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Ponte del Cervaro, lettera aperta al Rettore Volpe

23 giugno 2010

Quando le polemiche servono ad accrescere il senso civico. L’Università non ha compiti di tutela, ma deve impegnarsi a difendere e valorizzare la memoria

Ci sono polemiche che distruggono. Ma ci sono anche polemiche che invece costruiscono, fanno crescere il senso civico e il senso di appartenenza alla comunità, stimolandone il progresso e il miglioramento.
È il caso del dibattito intenso e qualificato che ha accompagnato la vicenda del ponte del Cervaro, demolito per ragioni che restano tuttora inspiegabili. Tra i contributi più significativi c’è sicuramente la lettera aperta indirizzata da Francesco Accarrino, giovane foggiano che si occupa di grafica, al rettore di Foggia, Giuliano Volpe (archeologo). La lettera è importante perché, al di là delle considerazioni (che condividiamo in tutto e per tutto) su quest’ennesimo scempio della memoria, si interroga sul ruolo che l’università e – aggiungiamo noi – tutto il mondo della cultura dovrebbero avere nella tutela e nella valorizzazione della memoria e del “genius loci”. Eccone il testo.
Magnifico Rettore,
ho seguito attentamente le vicende relative alla demolizione del ponte sul Cervaro, nei pressi del bosco Incoronata.
Non voglio soffermarmi sulla scelleratezza e la gravità dell’atto. Credo, infatti, sia più opportuno in questo momento, mettere una prima pietra nella ricostruzione (purtroppo non fisica) di questo ponte, semplicemente ricostruendone la storia.
Molte cose si sono dette a proposito ( o a sproposito) in questi giorni e si è fatto esplicito riferimento al testo “Sulla via Appia da Roma a Brindisi: le fotografie di Thomas Ashby: 1891-1925″ e al suo: “La Daunia nell’età della romanizzazione: paesaggio agrario, produzione, scambi”.
Visto il suo smarrimento durante l’intervista di tgblu del 13.06 (riportate sul Quotidiano di Foggia del 14.06) “mi hanno detto che il ponte è di epoca moderna (rifatto nel XVII Sec.)”, mi sono chiesto se fosse il caso di fare chiarezza sulla storia di questo ponte. Che avesse qualche secolo lo sappiamo, non solo per qualche antica mappa della città, ma soprattutto per i ricordi di una certa generazione, non più giovane, che, in quel luogo, andava a trovare un po’ di tranquillità, grazie anche al gradevole contesto ambientale.
Mi scusi se mi dilungo, ma ho trovato davvero stridente che questa opera, cosi cara ai cuori foggiani (e mi creda lo era per molti), avesse poche immagini scattate di recente, pochi ne parlassero ancora, ci fossero cosi pochi articoli su internet che lo chiamassero in causa. Pensi che un blog, che riportava la notizia della demolizione, indicava come luogo di avvenimento del misfatto Cervaro, una piccola località laziale, forse anche a causa di certi automatismi dei siti internet o di questi tempi che ci hanno creato una tale assuefazione alle brutte notizie, che ormai non le leggiamo quasi più.
La verità è che il ponte era già demolito da tempo. Demolito dalla scarsa attenzione delle istituzioni che non valorizzano i nostri gioielli storici, da una classe imprenditoriale troppo concentrata all’espansione edilizia e alla rendita immobiliare, da un popolo che ha bisogno di ritrovare l’orgoglio perso e la fiducia verso il futuro.
Il ponte da ricostruire è quello che collega la nostra storia a ciò che saremo. Per questo sono stato felicemente sorpreso per il clamore e il risentimento scatenato dall’abbattimento. In meno di 2 ore, sul gruppo facebook “Regione Capitanata”, sono state contattate quasi 1600 persone. Un risultato straordinario, che mette in evidenza, non solo le potenzialità di internet, ma anche la voglia di riscatto di questa città. Per la prima volta, tanti cittadini e tante associazioni hanno costituito un circuito virtuale che ha fortemente sensibilizzato l’opinione pubblica, anche in presenza di un assordante silenzio della politica foggiana (ad eccezione, a dire il vero, dell’on. Bordo).
“L’Università non ha compiti di tutela” queste sono state, se ricordo bene, le sue parole. Io credo che nessuno più di chi studia e insegna la storia possa tutelarla meglio. Per questo Le chiedo, come Rettore e archeologo di porre questa prima pietra e dare nuova vita a questo ponte che, con la sua demolizione, potrebbe risvegliare (almeno in parte) la memoria e la coscienza civile di questa città. Lo faccia col cervello dello studioso e col cuore di un foggiano (si immedesimi).
Francesco Accarrino

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