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Dietro gli striscioni prof ed impiegati / Come cambia la Cgil

17 giugno 2010

La Flc di Foggia sempre più presente ed attiva nelle vertenze che riguardano il futuro della provincia. E la nuova segreteria rispecchia il nuovo corso.

Quando si parla in provincia di Foggia di sindacato, di vertenze, di mobilitazione in difesa del lavoro, il pensiero corre subito ai braccianti, protagonisti delle pagine più importanti della storia sociale della Capitanata, o, in tempi più recenti, agli operai dell’Enichem di Manfredonia, o del Poligrafico o della Sofim a Foggia. Ma le cose stanno cambiando, e forse è inevitabile, visti i profondi mutamenti che stanno interessando il mondo del lavoro, e il fenomeno sempre più consistente del precariato, che coinvolge sempre più settori.
E sono altre lavoratrici ed altri lavoratori che sempre più spesso nelle manifestazioni reggono gli striscioni, i vessilli e le bandiere del sindacato. Come gli insegnanti o gli impiegati pubblici, che si stanno conquistando un ruolo sempre più incisivo ed importante, in questa torrida estate sindacale.
La Flc Cgil di Capitanata (l’organizzazione di categoria che raggruppa i lavoratori della conoscenza, e il mondo dell’università e della scuola) è letteralmente sugli scudi da qualche settimana: prima l’occupazione simbolica del Provveditorato degli Studi, quindi la mobilitazione per la manifestazione romana di sabato scorso, passata anche attraverso un attivo provinciale.
Del resto, la scuola sta diventando una trincea in cui si combatte una delle più vivaci vertenze sindacali degli ultimi anni. E lavoratori della scuola e del pubblico impiego sono i più tartassati dalle strategie di riduzione della spesa pubblica messe in campo dal Governo.
I numeri sono eloquenti: “nella nostra provincia – sostiene la Flc Cgil – ci preoccupano i dati circa gli organici, in modo particolare quelli relativi alla scuola primaria, dove per il prossimo anno scolastico i perdenti posto saranno 110 in aggiunta ai circa 250 dello scorso anno, e dove permane nonostante i pensionamenti una dotazione organica provinciale con ben 70 docenti. Non meno preoccupante la situazione della secondaria di 1° grado dove sono 60 i soprannumerari di cui 18 sul sostegno e i restanti su discipline tecnico-pratiche.”
“Siamo in attesa degli organici della secondaria di 2° grado, dove la riconduzione delle cattedre a 18 ore ha messo a rischio non solo la titolarità dei docenti ma anche la continuità didattica. Queste scelte si collocano in un quadro reso già difficile dagli annunciati Nuovi Ordinamenti che a tutt’oggi sono giuridicamente inesistenti, inoltre non sono stati emanati neanche i nuovi programmi. Per ciò che riguarda il personale ATA per il prossimo anno,anche nella nostra provincia i tagli operati dalle disposizioni ministeriali e dalla Finanziaria,avranno gravi conseguenze sulla qualità dei Servizi di Segreteria e di quelli di sorveglianza-assistenza.”
Secondo la Flc, “questo stato di cose non solo danneggia i lavoratori a tempo indeterminato ma soprattutto quelli precari ai quali vengono negati diritti e dignità, oltre quel rinnovo contrattuale su cui nemmeno un anno fa era stato preso dal Governo un preciso e solenne impegno. Questo clima di precarietà e di incertezza sta producendo nelle scuole caos, demotivazione e impoverimento dell’offerta formativa e della qualità del servizio.”
Tra perdenti posto, soprannumerari e precari in cerca di una cattedra, mai come in questi mesi il mondo della scuola è stato scosso da fermenti e da criticità pesanti. In due anni sono stati bruciati quasi 450 posti di lavoro: è come se avesse chiuso i battenti uno stabilimento industriale di medie dimensioni, ma con effetti che non si scaricano soltanto sui livelli occupazionali e sulla capacità dell’economia provinciale di produrre ricchezza, ma anche sulla qualità dei servizi pubblici.
Il maglio della crisi si è abbattuto con una inaudita violenza sul sistema pubblico: in discussione non c’è più ormai soltanto lo stato sociale, ma anche la capacità dello stato e degli enti locali (a loro volta colpiti da tagli pesantissimi nei trasferimenti) di assolvere a compiti primari come quello dell’istruzione o a erogare servizi fondamentali.
Per la provincia di Foggia, la sfida è forse ancora più insidiosa che altrove, perché tra le ragioni che fino ad oggi hanno mantenuto ai blocchi di partenza uno sviluppo possibile, che doveva essere affidato soprattutto alla valorizzazione delle cosiddette “risorse endogene” c’è proprio la scarsa qualità dei servizi pubblici, la necessità di una pubblica amministrazione in grado di aggiornarsi ed innovarsi, e soprattutto il gap culturale, che può essere affrontato con efficacia soltanto attraverso il consolidamento delle agenzie che sono istituzionalmente preposte: l’università, la scuola, la ricerca.
L’impressione è che almeno per quanto riguarda la Cgil, il sindacato sia pronto a questa sfida, difficile e insidiosa. Questo “cambiamento di pelle” del sindacato è venuto fuori in maniera tangibile anche dalla recente stagione congressuale che ha portato all’insediamento della nuova segreteria. Mara De Felici, prima segretaria donna nella storia della Camera del Lavoro di Foggia, proviene proprio dalle fila dell’Flc. Così come Maurizio Carmeno, neo componente della segreteria provinciale. Dalla funzione pubblica viene invece Antonio Bonanese, mentre il quarto segretario, Franco Persiano ha un solido palmare nella organizzazione della cultura.
Il sindacato si rinnova, per essere all’altezza delle sfide del futuro, da cui dipende buona parte dello sviluppo, del riscatto della Capitanata.

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