo dell’utente Facebook che ha innescato la questione) da Francesco Accarrino: “Il ponte non c’è più. Ma dobbiamo continuare ad informare il più possibile. Altrimenti come al solito nessuno ci dirà la verità su questo scempio. Non smettete di taggare e di discuterne. altrimenti domani accadrà di nuovo. Non dobbiamo abituarci allo schifo. È in gioco non solo la nostra cultura, ma anche il nostro futuro.”
Un commento che ci sentiamo di condividere in tutto e per tutto, rilevando come, in questo caso, la rete abbia assolto fino in fondo al suo ruolo di “fonte alternativa” di notizia, perché l’aspetto più amaro di questa vicenda è che il ponte è andato giù senza che nessuno ne sapesse nulla (a cominciare dalle Soprintendenze) e che se non si fosse mossa la Rete sarebbe stato impossibile perfino documentare lo scempio accaduto.
Interessante è anche l’intervento di Luigi Pascarelli, che già in altre occasioni abbiamo ripreso per la sua sensibilità verso questa città che cade a pezzi (ricordiamo il suo reportage su Parco San Felice. “L’abbattimento del ponte Cervaro – scrive Pascarelli – non fa altro che rappresentare la mediocrità politico-culturale, Foggia insieme al sud non sono altro che l’effetto collaterale di una nazione alla deriva sottomessa da un sistema globale che detta regole ponendosi al di sopra di tutto e tutti, per fini che il popolo purtroppo ignora quotidianamente, perché distratto da chi dovrebbe informare la collettività. Siamo schiavi inconsapevoli di una cricca per noi invisibile… Banche, multinazionali e politica sono i maggiori indiziati. Cerchiamo di distinguere il vero dal falso, non differenziamoci per le ideologie perché così facendo staremmo al gioco di questi ma uniamo le nostre forze. Chi ama la propria terra il proprio popolo non gli farà mai del male.”
Molto significativo è anche il post di Antonella Abate: “Io studio archeologia all’Università di Foggia e per me sentire notizie del genere è davvero un colpo al cuore. La nostra provincia è ricchissima di testimonianze storiche che non sono tutelate in nessun modo, basta pensare a Herdonia un sito di altissima importanza storica e culturale tenuto in condizioni a dir poco scandalose, se nessuno fa niente anche quello sarà destinato a scomparire nel giro di non molti anni, come anche tutto il patrimonio artistico locale! Non aspettiamo che lo Stato e le autorità competenti facciano qualcosa perché non faranno assolutamente nulla. Siamo noi che dobbiamo agire!”
Concludiamo con un intervento di grande pregnanza non solo morale e culturale, ma anche tecnica quello della presidente dell’Archeoclub provinciale, Santa Picazio, che avanza una proposta precisa: “Segnalatelo al FAI. È l’unica vostra speranza per il futuro! Valorizzare i nostri Beni significa aiutare i giovani a rimanere a casa per gestirli, per gestire l’indotto che se ne potrebbe scatenare, non aspettate, vi costringeranno ad andar via per poi sistemare qui alcuni fortunati a cui hanno consigliato di rimanere. Non vorrei che dietro ci fosse un vero e proprio progetto per pochi…
È  uno di quei casi in cui non c’è spiegazione alcuna per questa lunghissima storia di inerzia culturale…l’ignoranza? Anche! ma, non solo!!! Giovani, attenti! riprendetevi il futuro! Mancano i finanziamenti? forse è vero. Ma, forse è solo che non si riesce ad intercettarli… perché l’unico vero assessorato regionale di cui avremmo bisogno è quello per il recupero dei beni culturali! Se ci sono zone della nostra Italia dove il turismo culturale dà da vivere a tutti…perché da noi non è possibile? Non credo che ci vogliano magie …ma solo competenze…competenze di cui non teniamo conto quando si assegnano le poltrone…
scusatemi per il tono…ma sono amareggiata! sono invecchiata nell’illusione di vedere un circolo vizioso trasformarsi in un circuito virtuoso!!!”.
Speriamo che a partire dal ponte del Cervaro, l’illusione possa, se non altro, trasformarsi in una speranza concreta.
A.D.

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