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Maggioranza comunale alla prova del Pd

20 giugno 2010

Mongelli può guardare con un certo ottimismo al futuro, ma il difficile percorso di risanamento intrapreso passa per la tenuta della maggioranza

Proprio mentre Gianni Mongelli sta per festeggiare il suo primo compleanno alla guida del capoluogo dauno, l’intensa tornata consiliare dedicata alla drammatica situazione finanziaria della città consente di tastare il polso allo stato di salute dell’amministrazione, almeno dal punto di vista politico, visto che le incognite sul versante amministrativo e finanziario restano tutte, e che difficilmente potranno essere sanate dall’approvazione del bilancio di previsione.
Mongelli è convinto di farcela, nonostante che il “profondo rosso” che sovrasta le casse comunali sia sotto gli occhi di tutti. Negli scorsi giorni abbiamo esaminato le diverse criticità del bilancio comunale, letteralmente accerchiato da una serie di rilievi e di pareri negativi che fanno veramente tremare i polsi. Riassumendo, per sommi capi: la manovra finanziaria di risanamento avviata dalla nuova amministrazione comunale lo scorso autunno, per rimediare ai buchi lasciati dall’amministrazione Ciliberti nel consuntivo 2008, ha dato frutti parziali ed inferiori alle attese. Questo significa che non soltanto dovranno essere intensificati gli interventi sul fronte delle entrate, ma che occorrerà tagliare le spese ancora più profondamente. Si tratta insomma di raschiare il fondo del barile, e non è detto che, quand’anche si riesca a farlo, i risultati vangano poi a riassestare le disastrate finanze comunali. Nel corso della seduta consiliare è venuta fuori per la prima volta anche una cifra precisa sulla dimensione della voragine che ha praticamente prosciugato le casse comunali. Ammonterebbe ad una cifra compresa tra i 120 ed i 128 milioni di euro. Una somma inferiore a quella pubblicata qualche giorno fa dal nostro giornale (168 milioni), ma comunque sensibilmente elevata.

QUESTIONE NON SOLO FINANZIARIA, MA SOPRATTUTTO POLITICA
Le possibilità di successo del complesso percorso che Mongelli vuole intraprendere sono però legate soltanto in parte all’aspetto finanziario e tecnico. Il vero nodo da sciogliere è anche, e forse soprattutto, quello politico. Per riuscire nella sua missione ai limiti dell’impossibile, Mongelli avrà bisogno di una maggioranza forte e coesa. È appena il caso di sottolineare che a peggiorare la situazione finanziaria del comune, negli ultimi anni, è stata anche la pesante instabilità della maggioranza, le continue verifiche e le crisi. Ma quante possibilità ci sono perché ciò avvenga?
In questi primi dodici mesi con la fascia tricolore, il nuovo sindaco ha sperimentato con una certa efficacia la strategia della “discontinuità”, che ha rappresentato una delle condizioni più importanti dell’alleanza che ha vinto le elezioni. Una continuità che si è manifestata soprattutto sul versante nevralgico delle aziende partecipate, prima con l’adozione delle linee guida che tagliano le poltrone nei cda ed i compensi agli amministratori, quindi con la nomina “a tempo” di amministratori unici al posto dei cda stessi. Gli amministratori unici si sono trovati di fronte ad un’impresa titanica, e solo un folle poteva pensare che bastasse un semestre a risolvere gli annosi problemi delle ex aziende municipalizzate. Però qualcosa si è mosso: se non altro, l’esposizione debitoria dell’Amica ha smesso di crescere; si sono poste le premesse per la cessione del pacchetto di maggioranza dell’Amgas. Si è avviata una certa inversione di tendenza.

