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Cosa c’è dietro la demolizione del ponte sul Cervaro

17 giugno 2010

La voce di un possibile abbattimento del ponte circolava da qualche mese per le contrade intorno al fiume. Mai confermata né smentita dall’Anas, ha trovato eco nel cuore della gente: “No, non è possibile”. Quando gli abitanti della zona hanno avvistato le ruspe, non ci hanno messo molto a collegare l’ipotesi dell’abbattimento con la realtà che prendeva forma sotto i propri occhi. Decine e decine di pubblicazioni spese sul valore storico-archeolgico della zona, un piano tratturi del Comune di Foggia siglato in pompa magna quasi fosse una città mondializzata dalla transumanza. Carte di tutela, mappe aeree e terrestri su cui, ieri, sono arrivati i carabinieri del nucleo tutela di Bari. Sul cantiere della strada in costruzione, le ruspe hanno continuato a lavorare. Sul luogo dell’abbattimento, invece, c’è il fermo, non si può toccare niente, gli elmetti gialli spianano a due passi dal ponte che fu. I carabinieri sono arrivati in borghese, jeans, camicia e una potente macchina fotografica: “Niente foto a noi, assolutamente, sono in corso accertamenti”. Poi il giovane brigadiere dall’accento salentino si è arrampicato sulla salita di terra ed ha raggiunto la squadra dei lavoratori dell’Anas. Prima di fare tappa sugli argini del fiume, hanno fatto un giro per verificare le autorizzazioni all’abbattimento. L’ingegnere del cantiere, che non ha voluto dirci il nome, ha segnalato: “Giornalisti? Non potete stare qui”. Uno sguardo alla masserie e ai campi ombreggiati dagli olmi e poi la domanda: “Conoscete il valore di questa zona?”. Il sole spacca le pietre: “Noi stiamo lavorando per conto delle Stato, e continueremo”. Le macerie devono rimanere lì, sempre che il cielo le preservi dai ladri dell’antico. Fra cemento e mattoni rossi si trovano le impronte del ‘700 e dei secoli successivi. No, in quel cimitero di detriti l’Anas non può metterci le mani. Eventualmente si vedrà chi vorrebbe allungarle per altri interessi. Perché la domanda che si fanno da queste parti è: “Che motivo c’era di abbatterlo, non interferiva con i lavori della complanare, le esondazioni provenivano dal ponte sulla ferrovia…”. E’ crollato venerdì con un anonimo cartello: “Ponte in demolizione”. Nell’ archivio della città di Foggia il ponte sul Cervaro è registrato con numero di protocollo, anno 1731. A vigilare su questo cimitero di pietre, come fosse un luogo sacro, rimangono gli abitanti del posto. Che avvertono anche il mormorio dei passi, indiscreti, nella “loro terra”.

Paola Lucino

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