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Carabinieri alla Indiana Jones restituiscono ad Ascoli Satriano un immenso tesoro

21 giugno 2010

Ad Ascoli Satriano sta per tornare un tesoro archeologico straordinario. Ma denza l’abilità investigativa dei militari del Comando Tutela Patrimonio Culturale non sarebbe stato possibile recuperare all’Italia e ad Ascoli i grifoni e tutto il resto.

Gli esperti hanno definito il patrimonio che sta per tornare ad Ascoli Satriano, per esservi per la prima volta esposto in modo organico, “un unicum nel panorama dell’archeologia della Magna Grecia di età tardo-classica.” E tanto basta per confermare una volta per tutte l’eccezionalità dell’evento culturale che Ascoli e la Capitanata si apprestano a vivere.
Si tratta degli undici marmi policromi già esposti con successo nella mostra romana  Il Segreto di Marmo. “I marmi policromi di Ascoli Satriano” svoltasi a Palazzo Massimo ad iniziativa della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma cui va ad aggiungersi la statua di Apollo Arcaistico (II dc), anche questa attribuita dagli studiosi (l’ex soprintendente Angelo Bottini) alla zona di Ascoli, ed anche questa per la prima volta esposta nella cittadina satriana.
Gli altri undici marmi policromi provengono tutti dal territorio dell’antica Ausculum, l’odierna Ascoli Satriano in provincia di Foggia, e prima di tornare definitivamente a casa hanno già fatto il giro d’Italia, venendo dovunque apprezzati per il loro straordinario valore artistico ed archeologico: prima della mostra tenutasi al Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo, erano stati esposti nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze dove erano state accostate alle pitture policrome che decorano il Sarcofago delle Amazzoni.
Secondo gli esperti, l’eccezionalità di questa serie di manufatti ha più ragioni: l’alta qualità del marmo, quello cristallino e trasparente scavato in galleria nell’isola di Paro che i Greci riservavano ai capolavori della scultura; la presenza della decorazione pittorica, così rara nei marmi giunti sino a noi e, soprattutto, la storia del ritrovamento di questi pezzi.
Nel maggio del 2006 il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale rintracciò un gruppo di oggetti nei locali del Museo Civico di Foggia e quindi lo trasferì a Roma a disposizione della Magistratura, nel quadro del procedimento penale relativo al commercio internazionale clandestino di reperti di scavo.
L’interesse degli investigatori era stato sollecitato dal fatto che, nel corso di indagini sviluppatesi durante gli anni precedenti, un cittadino italiano aveva ammesso di essere stato a suo tempo partecipe di un fruttuosissimo scavo clandestino svoltosi nel territorio dell’antica Ausculum, l’odierna Ascoli Satriano, nel quale era stato ritrovato sia un gruppo raffigurante due Grifi che dilaniano un cerbiatto, venduto poi ad un museo americano, sia una serie di altri oggetti, sequestrati invece dalla Guardia di Finanza di Foggia.
Di qui, dapprima la ripresa del fascicolo processuale aperto nel 1978 a carico del responsabile e, poco dopo, la vera e propria riscoperta dei marmi, prelevati dagli stessi militari dell’Arma il 5 maggio e depositati infine, per gli indispensabili interventi conservativi, presso il laboratorio di restauro romano della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma.
La conferma dello straordinario interesse dei pezzi rimasti a Foggia e la palese corrispondenza fra la descrizione di ciò che era stato invece trafugato e venduto e quanto era conservato sulle coste occidentali degli Stati Uniti spingeva infine ad organizzare un sopralluogo nelle campagne di Ascoli Satriano.
Due tra i pezzi più eccezionali, il sostegno di mensa decorato con Grifi e il podanipter (grande bacino con supporto), furono acquistati dal J.-P. Getty Museum di Malibu che li ha restituiti all’Italia nel 2007.
Le indagini condotte dopo la restituzione hanno permesso, quindi, di ricollegare tutti i pezzi, in totale undici più o meno completi, facendone ipotizzare un’unica provenienza da un contesto funerario daunio della seconda metà del IV secolo a.C.: questi elementi marmorei sono infatti accomunati sia dalla particolare tecnica di lavorazione, la tornitura, sia dalla presenza della decorazione policroma; le analisi di laboratorio hanno poi confermato la pressoché medesima varietà di marmo, proveniente dalle cave greche più prestigiose.
Tutti i manufatti sembrano rappresentare una versione particolarmente monumentale e finora del tutto sconosciuta di un ‘servizio’ funebre le cui forme richiamano molto da vicino la raffinata ceramica italiota di IV secolo a.C. ed esemplari in bronzo. In particolare, il grande cratere marmoreo non solo conserva tracce di policromia, ma anche l’impronta in negativo di una decorazione in oro che è stata riconosciuta come un motivo vegetale a foglie d’edera; il supporto da mensa è unico nel suo genere e la sua iconografia – due Grifi che uccidono un cervide – si rifà sicuramente a modelli orientali. Infine, il podanipter, tipico bacile per uso cerimoniale, mostra ancora al suo interno la splendida scena del trasporto delle armi di Achille da parte delle Nereidi che cavalcano mostri marini: un’iconografia coerente con la sua destinazione d’uso. Proprio il podanipter presenta interessanti elementi di affinità, per forme e cromia, con le pitture del Sarcofago delle Amazzoni, uno dei più alti esempi della pittura magno-greca del IV secolo a.C.
Tutto ciò a testimoniare la qualità dei manufatti che componevano questo complesso funebre, destinato con tutta probabilità a un membro dell’élite daunia.
Si tratta di un patrimonio destinato a polarizzare l’interesse degli appassionati e degli studiosi, come ha documentato il catalogo pubblicato in occasione della mostra romana da Electa. Nel  ricco volume trova posto una monografia, a cura di Angelo Bottini ed Elisabetta Setari, che, grazie al contributo di diversi specialisti, ricostruisce il contesto di provenienza e il significato dei marmi dipinti di Ausculum, la loro storia dalla scoperta all’esposizione con un inquadramento storico-artistico e una catalogazione scientifica di tutti i singoli manufatti. Chiude il volume una sezione sul restauro delle opere, corredata dei risultati delle analisi petrografiche e geochimiche dei marmi e delle indagini analitiche sui pigmenti che gettano luce sulla tecnica pittorica.
Arturo Desio

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