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Profondo rosso al Comune: 178 milioni, ma la maggioranza fa quadrato

15 giugno 2010

Niente più amministratori unici alle partecipate: tornano i cda. Il Pd torna all’antico

La maggioranza comunale serra i ranghi in vista delle impegnative scadenze che l’attendono prima dell’approvazione del bilancio. Lo scoglio più grosso è evidentemente rappresentato dall’approvazione del bilancio di previsione, “tartassato” da tutta una serie di rilievi negativi, che vanno dalla sezione regionale della Corte dei Conti, al collegio dei revisori dei conti (che ha espresso parere negativo alla ipotesi di bilancio licenziata dalla giunta), per finire al responsabile del servizio finanziario, Carlo Dicesare.
La maggioranza è orientata a respingere la richiesta avanzata dalla minoranza di centrodestra circa la dichiarazione di dissesto finanziario, e in tal senso sta correggendo la bozza di bilancio. Un compito quanto mai improbo, visto che da qualche giorno nei corridoio di Palazzo di Città ha preso a circolare un dato preciso sulle dimensioni della voragine finanziaria lasciato in eredità dalle amministrazioni precedenti.
Il rosso ammonterebbe a 178 milioni di euro. Un’autentica voragine che difficilmente potrà essere colmata con strumenti di bilancio ordinari, per cui non basta la volontà politica di risanare il bilancio, senza il ricorso alla dichiarazione di dissesto. Occorre comunque far quadrare i conti, spalmando l’indebitamento su un certo numero di esercizi finanziari, e ponendo in essere tutte le iniziativa (a cominciare dal riconoscimento dei debiti fuori bilancio e dall’accertamento dei residui attivi che non hanno più ragione di sussistere).
La strada che sembra profilarsi è molto rischiosa dal punto di vista politico, perché approvare un bilancio “imperfetto” aprirebbe la seria possibilità di una bocciatura del bilancio stesso da parte dell’organo di controllo. In questo caso, si aprirebbero due strade. La prima è la bocciatura tout court, che farebbe trovare l’amministrazione priva del documento di programmazione finanziaria, e dunque potenzialmente commissariabile. La seconda è quella di aggiustamenti progressivi al bilancio di previsione, secondo i rilievi di volta in volta formulati dalla Corte dei Conti. È una strada già percorsa in passato, ma con scarso successo. E bisogna vedere se la Corte regionale dei Conti è disposta ad altre aperture di credito nei confronti dell’amministrazione comunale, o se diversamente non decida di far calare la mannaia una volta per tutte sul Comune di Foggia.
Va ricordato che il dissesto finanziario può essere dichiarato soltanto dal consiglio comunale, e non da terzi. L’organo di controllo (non solo la Corte dei Conti, ma la stessa Prefettura, può soltanto mettere in moto la procedura che, in caso di assenza di un bilancio legittimo, potrebbe portare al commissariamento).
Molto dipenderà dalla qualità e del respiro della manovra che si sta apprestando in questi giorni. Negli ambienti della maggioranza c’è molta incertezza, e forse anche per questo la politica  ha deciso di serrare i ranghi, partendo dal terreno che gli è più congeniale, quello delle poltrone.
Come a dire che il lupo perde il pelo, ma non il vizio. È stato convenuto di non prorogare gli incarichi agli amministratori unici delle aziende municipalizzate. Alla scadenza (primi di luglio) del mandato, verranno sostituiti da consigli di amministrazione veri e propri, però secondo le regole di austerità dettate dal sindaco Mongelli e già recepite dal consiglio comunale. Una decisione che ha tanto l’aria del “si salvi chi può”: i cda delle aziende partecipate resterebbero infatti in carica, anche nel caso di scioglimento anticipato del consiglio comunale.
A distinguersi in questo “ritorno al passato” è, manco a dirlo, il Partito Democratico ovvero l’azionista di maggioranza della precedente amministrazione guidata da Orazio Ciliberti, che ha evidenti responsabilità politiche nel disastro finanziario di Palazzo di Città.
In una conferenza stampa il segretario cittadino Mariano Rauseo ha lanciato al sindaco Mongelli una sorta di ultimatum, ponendo la questione delle nomine dei cda delle aziende municipalizzate, e non solo. Rauseo vuole il superamento dell’interim al bilancio (la delega non è stata assegnata da Mongelli) e ripropone una questione cara al Pd: le nomine dei nuovi dirigenti comunali, che si renderanno necessarie a causa del pensionamento di diversi dei tecnocrati attualmente in carica.
Walter De Simone

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  1. mario permalink
    15 giugno 2010 20:46

    io sono di destra,ma oggi in questa citta”la vera destra e morta,pensano a loro stessi,mentre si urla solo dissesto,quanto il dissesto non porta a nulla,solo fermare la citta”,vorrei che la destra insieme alla sinistra cercano una soluzione, per il bene della citta

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