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Pedofilia al Sacro Cuore, trema la Chiesa foggiana

3 luglio 2010

La parte civile critica nei confronti del silenzio delle autorità ecclesiastiche. La difesa replica: accuse vaghe e inconsistenti

Potrebbe assurgere a caso nazionale la vicenda foggiana del presunto prete pedofilo, il 79enne salesiano, Nicolangelo Rossi, accusato di aver molestato quattro ragazzine mentre le confessava.
Si è svoltadavanti al Gup Antonio Diella, l’udienza preliminare e subito si è registrato un clamoroso colpo di scena.
Dopo la costituzione di parte civile dei familiari delle minorenni che sarebbero state vittime delle insane attenzioni del sacerdote, gli avvocati difensori delle famiglie loro malgrado coinvolte nella vicenda, Michele Sodrio e Michele Varia, hanno chiesto di chiamare in causa, come parte civile la Direzione Generale dei Salesiani, la Parrocchia Sacro Cuore (presso cui si sono svolti i fatti al centro dell’inchiesta giudiziaria) e l’Istituto per il Sostentamento del Clero.
Per sapere se il gup Diella accoglierà le richieste di citazione presentate dalla parte civile, occorrerà comunque aspettare il prossimo 21 luglio, data alla quale l’udienza è stata aggiornata.
Il giudice delle indagini preliminari è chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio, formalizzata ieri dal Pubblico Ministero che ha condotto le indagini, Vincenzo Maria Bafundi della Procura di Foggia.
Il processo potrebbe tuttavia svolgersi con il rito abbreviato: l’avvocato difensore del sacerdote, Franco Ventarola, ha fatto sapere che nella udienza del 21 luglio formalizzerà la richiesta di giudizio abbreviato per il suo assistito.
I fatti si riferiscono all’estate del 2006, ed hanno come teatro la parrocchia Sacro Cuore, ubicata nel popolare rione Candelaro, alla periferia del capoluogo dauno.
Don Nicolangelo Rossi, – secondo l’accusa – mentre confessava quattro ragazzine, le avrebbe toccate e si sarebbe toccato. Un crimine richiamato anche dal diritto canonico, che definisce “sollicitatio ad turpia”, il caso in cui il penitente sia coinvolto dal sacerdote in atti sessuali durante il sacramento penitenziale.
L’indagine che vede coinvolto don Rossi cominciò nell’estate del 2006 con la denuncia dei genitori di una delle bambine che sarebbero state molestate: nel corso delle indagini furono poi individuate altre tre presunte vittime.
Il sacerdote, che si è sempre dichiarato innocente, fu arrestato dalla Squadra Mobile l’11 maggio 2007. Il mandato fu eseguito dagli agenti foggiani in un istituto salesiano nel Tarantino, dove il prete era stato trasferito. Il dibattimento si preannuncia parecchio vivace, come vivace è stato l’iter che l’ha preceduto.
Dopo l’arresto, Don Rossi fu posto agli arresti domiciliari in un altro istituto salesiano di Castellammare di Stabia su ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice inquirente della Procura foggiana.
Quattro mesi dopo, il 24 settembre 2007, il Tribunale revocò gli arresti domiciliari e impose al sacerdote l’obbligo di dimora a Vico Equense, in provincia di Napoli. A giugno del 2008 anche questo obbligo fu revocato.
Nell’udienza preliminare di ieri si sono profilate le strategie dei legali che difendono le parti in causa: richiesta di rito abbreviato per il sacerdote, che intende così vedere subito riconosciuta la sua innocenza, coinvolgimento nella vicenda dei livelli più alti della Chiesa per i legali di parte civile, per impedire un dibattimento in sordina. Vaira ha spesso lamentato l’assoluto silenzio mantenuto sulla vicenda dai superiori dell’imputato, mentre Ventarola parla di accuse vaghe ed evanescenti, e della necessità di trattare questo caso a sé, senza ritenerlo un capitolo della più vasta e diffusa vicenda della pedofilia tra i preti.

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