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Un solo cellulare per ingannare la polizia: ma finiscono dentro

13 luglio 2010

Sei persone sono state arrestate dalla polizia su disposizione del gip del Tribunale di Foggia Rita Curci, nell’ambito di un’inchiesta sullo spaccio di sostanze stupefacenti. Una settima persona è ricercata.
Le ordinanze di custodia cautelare erano state richieste dal pm della Procura di Foggia Lidia Giorgio al termine di indagini sull’attività illecita compiuta a Cerignola – base del gruppo – e in centri viciniori come San Ferdinando di Puglia, Trinitapoli e Margherita di Savoia. Gli accertamenti degli agenti del commissariato di polizia di Cerignola si sono avvalsi di intercettazioni telefoniche e ambientali che hanno consentito anche il sequestro di decine di grammi di cocaina e di hascisc, 180 grammi di sostanza da taglio e la somma contante di euro 2.160. L’indagine è stata avviata dopo che è stata scoperta un’intensa attività di spaccio di cocaina da parte di un operaio di un’azienda foggiana.
Non si è trattato di un’indagine semplice, perché gli spacciatori avevano escogitato un ingegnoso sistema per sottrarsi ai controlli degli investigatori. Si dividevano, infatti, una sola utenza telefonica passandosela l’uno con l’altro nell’arco della stessa giornata, rendendo difficile la loro localizzazione. Ma la polizia ha avuto la meglio, edd riuscita ad assicurarli alla giustizia.
Sono finiti tutti in carcere, Icon l’accusa di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Le manette si sono strette attorno ai polsi di Roberto Deramo, 29 anni, Francesco Lastella, 25 anni (già condannato a quasi setta anni di reclusione nell’ambito del processo dell’Operazione Ghostbuster, quella dell’ottobre 2008 quando furono ammanettate 32 persone); Giovanni Mancino, sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno, 27enne; i fratelli Giuseppe e Alberto Menniello, rispettivamente di 29 e 32 anni ed infine Geremia Strafezza di 33 anni, che aveva finito di scontare gli arresti domiciliari appena il sette luglio scorso.
Una settima persona è ricercata. L’indagine era scattata dopo la perquisizione effettuata a casa di un operaio della Sofim Iveco di Foggia, che da fonti investigative, spacciava cocaina proprio all’interno dello stabilimento di Borgo Incoronata.
Mentre gli agenti di polizia perquisivano la sua abitazione, recuperando, tra le altre cose tutto il materiale per il confezionamento delle dosi, l’operaio aveva ricevuto una telefonata dal cosiddetto “cellulare di servizio” che diceva: “sono Alberto che fine hai fatto? Fai presto che devo prendermi l’impiccio”. Gli inquirenti hanno subodorato l’esistenza di una più vasta rete di spaccio, ed hanno deciso di approfondire le indagini, venendo a capo di di un intenso giro di cocaina, che si articolava tra Cerignola e le vicine Trinitapoli, San Ferdinando di Puglia e nord barese. Sono stati accertati, in un anno di indagini (dal 2006 al 2007), oltre 1400 episodi di spaccio.
Lo scambio droga-soldi avveniva, in maniera particolarmente rapida, in strada o presso il domicilio dell’acquirente. L’operazione di ieri è stata denominata “Monte Bianco” dalla residenza in viale Monte Bianco dei fratelli Giuseppe e Alberto Menniello, quest’ultimo ritenuto essere il capo dell’organizzazione. Secondo quanto gli inquirenti hanno accertato, era lui a gestire il flusso, il taglio e la custodia della cocaina all’interno del suo garage.

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