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Arsenale in un silos di vino a Foggia / Potrebbe essere una centrale della malavita

5 luglio 2010

Potrebbe essere uno snodo importante nei traffici della malavita foggiana il deposito di armi rinvenuto dagli agenti della Mobile di Foggia all’interno di uno stabilimento vinicolo foggiano. Il dirigente della Mobile, Antonio Caricato, avanza un’ ipotesi suggestiva: “Non escludiamo che fossero armi a disposizione di esponenti della criminalità su tutto il materiale sequestrato saranno effettuati accertamenti balistici poiché le pistole e i munizionamenti calibro nove sono stati più volte utilizzati in diversi episodi delinquenziali verificatisi in città”.
Il piccolo arsenale è stato ritrovato, abilmente occultato, all’interno di un silos utilizzato per lo stoccaggio del vino, nello stabilimento dell’azienda che ha sede in via Manfredonia. A mettere sul chi va là gli investigatori è stato il fatto che nello stabilimento lavorano alcuni pregiudicati, legati alla criminalità organizzata del capoluogo dauno.
Le indagini sono scattate dopo un ingente furto avvenuto lo scorso 16 aprile all’interno della stessa ditta. Recandosi sul posto per gli accertamenti di rito, gli agenti hanno notato i dipendenti della ditta, ed hanno deciso così di approfondire i rapporti tra gli operai pregiudicati ed i loro datori di lavoro.
Sono così partite perquisizioni presso il loro domicilio e presso l’azienda, a carico dei titolari dell’impresa, E. e M. L., padre e figlio rispettivamente di 61 e 38 anni.
All’interno di un silos in cemento, nascoste in un sacchetto in plastica gli agenti hanno ritrovato tre pistole: una calibro nove corto, una 9×21 e una 6.35 più un centinaio di proiettili.
I due congiunti hanno fornito una spiegazione sulla provenienza delle armi, che appartenevano una volta al padre, che si sono rivelate illegalmente detenute, in quanto l’uomo non aveva più provveduto a munirsi dei necessari permessi. Ad insospettire ulteriormente gli investigatori c’è il calibro delle pistole e, ovviamente, il fatto che fossero state nascoste. Di qui la decisione, preannunciata dal capo della Mobile di svolgere delle perizie balistiche, al fine di accertare se e quando le armi sono state utilizzate.
Nel corso della perquisizione sono state scoperte anche una carabina calibro 30 e una pistola 9×21, anche queste sequestrate in quanto, pur legalmente detenute, erano custodite in violazione delle norme in materia di conservazione delle armi.
Padre e figlio sono stati arrestati. Dovranno rispondere di detenzione illegale di armi comuni da sparo e munizionamenti.

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