L’UDC ALLEATO FEDELE DI MONGELLI IL DISCONTINUO
Ma diciamola tutti: i partiti hanno fatto fino ad oggi buon viso a cattivo gioco di fronte a “Mongelli il discontinuo”, ed anche per questo la vigilia della tornata consiliare sul bilancio ha rappresentato una sorta di verifica della tenuta e dello stato di salute della maggioranza. I segnali giunti in questi ultimi giorni non sono del tutto incoraggianti. In seno alla maggioranza sembrano profilarsi due anime, che corrispondono ai partiti che della coalizione sono i maggiori azionisti. Se l’Udc pare decisa a tirare dritto sulla via della discontinuità, non si può dire la stessa cosa del Partito Democratico, i cui contrasti interni sono stati un’autentica spina nel fianco nella scorsa consiliatura, e che sembra comincino a riaffiorare.
Il responsabile comunale dell’Udc, Biagio Di Muzio, è sceso in campo senza esitazioni a fianco di Mongelli, prima bocciando l’ipotesi della dichiarazione di dissesto finanziario prospettata dal Pdl, quindi confermando l’appoggio dei centristi alla strategia di austerità e di risanamento avviata dal primo cittadino.
Non la stessa lealtà e lo stesso spirito cooperativo sono venuti fuori invece da parte del Pd. Che prima ha chiesto al sindaco di rinunciare alla delega sul bilancio (che Mongelli aveva mantenuto ad interim) sostenendo che “non c’è controllo sulla spesa”, quindi, tanto per dare un contributo alla riduzione delle spese che i democratici dicono di voler meglio controllare, il Pd ha fatto chiaramente intendere che,dopo la scadenza del semestre di gestione degli amministratori unici al vertice delle aziende partecipate, si deve tornare all’antico, con tanto di nomine effettuate dai partiti.

L’ENTRATA A GAMBATESA DI ORAZIO CILIBERTI
Se quando si tratta di aumentare poltrone e prebende, i partiti e le correnti dei partiti sono sempre d’accordo – e quindi obtorto collo, Mongelli non potrà che accettare il caloroso invito giuntogli dal Pd, un’altra implicita minaccia alla tenuta della coalizione giunge dai problemi interni al partito che pure è il maggiore azionista della maggioranza, contrasti che tornano puntualmente ad esplodere non appena l’amministrazione mette mano a questioni cruciali per lo sviluppo economico, come quella energetica.
Nelle passate settimane, i democratici foggiani se ne sono dette di tutti i colori a proposito delle linee guida per l’installazione di parchi fotovoltaici nel capoluogo dauno.
Ma a destare più impressione c’è l’entrata a gambatesa dell’ex sindaco Orazio Ciliberti a proposito della ventilata (ma a quanto pare, infondata) costruzione di un gigantesco termovalorizzatore in quel dell’area industriale di Incoronata, che sarebbe stato autorizzato dalla Regione Puglia, con l’avallo della civica amministrazione. Per la cronaca, Ciliberti si spese molto, ed in prima persona, per la costruzione della centrale a turbogas che avrebbe dovuto sorgere proprio in quell’area industriale. Fu perfino posta la prima pietra, fu organizzata una rutilante conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa, che poi si arenò durante il suo iter al ministero dell’Ambiente, per la mancanza della valutazione d’impatto ambientale.
Stando al comunicato congiuntamente diffuso dalla Regione e dal Comune di Foggia, il termovalorizzatore evocato da Ciliberti non esiste affatto, e sarebbe forse bastata un’attenta lettura della delibera regionale per rendersi conto che, in realtà, si trattava semplicemente di due modeste caldaie alimentate a gas metano finalizzate al riscaldamento ed alla produzione di acqua calda per le palazzine dello stabilimento Iveco di Foggia  ed un’attività di stoccaggio dei rifiuti prodotti all’interno dello stabilimento stesso che vengono smaltiti altrove, e non inceneriti  nello stabilimento.
L’allarmismo dell’ex sindaco (che essendo magistrato al Tar poteva facilmente risalire alla fonte) nasconde la solita tensione che cova sempre sotto la coltre delle questioni energetiche, e non è un buon viatico per la tranquillità di Gianni Mongelli.

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