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Tutta la storia dell’omicidio-suicidio di Cerignola

20 giugno 2010

Furia omicida, furia devastatrice, alimentata forse dalla gelosia. La conseguenza è due giovanissime vite spezzate. Improvvisamente. Traumaticamente. Drammaticamente.
Dovevano trascorrere una tranquilla giornata al mare. Lui, 33enne di Cerignola, lei, molto più giovane, una ragazza polacca di quasi 17 anni residente con la sua famiglia a San Ferdinando di Puglia. Chissà se qualcuno saprà mai cosa è successo nel box dell’abitazione del giovane, nei pressi dello stadio comunale della cittadina del Basso Tavoliere, dove ha avuto luogo una tragedia fino a questo momento inspiegabile, e che forse resterà per sempre avvolta dal mistero. Vito Calefato, questo il nome del giovane, che aveva precedenti penali per spaccio di sostanze stupefacenti era andato di buon mattino in auto a prendere la ragazza a San Ferdinando. Avrebbero dovuto ripartire dal garage a bordo di una moto per una giornata di mare, in una località della costa. Ma improvvisamente la possibile gita è finita nel sangue. Invece di prendere la moto ed imboccare la direzione del mare, Calefato ha improvvisamente sparato contro la ragazza, per poi uccidersi a sua volta.  La coppia potrebbe avere litigato, ma la sensazione è che nessuno saprà cosa è effettivamente accaduto, cosa abbia fatto perdere la testa a Vito.
Il movente più accreditato sembra essere quello della gelosia. Calefato e la ragazza, Michelina E.V., stavano insieme da pochi mesi ma, stando ad alcune indiscrezioni raccolte dagli inquirenti che hanno interrogato amici e conoscenti della coppia, pare che la ragazza avesse deciso di interrompere la relazione, forse a causa della gelosia del suo fidanzato. Nulla però poteva far presagire la tragedia. Calefato ha sparato con una pistola calibro 7,65 di proprietà di suo padre, regolarmente registrata. È stato proprio il padre dello sparatore, carpentiere a Cerignola, a trovare i corpi delle due vittime e a dare l’allarme.
Sul luogo dell’omicidio-suicidio si sono recati gli agenti del commissariato di Cerignola e il medico legale per i rilievi del caso. Le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore della Procura di Foggia Enrico Infante. I primi esami effettuati dal medico legale hanno accertato che dal revolver sono partiti due proiettili: uno alla tempia di Michelina, l’altro alla tempia di Vito. Quando il padre ha trovato i corpi dei due ragazzi in una pozza di sangue, per loro non c’era più nulla da fare.
La gelosia sembra essere il movente dal fatto di sangue, anche se difficilmente si potrà ricostruire interamente lo scenario che ha portato all’omicidio-suicidio. Un’emittente televisiva cittadina ha intervistato l’ex fidanzata di Vito Calefato, descrivendolo come un buon ragazzo, ma dal carattere insopportabilmente geloso.
Il duplice fatto di sangue ha destato viva emozione a Cerignola. I dirigenti del locale commissariato di polizia stanno interrogando i familiari e gli amici delle vittime, nel tentativo di comprendere cosa possa avere scatenato la rabbia omicida di Calefato.

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