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Mafia, c’è una nuova coscienza/ Ma Laudati avvisa: impunito un assassino su due

14 luglio 2010

La visita di Maroni ha aperto una nuova prospettiva nella lotta al crimine. Il sondaggio del Quotidiano: necessaria l’istituzione della Dia a Foggia. Il coraggio dei giovani di Manfredonia: “no mafia day” il 24 luglio prossimo

Il bello deve ancora venire, nel senso che una strategia di contrasto al crimine non dispiega mai i suoi effetti dall’oggi al domani. Ha bisogno di un certo tempo per radicarsi e sedmentarsi. Ma quanto è avvenuto all’indomani dell’ennesimo regolamento di conti in seno alla mafia garganica, dopo l’ennesima puntata di quel cruento tormentone definito faida, molte cose sono successe. Cose che lasciano ben sperare.
C’è più coscienza sul territorio dell’enorme pericolo rappresentato dalla criminalità organizzata nella Puglia settentrionale: un pericolo – si è sentito ripetere svariate volte – che è stato spesso e troppo sottovalutato. Questa la tesi sostenuta dal ministro dell’Interno Roberto Maroni, questo il giudizio del procuratore di Bari, Antonio Laudati.
Non occorre essere degli esperti criminologi per rendersi conto che hanno ragione: basta sfogliare i giornali, punteggiati dalla cronache di morte e di sangue; basta riflettere su quella incredibile botta e risposta che a Manfredonia ha visto per due volte in pochi giorni i diversi clan sfidarsi apertamente, in puro stile di guerriglia.
Occorreva una svolta. Occorreva, da parte dello Stato, riprendersi un territorio che gli stava sfuggendo di mano. È presto per dire se i provvedimenti adottati siano in grado di innescare l’attesa svolta. Ma che è innegabile che un salto di qualità sia stato compiuto, se non altro in termini di consapevolezza, e di maggior presenza e visibilità dello Stato sul territorio.
Di nuovo ci sono i due gruppi investigativi speciali coordinati dalla Procura con l’ausilio di carabinieri, poliziotti e finanzieri, all’opera da ieri che, per i prossimi tre mesi intensificheranno le indagini.

MA NON SONO ANCORA MOLTE LE CONFISCHE
C’è il rilancio del cosiddetto “metodo Caserta” che mira a colpire la criminalità sul versante finanziario, per ridurne la capacità economica. Verrà dunque intensificato l’attacco ai beni mafiosi attraverso confische e sequestri dei patrimoni riconducibili alla criminalità locale. Ma la cifre emerse nel corso del vertice di Manfredonia che ha sancito il colpo d’ala alla presenza del ministro non sono del tutto rassicuranti: sono soltanto 16 gli immobili di proprietà mafiosa confiscati fino ad oggi a titolo definitivo, di cui sette assegnati per iniziative di sostegno alla cultura della legalità, e nove ancora da assegnare per un totale di due milioni di euro. Un’autentica goccia d’acqua nel deserto.
La battaglia sarà durissima, e siamo appena agli inizi. È una sfida che va affrontata, combattuta e vinta prima di tutto sotto il versante civile. Ed è particolarmente confortante, in questa direzione, la mobilitazione spontanea sbocciata a Manfredonia che porterà al “no mafia day”, il 24 luglio prossimo. Importante anche il percorso di avvicinamento a questo appuntamento, con riunioni quotidiane che si terranno nel più importante presidio culturale sipontino, il Luc, presso l’ex mercato ittico. Si sparge legalità, si crea aggregazione: era ora.
Il senso della sfida, l’importanza della posta in palio, le difficoltà dell’obiettivo sono state sintetizzate ieri con rara efficacia e lucidità ancora una volta da Antonio Laudati, che ha dipinto la mafia garganica come “un’emergenza nazionale, un fenomeno di criminalità che non è secondo a nessun’ altro in Italia”.
Il procuratore ha dato cifre e numeri che svelano il drammatico spessore del problema: “Su 141 omicidi in 10 anni sono 70 quelli irrisolti. Cinque ergastolani sono a piede libero per decorrenza dei termini di carcerazione e altri due sono superlatitanti”. ”
Laudati ha quindi ribadito la tesi già esposta nei giorni precedenti: “Probabilmente  si tratta di un fenomeno sottovalutato in quanto ricondotto a faide locali, di pastori e a forme di arretratezza criminale. Invece questa vera e propria guerra di mafia che è stata scatenata sul Gargano è riconducibile a una grandissima ricchezza, quella che viene dal controllo degli stupefacenti, dalle estorsioni, dal controllo dei flussi finanziari”. E sono proprio gli ultimi episodi a confermare che il livello di guardia è stato raggiunto, e forse superato: “Gli ultimi agguati a Manfredonia – ha concluso il procuratore – sono state esecuzioni di tipo militare con armi da guerra”.

DIA IN CAPITANATA: IL 56% DICE DI SI’
Alla nuova consapevolezza deve fare però riscontro una strategia d’attacco più alta. La task force investigativa che da ieri è stata implementata sul territorio potrebbe non bastare, anche perché ha una missione a termine: soltanto tre mesi, per cercare di venire a capo dei tanti misteri che ancora circondano i diversi episodi della guerra di magia. Il basso tasso di soluzione degli omicidi (70 casi risolti su 141), la dice lunga sulle difficoltà che attendono gli investigatori. Un assassinio su due è rimasto impunito.
Intendiamoci, di questi tempi, dispiegare sul territorio un contingente investigativo come quello proposto da Maroni è senz’altro un impegno notevole. Ma le guerre si vincono contrapponendo un esercito all’altro, e la vittoria spetta al più bravo, al più forte, al più intelligente.
Occorre pensare ad una strategia più sistemica. Come l’istituzione di un centro operativo della Dia (Direzione Investigativa Antimafia) anche a Foggia (in Puglia ce ne sono due, la sezione principale a Bari e quella staccata a Lecce). Sulla questione il Quotidiano di Foggia ha voluto raccogliere i giudizi dei lettori, attraverso un sondaggio pubblicato negli scorsi giorni: i risultati solo inequivocabili.
Il 56 per cento dei partecipanti ritiene che la Dia a Foggia non solo è utile, ma necessaria. Il 39 per cento pensa che l’istituzione dell’agenzia “può essere utile”. E solo il 6 per cento pensa che non sia né utile, né necessaria.
Sono cifre importanti al di là dello stesso gradimento manifestato alla ipotesi delineata dal nostro giornale, perché attestano – così come il “no mafia day” che stanno organizzando i ragazzi di Manfredonia – che se non altro c’è una nuova coscienza, che sono finiti i tempi in cui si parlava di mafia quasi con imbarazzo, addirittura temendo di fare torto al territorio. Non si è ancora voltato pagina, ma siamo sulla strada buona.

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