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Notizie usa e getta / Il silenzio sul ponte del Cervaro

21 luglio 2010

Nell’era del tempo reale, l’informazione diventa sempre più effimera e con la memoria corta. Non basta annunciare: occorre che l’annuncio diventi un fatto. Il caso dell’amianto in via Calmo.
Nell’era del tempo reale, in cui tutto si consuma in diretta, l’informazione sta diventando sempre più effimera. Ciò che è successo ieri è già vecchio oggi. I fatti di un mese fa appartengono ormai alla storia. Non a caso (ma questo è un altro discorso) i giornali stampati stanno cercando faticosamente di riposizionarsi, di reingegnerizzarsi. Con il tam tam delle televisioni, e adesso pure di internet, c’è il rischio di pubblicare notizie che il giorno dopo sono già stantie.
Purtroppo, però, il ritmo accelerato, a volte spasmodico, delle notizie, l’enorme quantità di informazioni oggi disponibili, non ci fa essere più “informati”, nel senso di quella informazione che non è soltanto guardare il mondo e ciò che vi succede, ma in qualche modo prendere parte al mondo e a ciò che vi succede, se non altro per farsi un’opinione.
Accade piuttosto il contrario: il ritmo forsennato con cui le notizie si succedono attenua il nostro senso critico, la nostra capacità discernimento. Il ciclo di vita di una notizia dipende da una serie di fattori, quasi mai legati ai fatti che quella notizia hanno prodotto. Quando un argomento diventa “caldo”? E per quanto tempo vi rimane? Non ci sono risposte univoche a queste domande: dipende dal sentire di un direttore, di una redazione. Ma la tendenza generale che va maturando, e proprio a causa dell’impetuoso ritmo delle notizie, va verso l’accorciamento, la brevità. Gli argomenti, e con essi i problemi, si raffreddano in pochi giorni, e fatalmente le notizie diventano sempre più caduche ed effimere.
Vi chiedo scusa per lo sproloquio, ma ogni tanto è il caso di pensare ad alta voce. Ieri il Quotidiano di Foggia ha dato notizia, documentandolo con foto, dell’incendio delle sterpaglie di via Calmo. Le fiamme hanno “riacceso” un problema che si pensava ormai estinto, ovvero la rimozione di alcuni manufatti di amianto malamente depositati proprio nella zona interessata all’incendio. Dopo l’annuncio del sindaco sulla rimozione dei rifiuti tossici, si pensava che il caso fosse ormai risolto. Via Calmo non faceva più notizia. Invece no: l’intervento promesso dal sindaco non è stato ancora eseguito, ma nel frattempo si è verificato un evento (l’incendio) che potrebbe avere ulteriormente aggravato la minaccia ambientale.
Il problema è che le notizie possono scadere, ma raramente accade altrettanto per i fatti che le notizie producono. È tipico dei fatti restare sospesi, inconclusi, soprattutto quando descrivono problemi che, a loro volta, hanno bisogno di altri fatti per essere risolti.
Nell’era del tempo reale e della caducità della notizia, a spadroneggiare é non più il fatto, ma piuttosto l’annuncio e, spiace constatarlo, assai spesso gli organi di informazione si fanno abbagliare dagli annunci, senza controllare che la promessa venga mantenuta, che il fatto annunciato venga effettivamente concretizzato.
Un altro formidabile strumento di attenuazione della evidenza, della potenza dei fatti è il silenzio. Giornali e televisioni sollevano una questione, un problema, interpellano gli interessati, non ottenendo risposta. Insistono un giorno, due giorni, tre: poi allentano la morsa, un po’ per stanchezza un po’ perché, nel frattempo, la notizia ha perso di attualità, ma non certo il fatto che quella notizia ha sprigionato.
Un esempio? La demolizione del ponte sul torrente Cervaro, denunciata da non molti organi di informazione, per la verità: il nostro giornale, Teleblu, un vivace dibattito su Facebook, ma senza che da parte degli interessati siano giunte le risposte, le attese verità.
Ricapitoliamo brevemente la vicenda, per i lettori che l’avessero perduta: il ponte che valicava il torrente Celone sulla vecchia statale 16 è stato improvvisamente demolito, senza che nessuno abbia spiegato le ragioni, e senza tenere conto del fatto che il ponte che non c’è più era compreso nel perimetro – fungendo da confine – di ben due aree protette: il Parco Regionale dell’Incoronata e l’area SIC (acronimo che designa un interesse comunitario) del Cervaro.
Dopo alcuni giorni di furenti prese di posizione e dopo l’intervento della Sovrintendenza che ha bloccato i lavori (ma ormai era troppo tardi) sulla vicenda è calato il silenzio più totale.
Ha funzionato, per fortuna, l’effetto tam tam, in qualche modo innescato proprio dal Quotidiano di Foggia. Del problema si è infatti occupato uno dei maggiori siti di archeologia, Archeorivista. It, che, come si vede nell’immagine che pubblichiamo, ha ripreso la notizia proprio dal nostro giornale: “Un lettore – scrive la rivista –  ci ha segnalato questa notizia, alquanto allarmante se verificata, relativa all’abbattimento (vedi foto prelevata dal sito del Quotidiano di Foggia) di un ponte che sembrerebbe essere di epoca romana. Dall’immagine non si direbbe romano, ma forse lo è il nucleo centrale. Segnaliamo comunque la notizia e il relativo link alla pagina del blog che l’ha pubblicata (si tratta del blog del Quotidiano di Foggia, n.d.r.) per attivare il vostro interesse su questo argomento.”
Il post della redazione della rivista ha anche un commento, in cui si legge che “il ponte è del XVII secolo con documenti dell’Archivio di Stato, il basamento potrebbe essere del periodo romano.”
La notizia può non essere più attualissima, ma il problema resta tutto, e ancora del tutto aperto: chi ha demolito, e perché, il ponte sul Cervaro?
Geppe Inserra

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2 commenti leave one →
  1. Marco permalink
    22 luglio 2010 12:44

    questo silenzio è assordante

  2. 25 luglio 2010 20:02

    il lettore che l’ha segnalata sono io per la cronaca 🙂

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