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I furti di rame stanno penalizzando l’economia / Ancora depredata la ferrovia adriatica

23 luglio 2010

RFI sopporta danni per 25.000 euro, per un bottino di poche centinaia. E mentre si indaga sul furto, viene debellata una centrale di riciclaggio di auto rubate.

Come se non bastasse la crisi economica generale, che si sta abbattendo come un maglio sulla già esangue economia della provincia di Foggia, adesso ci si mettono anche i ladri di rame a creare problemi alle imprese. L’Enel qualche settimana fa ha chiesto un incontro con il Prefetto per denunciare la recrudescenza di un fenomeno che non provoca un bottino particolarmente cospicuo per i malfattori, ma che invece mette in ginocchio le imprese.
Qualche tempo fa, un’impresa del Subappennino Dauno corse addirittura il rischio di dover chiudere i battenti in quanto isolata: i ladri avevano ripetutamente sottratto i cavi alla Telecom, e dunque non funzionavano né le linee telefoniche, né quelle dati.
Il fenomeno sta diventando gravissimo in questi giorni, con ripetuti episodi di furto che si stanno registrando soprattutto nelle campagne tra Orta Nova e Cerignola. I ladri si sono così tanto specializzati da maneggiare senza rischio i cavi dell’alta tensione, ed a farne le spese è perfino la linea ferroviaria, bloccata dalle imprese dei malviventi.
Tre giorni dopo l’ultimo episodio, la tratta ferroviaria Ortanova-Cerignola è stata nuovamente colpita dai ladri di rame, che nella notte tra ieri e l’altro ieri hanno asportato venti metri di cavi, determinando l’interruzione della linea. La rimozione di pochi metri di rame comporta infatti, per ragioni di sicurezza, il blocco dell’intera linea: i segnali ferroviari si predispongano immediatamente al rosso obbligando i treni a fermarsi e a riprendere la marcia a velocità ridotta.
Sono rimasti bloccati per quasi mezzora quattro treni a lunga percorrenza e un treno regionale. Il ritardo avrebbe potuto essere più consistente, se non fossero intervenute immediatamente le squadre tecniche di Rete Ferroviaria Italiana che attorno alle 2.30 del mattino, hanno ripristinato gli impianti.
Domenica 18 luglio, sempre sullo stesso tratto di linea, erano stati sottratti circa quattrocento metri di cavi. L’altra notte l’attività criminosa è stata per fortuna bloccata sul nascere: grazie all’intensificazione dei controlli da parte della Polfer e di Protezione Aziendale del Gruppo FS sono stati tranciati solo venti metri.
Il magro bottino, unito al furto dei quattrocento metri di cavi di domenica scorsa, frutterà ai ladri appena cento euro. A fronte di una somma così esigua, RFI ha invece subito un danno economico pari a 25mila euro. A tanto ammontano infatti i costi di materiale, personale impiegato e manutenzione sostenuti negli ultimi giorni, cui si aggiungono le inevitabili ripercussioni alla circolazione dei treni e quindi i disagi alla clientela.
Sull’accaduto sta indagando la Polizia Ferroviaria che nell’ambito delle indagini relative al furto più consistente di domenica scorsa, ha assicurato alla giustizia quattro ricettatori. Gli agenti hanno effettuato una serie di ispezioni presso i rottamai di Orta Nova, sapendo che i ladri sono soliti conferire a questi esercizi il rame sottratto dalle linee ferroviarie che resta comunque sempre facilmente riconoscibile.
Nel corso dei controlli, il personale della Polfer ha elevato diverse contravvenzioni per la violazione delle norme in materia di sicurezza dei luoghi di lavoro e di tutela dell’ambiente. Ma il bello è accaduto quando, nel corso dei sopralluoghi, gli agenti sono entrati in uno “scasso” proprio mentre alcuni malviventi stavano smontando una BMW X5, immatricolata nel novembre scorso e rubata nel marzo successivo a Fasano.
I poliziotti hanno intimato agli uomini di fermarsi, recuperando il motore, gli sportelli, i fari, i sedili ed altri accessori, ma non il telaio che i ricettatori, ostacolando la Polizia, sono riusciti a introdurre nella pressa fino a ridurlo ad un cubo metallico. Motore, telaio ed accessori sono stati affidati in custodia giudiziale ad un terzo e l’intera area, con tutti i macchinari in essa contenuti, è stata sequestrata. Si è proceduto così all’arresto di quattro persone e alla denuncia di due in stato di libertà, tra cui un minore ucraino coinvolto dai malviventi nelle attività illecite. Tra le persone finite in manette c’è anche il marito della titolare dell’autodemolizione: i due coniugi sono ritenuti responsabili in concorso tra loro del reato di riciclaggio.

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