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Faida garganica/ La dinamica dell’agguato al nipote di Libergolis

1 luglio 2010

Non solo faida, ma guerra di mafia vera e propria quella che sta sconvolgendo ed insanguinando Manfredonia, che ieri pomeriggio ha vissuto l’ennesimo momento di violenza e morte.
Decisamente, non c’è pace per Manfredonia. Non si è spenta ancora l’eco del tragico agguato di domenica sera (costato la vita a Michele Romito), che la lupara ha cantato ancora, colpendo a morte, questa volta, un esponente della famiglia Libergolis, secondo le forze dell’ordine avversaria dei Romito.
La vittima si chiama Leonardo Clemente, aveva 33 anni. Pregiudicato era stato coinvolto nel maxiprocesso alla mafia garganica i cui esiti pare abbiano innescato la spirale di violenza che in questi giorni ha veramente toccato l’apice.
L’uomo, nipote di Ciccillo Libergolis, il boss dell’omonimo clan, ucciso il 26 ottobre scorso nelle campagne di Monte Sant’Angelo, è stato freddato all’interno del suo bar, pare da due killer.
Come nella sparatoria di domenica sera, la sequenza agghiacciante parla di una vera e propria esecuzione.
I sicari hanno colpito con freddezza, lucidità, rapidità. Erano le prime ore del pomeriggio quando il commando si è materializzato davanti all’esercizio di Clemente, il bar Elisi in via Gargano (ex bar dello sport) molto noto nel centro sipontino.
Come si è detto, pare che ad agire siano stati malviventi (ma la ricordanza non è stata confermata dagli inquirenti): il primo, con il volto coperto da un cappuccio, ha esploso un primo colpo di fucile a canne mozze contro la vetrina del locale, mandandola in frantumi e colpendo al petto l’esercente, che ha cercato di chiudere la vetrina, senza riuscirci. Vistosi perduto, Leonardo Clemente ha cercato scampo rifugiandosi dietro il bancone del bar. A questo punto sarebbe però entrato in azione il secondo killer, che ha fatto irruzione nel locale, inseguendo Clemente, e finendolo.
I legami di parentela tra l’ennesima vittima sipontina e i Libergolis fanno supporre che il fatto di sangue sia quasi certamente connesso al raid di domenica sera che, sulla strada per San Giovanni Rotondo, aveva provocato la morte del 23enne Michele Romito ed il ferimento dello zio, Mario Luciano. La giovane vittima della sparatoria di domenica sera è il figlio di Franco, morto ammazzato il 21 aprile del 2009, in un agguato davanti ad un esercizio che gestiva a Siponto, assieme al suo autista Trotta. Mario Luciano Romito era finito sul banco degli imputati assieme al fratello ucciso, nel maxiprocesso contro la mafia garganica che pare essere all’origine della cruenta faida esplosa tra i due clan.
I Libergolis e i Romito erano una volta alleati e controllavano saldamente l’hinterland garganico compreso tra Manfredonia, Mattinata e Monte Sant’Angelo: i primi erano il braccio armato della mafia garganica, mentre i secondi si occupavano delle relazioni con il mondo economico.
Esponenti di entrambi i clan sono finiti alla sbarra nel maxiprocesso che si è però concluso in modo assai diverso per le due famiglie. I Libergolis sono stati condannati, mentre i Romito sono stati assolti, e pare abbiano collaborato alle indagini. Sarebbe stata proprio la presunta collaborazione prestata da esponenti del clan alle indagini che hanno inchiodato i Libergolis a scatenare il risentimento ed il desiderio di vendetta del clan un tempo alleato.
Non si esclude tuttavia che la guerra di mafia possa avere come obiettivo, oltre a quella della vendetta, anche il più classico degli elementi che generalmente innescano le guerre di mafia, ovvero il controllo del territorio. L’andamento del maxiprocesso ha definitivamente spezzato gli equilibri raggiunti dalla criminalità organizzata sul Gargano, ha incrinato pesantemente i rapporti tra i due clan che tenevano le fila della delinquenza scatenando l’inferno.
Leonardo Clemente è il dodicesimo morto ammazzato dall’inizio dell’anno in Capitanata: una tragica escalation di violenza e di morte, cui sta dando un contributo drammaticamente decisivo la guerra di mafia esplosa a Manfredonia.

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