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La psicosi dell’amianto/ Via Calmo, incendio nella zona contaminata, Rione Diaz, esplode il caso della Cartiera

20 luglio 2010

A Foggia, poi a Bovino, poi ancora a Foggia. Se non fosse per il micidiale eternit che fa pessima mostra di se stesso, nella periferia del capoluogo e nell’abito di uno dei più bei centri storici della Puglia (Bovino) verrebbe fatto di dire che la scoppiando la psicosi dell’amianto. Ma purtroppo così non è.
Merito di Facebook, dei blog, degli organismi di decentramento e di partecipazione come le circoscrizioni, se c’è una controinformazione che cresce.
Brutte notizie giungono dal fronte di via Calmo: i lavori di rimozione delle tettoie di eternit annunciati dal sindaco non hanno ancora avuto inizio. Ma nel frattempo il rischio ambientale è cresciuto, perché la zona di via Campo dove sono stati abusivamente depositate le tettoie è stata interessata da un incendio, che ha coinvolto anche le strutture di eternit.
Si sa che l’amianto è resistente al fuoco, ma come documentano le fotografie che abbiamo scattato ieri mattina, le estremità delle tettoie sembra si stiano sfibrando, immettendo dunque nell’atmosfera la micidiale sostanza.
Bisogna fare in fretta, e bisogna soprattutto mettere subito in sicurezza la zona, visto che l’allarme del comitato di quartiere del Comparto Biccari della 167, presieduto a Antonella Abbatista è scattato ormai da mesi.
Cresce il timore per la presenza di amianto anche in un’altra zona periferica della città, Rione Diaz. Nei giorni scorsi, alcuni cittadini del popoloso rione che ospita la Cartiera, hanno portato all’attenzione dei consiglieri della Prima Circoscrizione Nord la situazione di un’area che si trova nei pressi del Parco Paglia. L’area, che risulta secondo le informazioni fornite dai cittadini di proprietà dell’Istituto Poligrafico dello Stato, è stata nel corso degli anni recintata ed era stato chiesto il sequestro giudiziario, a causa della presenza di amianto.
La Circoscrizione si è messa subito in moto per tranquillizzare la popolazione del rione sulla effettiva messa in sicurezza del sito in questione. È stata inviata anche una missiva alla Direzione Nazionale dell’IPZS, richiedendo ulteriori informazioni. Data la natura delicata dell’argomento la circoscrizione Arpi – Croci spera in una rapida ed esaustiva risposta da parte dell’Istituto Poligrafico Zecca dello Stato.
In realtà, la situazione di Rione Diaz sembra essere piuttosto grave. Il Quotidiano di Foggia se ne è occupato in passato (per la precisione due anni fa), dando notizia dell’iniziativa dal Comitato Permanente dei Lavoratori della Cartiera che hanno presentato alla Procura della Repubblica (e per conoscenza al Prefetto, al Questore e al Comandante dei Carabinieri) un esposto denuncia in cui lamentano la mancata bonifica di una zona dello stabilimento contaminata dall’amianto.
I fatti denunciati da Salvatore Bruno e da Giuseppe Pagliara (il primo coordinatore, l’altro componente del comitato sorto tra le maestranze) sono impressionanti, e traggono origine da una ricerca all’interno dell’area dello stabilimento commissionata proprio dall’azienda, per accertare l’eventuale presenza di amianto con conseguente inquinamento da fibre aerodisperse. L’indagine venne condotta sull’area del Parco Paglia, di pertinenza aziendale: area particolarmente critica ed ampia (si estende su ben 15.000 metri quadrati) essendo diventata nel corso egli anni deposito di materiali di risulta e di rifiuti di varia natura.
L’indagine è stata realizzata da un esperto della materia, il prof. Armando Bufo, dottore in chimica. Il perito ha concluso da diverso tempo il suo studio: due mesi di lavoro, dalla fine del 2000 alla fine di febbraio dell’anno successivo.
“A conclusione delle rilevazioni – scrivono i rappresentanti del Comitato – è emersa la presenza, tra gli altri, di svariati manufatti con elevata percentuale di fibre libere, dunque con un elevato indice di rilascio di cemento-amianto”. E non è tutto: in particolari posizioni dell’area esaminata è stato riscontrato un tenore di amianto di gran lunga superiore al limite previsto dalla legge.”
A dare uno sguardo alla relazione tecnica, le preoccupazioni dei lavoratori (e di conseguenza dei cittadini) sono assolutamente confermate.
Il lavoro del docente perito è stato scrupoloso, ed è consistito in un’accurata ispezione dell’area contaminata, con carotaggi, e prelievi di aria. I più importanti sono ovviamente questi ultimi, perché, una volta accertata la presenza di amianto, rivelano se e quanto questo possa disperdersi nell’aria.
Nella indagine sui materiali, è stata accertata la presenza nel Parco Paglia di sette tipi di diversi materiali, in ben quattro dei quali sono state rinvenute tracce di amianto. In particolare, nei materiali di aspetto polveroso e fibroso prelevati presso le scale, in materiali di cemento amianto e in materiali di riempimento di un tubo presso la galleria.
L’analisi ha riguardato anche i terreni, per verificare se l’amianto presente si fosse disperso sul suolo. I carotaggi hanno interessato dodici diversi siti. In nove situazione la presenza di amianto è stata rilevata in misura inferiori ai limiti di legge (1000 milligrammi a chilogrammo). In due casi, invece, il valore è sensibilmente più elevato: davanti alle scale, a circa mezzo metro sotto il materiale sospetto, sono stati accertati valori di 69.000 milligrammi e chilogrammo, in sostanza 69 volte di più dei limiti consentiti dalla legge. Solo cinque volte superiori ai limiti, invece, i valori accertati aduna decina di metri dalle famigerate scale, e ad un’ottantina di centimetri sotto il livello del suolo. Lo stesso valore eccessivamente elevato è stato rilevato a circa 30 metri davanti alle scale.
Come a dire che la zona che desta le maggiori preoccupazioni è quella delle scale. Valori di 69 volte superiori a quelli stabiliti dalla legge rappresentano una evidente certificazione dello stato di inquinamento dell’area. È dunque del tutto giustificata la preoccupazione dei cittadini e del consiglio di circoscrizione. Il sequestro giudiziario che ha interessato l’area fa supporre che i lavori di bonifica non siano mai stati eseguiti. E conferma la necessità di vederci chiaro.
Arturo Desio

