Skip to content

Casillo-Capobianco come Casillo-Lioce?

13 luglio 2010

Corsi e ricorsi della storia (calcistica e non). Le sorprendenti analogie tra la trattativa di questi giorni e quella di 24 anni fa. Una testimonianza diretta.

Come andrà a finire il braccio di ferro che sta opponendo in queste ore don Pasquale Casillo alla vecchia ed alla nuova dirigenza rossonera? Se è vero che, come insegnata Vico, la storia procede per corsi e per ricorsi, chissà che quest’inquietante pagina della storia rossonera non si concluda proprio come quella che, nell’estate del 1986, portò al vertice del sodalizio rossonero proprio il vulcanico imprenditore campano, assieme a suo fratello Aniello, ponendo le premesse per il miracolo di Zemanlandia.
Ci sono profonde analogie tra la situazione di questi giorni e quella di ventiquattro anni fa, tra la convulsa trattativa di questi giorni e quella che nell’altrettanto calda estate del 1986 si svolse tra Casillo e l’allora presidente e proprietario del Foggia Antonio Lioce, industriale dell’acciaio, che aveva rilevato la società soltanto all’inizio della precedente stagione, dopo che il tribunale aveva decretato il fallimento della società.
Le fasi cruciali della delicatissima trattativa si svolsero a Palazzo Dogana, in quanto le istituzioni locali, sia la Provincia che il Comune, avevano costituito un tavolo nel tentativo di smussare le tensioni e giungere ad una gestione più ampia del Foggia.
Essendo uno dei più diretti collaboratori dell’allora presidente dell’ente di Palazzo Dogana, Michele Protano, sono stato un testimone ravvicinato di diversi momenti di quella trattativa, che si concluse con la “resa” di Lioce. Ma procediamo per ordine, e cerchiamo di raccontarla tutta, questa storia, nella speranza che possa essere un buon viatico per il futuro del sodalizio rossonero.
L’industriale si era insediato al vertice del sodalizio rossonero poco più di un anno prima, convinto al gran passo anche dal notaio Giuliani, che dopo il fallimento aveva cercato di allestire una cordata disposta a rilevare il Foggia. In realtà, a farsi avanti era stato all’inizio del campionato soltanto Lioce, che però aveva fatto le cose in grande. Dopo un anonimo campionato, aveva ingaggiato un allenatore blasonato come Giambattista Fabbri e diversi giocatori di serie superiore: un Foggia stellare, lo aveva definito qualcuno, ma che cominciò ad annaspare fin dalle prime giornate di campionato.
A confezionare quel Foggia da figurine Panini, era stato il manager Ernesto Bronzetti che aveva trascinato, alla fine del campionato 1985-86 il Foggia sul baratro della retrocessione. La società si era infatti trovata coinvolta in uno scandalo e ne era stata decretata la retrocessione in serie C/2.
La notizia della pesante sanzione disciplinare inflitta ad una società che non si era ancora ripresa dal trauma del fallimento arriva come un fulmine a ciel sereno proprio nel mezzo dell’estate, mandando a carte quarantotto il tentativo di far entrare nuovi soci che potessero affiancare gli sforzi (comunque onesti) di Lioce di riportare il sodalizio ai fasti del passato.
Come in questi giorni, il tam tam di radio tifo riporta con insistenza la voce dell’interessamento dell’industriale molitorio Pasquale Casillo e di suo fratello Aniello alla società. Ma l’arrivo della bufera giudiziaria raffredda gli entusiasmi. Casillo è subito chiarissimo:  vuole una netta distinzione tra il passato del Foggia ed il suo futuro. È intenzionato a rilevare il Foggia, ma a due condizioni: non intende farsi carico della debitoria pregressa (che pare oscilli attorno ai dieci miliardi di vecchie lire, date anche le spese ingenti fatte sostenere da Bronzetti che quel Foggia stellare che si era rivelato un autentico bidone), e chiede l’intero pacchetto azionario.
La società presenta ricorso contro la sentenza di retrocessione, ma il tempo stringe. La maggior parte dei giocatori è stata messa in libertà, a Fabbri non è stato rinnovato il contratto, non c’è un programma per affrontare la stagione successiva. Per rasserenare gli animi e per consentire una trattativa più distesa, Lioce cede la poltrona presidenziale ad Aniello Casillo, ma occorre affrontare tutto il resto: la composizione dell’azionariato societario, e soprattutto la definizione della pesante situazione finanziaria del Foggia.
È in questo contesto che si svolge la riunione decisiva. Lioce tiene duro, chiede che i crediti vantati nei confronti della società vengano monetizzati in quote azionarie, attraverso un aumento di capitale. Ma Pasquale Casillo non ci sta, e a un certo punto abbandona clamorosamente la trattativa. A questo punto Lioce si rende conto di non avere altra scelta che accettare le condizioni poste da Casillo, che acquisterà (per un valore di circa tre miliardi di lire) l’incerto ed oscillante titolo sportivo del Foggia. Quando Lioce cede, non è chiaro neanche se la squadra rossonera, di là a qualche settimana, giocherà il torneo in C/2 o in C/1, il che fa comunque una certa differenza, in termini di valore del titolo sportivo.
Si chiude così l’era Lioce, e comincia quella di Pasquale Casillo. Il resto è storia nota, e la conoscono pure le pietre a Foggia: la giustizia sportiva commuta la retrocessione in sue punti di penalizzazione, da scontarsi allinizio del successivo torneo. Ma Casillo non si spaventa neanche un poco, e procede all’ingaggio di Zeman e di Pavone. È l’inizio di un’avventura che porterà di lì a qualche anno il Foggia a dare stupenda mostra di sé sui campi della serie A.
Geppe Inserra

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: