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Si cercano i latitanti, in carcere i fiancheggiatori

13 luglio 2010

Lo stato ha risposto. E proprio al cospetto del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ieri in Capitanata per presiedere il comitato nazionale per la sicurezza. Dalla scorsa settimana sono stati rafforzati i servizi di prevenzione e di controllo del territorio finalizzati alla cattura dei latitanti più pericolosi della mafia garganica, ed i risultati sono immediatamente incoraggianti.
Ieri sono finite in carcere sei persone, tutte accusate di favoreggiamento nei confronti di Giuseppe Pacilli, ricercato dal marzo del 2009, ritenuto un personaggio di spicco nella mafia garganica, e tra i suoi elementi più cruenti.
Pacilli sarebbe l’uomo di fiducia, nonché l’autista, del capo clan Ciccillo Libergolis, morto ammazzato il 26 ottobre scorso.
L’operazione è stata congiuntamente condotta dal personale delle squadre mobili di Bari e di Foggia e degli agenti del commissariato di Manfredonia. Il blitz ha portato all’arresto di sei persone accusate, come s’è già detto, di aver favorito la latitanza del ricercato, nei comuni di San Giovanni Rotondo, Manfredonia, Mattinata e Monte Sant’Angelo.
A finire in manette sono stati Gianni Padovano di 33 anni, Giuseppe Urbano di 27, Michele Sforza di 44, Antonio Pacillo di 55, Anna Conoscitore di 37 e Barbara Troiano di 51 anni.
Giuseppe Pacilli è stato coinvolto nella maxi operazione contro la mafia garganica denominata Iscaro-Saburo che ha portato in carcere oltre 100 persone. Era stato condannato in primo grado a otto anni di reclusione per mafia e detenzione illegale di arma da fuoco: sentenza, poi, confermata anche in Appello e dalla Corte di Cassazione. Alcuni giorni prima dell’emissione dell’ultima e definitiva sentenza, Pacilli è evaso dagli arresti domiciliari e dal 20 marzo dello scorso anno è latitante. Nel corso delle indagini sono emerse anche una serie di estorsioni ai danni di un commerciante di San Giovanni Rotondo gestite ed ordinate dallo stesso Pacilli, al fine di “finanziarsi” la latitanza.
Con il blitz di ieri mattina gli investigatori ritengono di aver inferto un duro colpo alla rete dei fiancheggiatori e così di impedire a Pacilli di usufruire di ulteriori appoggi per riuscire a muoversi liberamente e anche di mettere a segno azioni delittuose nei confronti di esponenti del clan rivale.
Un rafforzamento delle iniziative di controllo del territorio è stato predisposto anche dai Carabinieri: si lavora appunto per stringere la rete, per fare terra bruciata attorno ai latitanti, colpendone amici e fiancheggiatori. A dar notizia delle iniziative messe in campo dai militari è stato il capitano Cleto Bucci, vice comandante del Reparto Operativo. I servizi finalizzati alla prevenzione generale e al controllo del territorio sono coordinati a largo raggio, con l’impiego di militari della territoriale e dei contingenti di rinforzo della Compagnia di Intervento Operativo e dell’11° Battaglione “Puglia”.
In totale operano venti militari con una media giornaliera di 13-15 servizi dedicati esclusivamente al monitoraggio e pattugliamento di quell’area garganica. Altri 10 Carabinieri della CIO sono impiegati giornalmente di rinforzo a Vieste.

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