Prosegue la vertenza mediatica di Michele Panella
Da 156 giorni in protesta
sperando nel Comune di Rodi
Una vertenza mediatica in piena regola. Da un lato Michele Panella, il dipendente di Tributi Italia non riassunto dall’azienda (l’Aipa di Milano) subentrata nel servizio di riscossione al comune di Rodi, e quanti – giornali ed amici di Facebook – lo sostengono. Dall’altra il Comune di Rodi Garganico che fino ad oggi non ha mosso un dito per tutelare il posto di lavoro del buon Michele. All’orizzonte una scadenza: quella del contratto del collaboratore assunto dalla nuova impresa, al termine della quale Michele Panella si aspetta di venire finalmente riassorbito.
Intanto prosegue la protesta non violenta di Panella. Oggi è il 156° giorno che lo vede con il suo cartello al collo, davanti al comune di Rodi, dalle 8,30 alle 14,00. Panella ha respinto quella che giudica “offerta di elemosina” ch’egli è stata offerta dagli amministratori comunali, non si può dargli torto: un contratto da parcheggiatore a San Giovanni Rotondo, a 600 euro al mese con benzina a carico di Panella, che sarebbe costretto a percorrere cento chilometri al giorno.
“Intanto  – scrive Michele in una mail inviata alla nostra redazione – si avvicina la data del 31 agosto, scadenza del contratto determinato part-time del mio concittadino. Il mio timore è che sarà rinnovato, e io sarò bastonato per la seconda volta, calpestato in tutto e per tutto, perderò la mia giusta causa che sto conducendo da più di otto mesi, cioè quella di riprendermi il mio lavoro che ingiustamente mi hanno tolto, non tutelandomi nel bando di gara dopo 20 anni di servizio”.
La protesta di Michele ruota proprio attorno a questo punto essenziale: mentre quasi tutti gli altri comuni hanno inserito nella gara per il raffinamento del servizio una clausola che salvaguardava i dipendenti di Tributi Italia, non ha fatto lo stesso l’amministrazione di Rodi.
“Ho tutte le giuste condizioni – scrive ancora Panella – per essere assunto nella nuova azienda che opera a Rodi,anche perché lo prevede il verbale di accordo firmato al ministero del lavoro del 9 marzo 2010. La nostra salvezza sono le istituzioni locali che devono garantire il nostro ritorno al lavoro attraverso le nuove aziende che operano nei comuni. Il Comune di Rodi deve prendersi carico del mio appello: ho 48 anni e una famiglia, la mia ultima busta paga era di 1200 euro con 13ma e 14 ma, ora con la cassa integrazione prendo solo 770 euro al mese sino al 15 marzo 2011, poi sarò in mobilità.”
La cassa integrazione è stata concessa proprio per dare modo ai dipendenti della società di riscossione cancellata dagli albi ministeriali di essere assorbita dalle aziende che sono subentrate nel servizio.

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  1. Antonello Abbattista permalink
    28 luglio 2010 11:57

    “Bisogna fare in fretta, e bisogna soprattutto mettere subito in sicurezza la zona, visto che l’allarme del comitato di quartiere del Comparto Biccari della 167, presieduto a Antonella Abbatista è scattato ormai da mesi”.

    AntonellO Abbattista 🙂

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