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Palazzo Dogana regalato al Comune / Mongelli occupa la Provincia

30 giugno 2010

Per effetto del federalismo demaniale varato dal Governo l’antico palazzo settecentesco incluso tra i beni da dismettere. Ma che fine farà l’archivio di Stato?

Il sindaco di Foggia, Gianni Mongelli, “occupa” Palazzo Dogana. Non è un titolo ad effetto, ma la possibile conseguenza del federalismo demaniale, il cui decreto legge ha ricevuto il via libera dal consiglio dei ministri. L’antico palazzo settecentesco figura infatti tra i beni statali che verranno trasferiti ai Comuni: è compreso nell’elenco delle cosiddette locazioni passive, con un valore di inventario di € 411.683,46, che corrisponde ad un valore monetario reale di poco superiore ai tre milioni di euro.
Il decreto prevede il trasferimento a titolo gratuito dei beni statali a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni che dovranno provvedere alla loro “massima valorizzazione” che, nel caso dei comuni affetti da problemi finanziari, com’è quello del capoluogo dauno, può prevedere anche la dismissione, ovvero la vendita, del bene stesso.
Palazzo Dogana, come si sa, è sede dell’amministrazione provinciale di Foggia. L’ipotesi che il primo cittadino intimi lo sfratto al suo dirimpettaio Antonio Pepe resta naturalmente oltremodo remota: se effettivamente il Comune entrerà in possesso dell’immobile (non tutto, comunque) al termine del complesso iter previsto dal federalismo demaniale, è piuttosto difficile che decida di ubicarvi i propri uffici.
La vicenda si prospetta comunque parecchio intricata, e proprio per la lunga storia del palazzo settecentesco foggiano, uno dei più antichi del capoluogo.
Pochi sanno che, effettivamente, lo Stato è proprietario di una parte dello stabile, e precisamente del secondo piano. La titolarità del possesso fa capo al Ministero dei Beni Culturali, attraverso l’Archivio di Stato, che occupa parte del piano terra del palazzo (i locali che si affacciano su corso Garibaldi).
A complicare la vicenda c’è però il fatto che l’Archivio non è proprietario dei locali che occupa, ma del secondo piano, occupato invece dall’ufficio tecnico e dagli uffici finanziari della Provincia. È questa la parte del Palazzo che il federalismo demaniale ha destinato al Comune di Foggia, che secondo l’iter del decreto dovrà adesso farne espressa richiesta al Governo.
Sta di fatto che, tra i depositi e le sale di consultazione dell’Archivio di Stato, la galleria d’arte moderna e contemporanea, gli uffici dei gruppi consiliari e degli assessorati ubicati al primo piano e gli uffici “inquilini” dell’Archivio di Stato posti al secondo piano, Palazzo Dogana è pieno come un uovo, e modificare la destinazione e l’uso dei locali stessi sarà difficile, per non dire impossibile.
L’ipotesi più verosimile, stante anche la drammatica situazione in cui si dibatte il Comune, è che l’immobile venga allineato direttamente ai suoi attuali inquilini, ovvero alla stessa Amministrazione Provinciale. Resta comunque da capire la sorte dell’Archivio di Stato, che occupa, in piazza XX settembre, anche i locali di Palazzo Filiasi, che sorgono proprio dirimpetto a Palazzo Dogana. È possibile che l’inserimento della quota di proprietà statale di Palazzo Dogana nei beni che finiranno nel calderone del federalismo demaniale preluda ad un trasferimento dell’Archivio di Stato a Palazzo Filiasi, che è stato oggetto negli ultimi anni di importanti lavori di recupero statico e funzionale, che hanno permesso anche la ristrutturazione dei seminterrati.
In un modo o nell’altro, comunque, il presidente Pepe dovrà sbrigarsela adesso con il sindaco Mongelli.
Walter De Simone

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