Skip to content

La cronaca di “Take away”, il blitz che ha distrutto la criminalità lucerina

12 luglio 2010

Una città sotto assedio, Lucera alle prime luci dell’alba di una delle più calde giornate che la cronaca nera della città d’arte per antonomasia ricordi. Gli abitanti  sono stati svegliati dal fragore della Gazzelle e dal bagliore dell’elicottero dei Carabinieri che perlustrava l’abitato illuminandolo a giorno con un potentissimo faro. Allo spettacolare blitz hanno preso parte oltre 100 militari del Comando Provinciale di Foggia, coadiuvati da unità cinofile. Parallelamente ai CC ha lavorato il Gruppo investigazioni criminalità organizzata della Guardia di Finanza.
“Take away”, il nome in codice dell’operazione, che ha permesso di smantellare la banda che gestiva a Lucera il traffico della droga, e che stava conquistando una posizione di sempre maggiore spicco nelle gerarchie e nello scacchiere della criminalità organizzata pugliese.
Il bilancio del blitz, scattato a seguito di indagini coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia di Bari, è importante: sono stati eseguiti (non solo a Lucera, ma anche a Milano Malpensa e San Severo) provvedimenti cautelari e numerose  perquisizioni nei confronti di 14 persone gravemente indiziate di far parte dell’associazione criminale, mentre le fiamme gialle hanno provveduto al sequestro preventivo di beni, riconducibili all’organizzazione, per un valore di oltre 500 mila euro.
Un duro colpo inferto ad un’associazione che, come abbiamo detto, stava rapidamente scalando posizioni nelle classiche della mafia pugliese, e che si stava sempre più radicando in quel di Lucera, nonostante fosse stata tempo fa “decapitata” dei suoi leader. Le indagini sono scattate proprio all’indomani dello smantellamento dell’organizzazione criminale che faceva capo a due esponenti di primo piano della criminalità lucerina. Anche in quella occasione il blitz aveva prodotto numerosi arresti, ma evidentemente non era bastato a distruggere l’organizzazione, che poteva contare su altri affiliati, che avevano raccolto l’eredità dei loro capi, si erano riorganizzati, ed avevano di fatto continuato a gestire il fiorente mercato della droga che ha Lucera come crocevia.
Nel registro degli indagati sottoposti a misure cautelati figurano in tutto dodici persone: a tre di loro l’ordinanza è stata notificata in carcere, altre cinque sono state arrestate, due persone sono state poste agli arresti domiciliari mentre altre due dovranno sottoporsi all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
L’indagine racconta la storia recente della criminalità lucerina. La indagini sono scattate dopo lo smantellamento del sodalizio mafioso operante a Lucera che faceva capo dapprima ad Antonio Giuseppe Tedesco, detto “U sdrusc” di Lucera, detenuto in quanto condannato per mafia ed altro, e successivamente a Khaled Bayan, ergastolano, condannato per omicidio e mafia, detenuto in regime di carcere duro, ai sensi dell’art, 41 bis dell’ordinamento penitenziario). Un sodalizio che vantava importanti collegamenti con altri pezzi della criminalità pugliese e meridionale, essendo collegato alla famiglia Di Cosola di Bari ed alla cosca della ‘ndrangheta Costa di Siderno.
A convincere gli investigatori che la decapitazione della struttura mafiosa lucerina non era stata sufficiente a debellare la criminalità sono state le dichiarazioni di un pentito che ha indicato in Antonio Pietrosanto chi poteva compiere “il “salto di qualità”, dopo l’uscita di scena dei vertici della vecchia mafia lucerina, in modo da raccoglierne l’eredità e diventare il nuovo punto di riferimento, nell’ambito di un  processo di ricostituzione della criminalità organizzata su Lucera.
La Procura antimafia di Bari ed i Carabinieri di Foggia hanno dunque indirizzato le loro indagini a riscontrare le dichiarazioni del collaboratore di giustizia. L’attività investigativa ha evidenziato come effettivamente Pietrosanto, approfittando del vuoto di potere venutosi a creare con l’uscita di scena di Khaled Bayan, fosse riuscito ad organizzare aLucera un sodalizio criminale finalizzato al traffico di droga, che estendeva la sua orbita ben al di là della cittadina sveva coinvolgendo  comuni limitrofi come San Severo, da sempre crocevia importante nello staccio di sostanze stupefacenti.
A testimonianza del forte radicamento territoriale che era riuscita a procurarsi, l’organizzazione aveva la sua base operativa nel pieno centro cittadino, precisamente nell’area contigua ad un noto bar della zona, chiuso da pochi mesi per vicende che nulla hanno a che fare con l’operazione di ieri.
Nel corso dell’attività di intercettazione, erano già stati arrestati in flagranza di reato quattro pregiudicati per spaccio di sostanze stupefacenti; sono state sequestrate numerose dosi di cocaina e hascisc destinate alla vendita al dettaglio ed accertati numerosissimi episodi di spaccio in un lasso di tempo di circa sei mesi (dal mese di febbraio al luglio del 2007).
Alle indagini sul versante penale si sono accompagnate quelle, condotte dai finanzieri del Gruppo di investigazione sulla criminalità organizzata del Nucleo di Polizia Tributaria, che ha svolto una serie di indagini patrimoniali finalizzate all’individuazione di patrimoni illecitamente accumulati grazie ai proventi delle attività delittuose.
Gli accertamenti patrimoniali hanno fatto emergere una netta sperequazione tra i  redditi dichiarati dagli indagati ed il patrimonio reale di cui erano in possesso.
In tal modo è stato possibile procedere al sequestro  di tre autovetture, una impresa individuale, un appezzamento di terreno con una villa, un deposito e un locale adibito a voliera. Secondo una stima effettuate dalle Fiamme Gialle, il valore commerciale complessivo dei beni posti sotto sequestro dovrebbe ammontare ad almeno mezzo milione di euro.
A finire dietro le sbarre sono stati Antonio Valerio Pietrosanto (42 anni), Antonio Di Corso (36 anni), Marco Casciano (37 anni), Giacomo Frascone (35 anni), Michele D’Errico (30 anni), Giuseppe Franzese (32 anni), tutti lucerini, e i sanseveresi Carmine De Nuzzo (36 anni) e Giuseppe Vistola (31 anni). Franzese, De Nuzzo e Vistola si trovavano già in carcere.
Agli arresti domiciliati sono invece finiti i lucerini Michele Antonio Forte (34 anni) e  Vincenzo  Palazzo (43 anni). Sono stati infine obbligati a presentarsi alla polizia giudiziaria  presso luoghi di residenza Giacomo Mastromatteo, nato Lucera  44 anni fa, ma residente ad Acqualagna (in provincia di Pesaro) e Gianluca Forte, lucerino di 27 anni.
Al di là delle dimensioni, il blitz operato dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, conferma quanto la criminalità organizzata abbia messo radici profonde nell’intero territorio della provincia di Foggia ed anche in zone, come Lucera, che fino a qualche decennio fa venivano ritenute relativamente tranquille.

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: