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Senza fine la crisi socialista in Capitanata / Protano: “Perché ho lasciato il Psi”

22 luglio 2010

L’ex componente della segreteria provinciale veleggia ormai verso il Pd. “Il Psi non c’è più, mi sono arreso”

Giampiero Protano è una vivente testimonianza di come la passione politica sia un virus. Padre e marito felice, stimatissimo professionista, lavora anche dodici ore al giorno tra l’ambulatorio di medico di famiglia e lo studio odontoiatrico. Il resto della giornata potrebbe dedicarlo ad un meritato tempo libero, e invece no. C’è la politica che lo pervade e spesso gli sottrae anche quel tempo che potrebbe dedicare a se stesso e alla famiglia.
Nel caso di Giampiero la passione politica è un virus ereditario: suo padre, Michele, è stato il primo presidente socialista della Provincia, ed ha dato un contributo decisivo alla soluzione di grandi problemi, come l’istituzione dell’Università a Foggia, la superstrada del Gargano, la valorizzazione turistica della Montagna del Sole, grazie alla realizzazione delle prime strade litoranee.
Se Michele Protano è stato un alfiere del socialismo dauno, Giampiero si è affacciato sulla scena politica subito dopo la stagione di tangentopoli, quando tra scissioni e lotte intestine, la stella socialista si è dissolta fino a diventare una galassia.
Con gli ideali del socialismo e del riformismo sempre in testa e nel cuore, Protano ha attraversato tutte le diverse fasi della diaspora: subito dopo la bufera di mani pulite, ha aderito al Ps, confluendo dopo poco con il partito di Intini nello Sdi, in cui ha ricoperto l’incarico di componente della segreteria provinciale. Geloso difensore dell’autonomia socialista ed amico di Bobo Craxi, è quindi passato al Nuovo Psi di cui è stato anche segretario provinciale, sfiorando l’elezione in consiglio regionale. Con la scissione di questo partito, è approdato ne “I socialisti” diventandone segretario provinciale.

COSTITUENTE SOCIALISTA, UNA SPERANZA MISERAMENTE FALLITA
Un percorso politico tutto all’insegna dello sforzo di ricomporre la diaspora socialista, di far ritrovare a questo partito l’unità perduta, che pare giungere al suo punto d’arrivo nella Costituente Socialista e nell’approdo al Partito Socialista, della cui segreteria provinciale entra a far parte, e in cui milita fino a qualche giorno fa, quando Giampiero, alla vigilia del congresso nazionale che ha confermato Nencini alla guida del partito, ha deciso di chiamarsi fuori, anzi, più precisamente di “arrendersi” come ha scritto nella nota con cui ha comunicato la sua decisione.

Che cosa ti ha spinto a questa decisione?

Tantissime ragioni, a partire dalla constatazione del fallimento totale della Costituente Socialista e dall’inutilità di un ennesimo congresso che si è risolto in un’operazione di vertice, senza un adeguato confronto ed una reale partecipazione in periferia. La Costituente Socialista avrebbe potuto e dovuto essere un antidoto al progressivo processo di scaricamento che il socialismo italiano sta vivendo. Bisognava sinceramente azzerarsi e ricostruire: invece ognuno ha pensato a difendere il proprio orticello, la propria rendita di potere, com’è successo anche nel recente congresso.
Il problema è che gli orticelli sono diventati sempre più piccoli e sempre più aridi. Il Psi non c’è più. Non ha più rappresentanti in Parlamento, e paradossalmente neanche in consiglio regionale dove i socialisti, seppure in ordine sparso, perché non si è riusciti neanche a presentare il nostro simbolo e la nostra lista, hanno ottenuto un buon risultato elettorale, senza però darsi la pena di costituire, come sarebbe stato doveroso e necessario, un gruppo consiliare socialista.
Che ci piaccia o non ci piaccia, il Paese è ormai incamminato verso una prospettiva politica bipolaristica, maggioritaria, in cui hanno sempre meno senso i piccoli partiti. In un sistema proporzionale si può difendere la propria identità anche detenendo l’uno o il due per cento dei voti. Ma con il sistema maggioritario si è costretti ad alleanze improbabili, oppure a nessuna alleanza organica, com’è successo in occasione delle ultime regionali. Allora mi chiedo: che senso ha?

LA QUERELLE TRA DI GIOIA E LONIGRO E GLI ORTICELLI

Eppure non è mancato nel Psi di Capitanata un confronto rovente, polemico alla vigilia del congresso, un confronto che ha visto la contrapposizione tra le due anime dei socialisti foggiani, Lello Di Gioia da una parte, e Pino Lonigro dall’altra…

Ho la massima stima e sono amico di entrambi i contendenti, ma sinceramente la vicenda non mi ha appassionato neanche un poco. Sarebbe stato auspicabile un congresso politico provinciale, vero, trasparente, non tanto per contarsi quanto per ragionare tutti assieme sulle prospettive del socialismo in Capitanata, sulla praticabilità e sull’attualità dell’idea di socialismo di riformismo. Ma non c’erano le condizioni per celebrare un congresso. Aggiungerei che non si tratta soltanto di condizioni politiche, ma di condizioni culturali, di un’abitudine alla discussione ed al confronto che da tempo è venuta meno. La verità è che da anni il Psi di Capitanata non svolge un dibattito politico serio. La conseguenza è che i socialisti si sono volontariamente rinchiusi in un recinto autoreferenziale quando è invece necessario, ormai, se voglia scongiurare la morte definitiva degli ideali socialisti e riformisti, puntare a contaminarsi ed a contaminare altre ideologie. Occorre percorrere nuove strade, esplorare altri possibili luoghi politici per restituire senso, vigore, prospettiva di futuro al quel socialismo riformista che ha ancora tanto da dire.

Ma dove si trovano questi altri luoghi? Nell’orbita del centrosinistra oppure del centrodestra?

È vero che tanti compagni socialisti sono affluiti nel Pdl e in altri partiti del centrodestra. Ma destra e socialismo sono termini tra di loro antitetici, inconciliabili. C’è stata una stagione della politica in cui il ricordo della persecuzione operata dalla magistratura verso Bettino Craxi e più in generale verso il Ps, e la contiguità di questa con il Pds di allora, hanno legittimato una reazione culminate con l’approdo a destra di molti compagni. Si è trattato di una reazione comprensibile, ma contingente. Anche per questo ho molto creduto nella Costituente Socialista, nella possibilità che essa avrebbe potuto offrire, se fosse stata perseguita coerentemente e responsabilmente, di superare una volta per tutte la diaspora e tornare a riunire i socialisti sotto un unico vessillo. Il presunto socialismo di destra ha fallito del tutto i suoi obiettivi, è stato fagocitato dal dirigismo di Berlusconi e dalla confusione che regna sovrana sul fronte del centrodestra. Un vero socialista non può essere alleato di un partito oscurantista, anti italiano e razzista come la Lega di Bossi.

IL PD NUOVA CASA DEI RIFORMISTI

Procedendo per esclusione, il luogo che tu evochi è allora il centrosinistra, e più precisamente il Partito Democratico?

Non sarei sincero se non dicessi che sto riflettendo seriamente su questa ipotesi. Il Pd è oggi la sola forza politica che offra un’agibilità, una prospettiva politica vera a chi voglia essere riformista, e socialista. È vero che questo partito sta oggi vivendo una intensa e difficile stagione, orientata alla ricerca di un’identità forte e all’aggregazione delle forze progressiste e di sinistra. L’una e l’altra sono sfide difficili, ma dipende dal vincere o meno questa sfida il futuro della sinistra italiana.
Questo processo potrà realizzarsi compiutamente soltanto se sarà in grado di sprigionare una stagione di riforme vere, profonde, sincere, come quelle che negli anni Settanta (basta pensare alla riforma sanitaria ed a quella psichiatrica, al decentramento amministrativo, al divorzio ed all’aborto) e negli anni Ottanta ( una su tutte : la riforma della scala mobile ) permisero al nostro Paese di crescere e di modernizzarsi. Ecco, direi che il compito che ci attende è quello di costruire, tutti insieme, una nuova sinistra, veramente riformista, che oggi manca nel nostro Paese.

Cosa pensi che direbbe tuo padre Michele se potesse consigliarti in questo momento?

Non lo so, e purtroppo non posso saperlo, visto che non è più tra noi. Negli ultimi anni della sua vita ha molto sofferto, constatando la crisi irreversibile del Psi. In fondo credo di anticipare una scelta che, prima o poi, tutto il Psi dovrà compiere.
Michele Protano era comunque una persona molto pragmatica, la politica, per lui, era soprattutto fare. Fare delle cose per risolvere i problemi del territorio, della comunità. Un partito come il Psi che non offre più alcuna agibilità politica, è un partito che non mette più nelle condizioni di fare.

Un’ultima domanda. Cosa pensi dell’autocandidatura di Vendola alle primarie del centrosinistra?

Stimo molto Vendola, ed è innegabile il contributo personale che ha dato alla vittoria del centrosinistra in Puglia. Ma penso che adesso debba occuparsi dell’obiettivo per cui è stato eletto: governare la Puglia. Berlusconi non si sconfigge con i colpi di teatro, ma costruendo una coalizione forte, coesa. Il vero problema del centrosinistra italiano è che non riesce ad essere unito, compatto. L’elettorato italiano non ritiene credibile una coalizione che si presenta disunita. Le primarie possono essere un utile strumento per designare il leader di una coalizione che vuol vincere le elezioni, ma prima bisogna costruirla.
Geppe Inserra

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