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Attorno al ponte abbattuto un rigurgito di riscossa civile e culturale

16 giugno 2010

I risultati di un sondaggio: la maggioranza pensa che il ponte sia stato distrutto per gli interessi economici di qualcuno

Regione Capitanata, l’utente Facebook cui spetta il merito di aver scoperchiato il vaso di Pandora del ponte sul Cervaro distrutto dalle ruspe, ha anche lanciato, sulla bacheca dell’evento virtuale che ha promosso per denunciare l’accaduto, un sondaggio sulle ragioni che stanno alla base dell’incredibile episodio. La maggiore patte dei partecipanti, ritiene che il ponte sia stato distrutto “per gli interessi economici di qualcuno (54,5%), ma è piuttosto gettonata anche la risposta che indica la causa del misfatto nell’immobilismo del popolo nel portare avanti battaglie nell’interesse comune (36,4%). La scarsa attenzione della classe politica verso il territorio totalizza il 9,1% delle risposte ma proprio nessuno pensa che il ponte andava comunque demolito perché “era vecchio, e andava sostituito (0,0%).
Intanto prosegue la mobilitazione. Secondo la combattiva associazione Codici Delegazione di Foggia “è stato l’ennesimo atto d’inciviltà”.
Gianni Cusenza invece scrive: “La colpa è nostra che non abbiamo fatto niente per fermare ciò.” Vincenzo Rizzi esprime un sentimento giusto diffuso, nel popolo della rete, dichiarandosi “senza parole”, ma aggiungendo: “anche se con ritardo qualcuno deve darci delle spiegazioni”.
Laconico il commento di Girolamo Galluccio: “I soliti ignoti hanno colpito ancora. Fra poco demoliscono anche il colosso.”
Michele Sepalone, artista che alla memoria dedica molta parte delle sue opere, esprime una riflessione più articolata: “temevo, ad onor del vero, che – preso dalle quotidianità- qualcosa avessi perso … ma quando ho letto e leggo che ‘nessuno sapeva’ (ivi comprese le testate giornalistiche e TV) allora mi son chiesto e mi chiedo … anzi chiedo a coloro i quali sono più ferrati di me nelle cose di legge : ma quando si autorizza (e chi?) una cosa così eclatante non si è prima proceduto a tutta una serie di percorsi previsti dalla vigente normativa? Non ci son stati dei passaggi attraverso i quali più di una persona è venuta a conoscenza di questa iniziativa? Non posso e non voglio credere che tutti gli attori della questione abbiano agito, mi si passi il termine, in maniera ‘omertosa’. A chi giova? Possibile che nessuno, dico nessuno abbia saputo in tempo debito di quello che si andava perpetrando? ”
Struggente e bellissima la riflessione di Gianfranco Eugenio Pazienza: “il viaggio veloce distrugge vite e storia.” E pensare che il ponte ha cessato la sua storica funzione proprio per agevolare viaggi più veloci…
Noel Vallenari invece scrive: “l’ ignoranza delle persone “piccole” è “grande” ed andrebbe abbattuta come il buon vecchio ponte!”
Scende vigorosamente in campo anche l’associazione consumatori Adiconsum di Foggia: “Qualcuno dovrà pure rendere conto. Uniamoci e difendiamo il nostro territorio.”
Secondo Claudio Gianfranco Cervati a provocare la distruzione del ponte “non sono stati i soliti ignoti… sono stati i soliti di sempre, ignoranti della nostra storia e della cultura della Capitanata. E molti di quelli che potevano fare qualcosa sapevano bene cosa stava succedendo.
Anche Antonio Buonfiglio esprime uno stato d’animo molto diffuso: “Una parte di me e tra quei ruderi, sarà il progresso?”
È invece arrabbiato sul serio per l’accaduto Giuseppe Piano, che scrive: “In questa società massonica, postfascista e secessionista ormai qualunque valore è andato a farsi friggere. In altre parti del mondo qualunque costruzione antica verrebbe protetta ad ogni costo. Scendiamo ogni giorno di più nell’ignoranza e nell’indifferenza più totale, è una società ormai in cui gli unici valori sono l’apparenza che copre i misfatti quotidiani.
I poteri forti (massoneria) prevalgono totalmente sugli altri grazie a un popolo che ha perso completamente la sua personalità.”
Gloria Tavaglione ripropone l’interrogativo che in questi giorni sta circolando con insistenza, senza che abbia ancora avuto risposta: ma qualcuno deve pur essere stato, chi e perché?
Nicola Giardinelli è stato particolarmente attivo nel documentare fotograficamente lo scempio operato. Scrive come didascalia al di sotto dell’ennesimo scatto effettuato per documentare il misfatto: “oggi alle 5.00 di mattino, manca solo in quale discarica deve andare il materiale, chissà se andranno i tombaroli per vendersi il mattoncino e le pietre delle volte del XVII secolo.”
Silvano Tangi non si rassegna: “almeno si possono recuperare le pietre lavorate e squadrate che non mancano”. idea che piace allo stesso Nicola Giardinelli che rilancia: “si fa in tempo a salvare le colonne che sono immerse nelle macerie, e il pavimento in lastre di pietra, almeno rimane qualche pezzo di storia”. E di qui l’invito a fare girare la notizia , non tutto è perduto

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