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Tutto la storia del massacro di San Ferdinando di Puglia

23 luglio 2010

Chiarito il movente: omicidio a scopo di rapina. Preso anche l’altro autore del duplice omicidio di San Ferdinando. È bulgaro anche lui, fratello del primo arrestato. Per non lasciare tracce hanno cercato di uccidere anche il terzo componente della famiglia

Hanno ormai un nome ed un volto, e sono stati assicurati alla giustizia, gli autori dell’orrendo massacro che la sera del 22 giugno scorso costò la vita a due bulgari, padre e figlia, trucidati a colpi di botte, pietre e bastoni nella campagna di San Ferdinando di Puglia.
Qualche giorno fa, gli agenti della Polfer di Foggia avevano tratto in arresto, mentre cercava di far perdere le proprie tracce, il primo dei due presunti assassini. Ieri è toccato al secondo, suo fratello, catturato a Roma dagli uomini del nucleo operativo e radiomobile della compagnia carabinieri di Roma Centro, in collaborazione coi militari dell’omologo reparto di Cerignola. A finire in manette è stato Demir Demirov, bulgaro di 52 anni, che è così andato a tener compagnia dietro le sbarre al fratello Asen, 43enne. L’arresto è stato ordinato dal G.I.P. del Tribunale di Foggia, dott.ssa Rita Curci che ha concordato con le risultanze investigative del sostituto Procuratore della Repubblica, dott.ssa Lidia Giorgio, titolare delle indagini, che aveva ritenuto sussistere a carico dei fratelli Demir e Asen Demirov gravi indizi di colpevolezza per l’efferato delitto commesso nel comune del Basso Tavoliere.
Secondo quanto è stato ricostruito dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Cerignola, sono stati i due fratelli a colpire mortalmente alla testa il connazionale Lyuben Tasev Pektov di 43 anni. Si è trattato di un omicidio a scopo di rapina. I due malviventi hanno colpito nell’intento di sottrarre ai loro connazionali i suoi averi, pari a circa milleseicento euro.

TANTA VIOLENZA PER PORTARE VIA 1.600 EURO
L’omicidio era avvenuto nei pressi dell’abitazione di Lyuben, un casolare abbandonato sito nella periferia di S. Ferdinando di Puglia. Subito dopo l’efferato gesto i due aggressori si erano avventati sulla figlia del padrone di casa, Lyubenova Taceva Todorka, di soli 18 anni, che in quel momento si trovava proprio all’interno del casolare. La ragazza era stata colpita più volte alla testa con un corpo contundente. I colpi erano stati letali e la ragazza era subito deceduta per gravi lesioni encefaliche.
Dalle indagini è emerso anche che dopo aver portato a compimento il duplice assassinio, i due fratelli Demirov si erano poi appostati in attesa che tornasse al casolare Bogomil Petkov, 20 anni, figlio di Lyuben e fratello di Todorka.
Bogomil avvicinatosi all’uscio del casolare è stato violentemente aggredito dai due a colpi di bastone, ma fortunatamente è riuscito a fuggire e a chiamare i soccorsi. Sul luogo del delitto sono subito giunti i carabinieri della locale stazione e personale del 118 che nulla ha però potuto fare per salvare le due vittime.
Il corpo di Lyuben era stato addirittura gettato in un pozzo profondo quattro metri nelle immediate adiacenze del casolare, mentre il corpo della ragazza, era stato spostato da una stanza all’altra. Degli autori del delitto non v’era, invece, più traccia.
Iniziava così il lavoro degli investigatori attraverso la raccolta delle dichiarazioni di Bogomil, scampato all’agguato, e la puntuale verifica di quanto da lui dichiarato. Il ragazzo aveva detto ai carabinieri che quella sera rientrando insieme al padre ed alla sorella aveva trovato presso il casolare due suoi connazionali, cittadini bulgari di origine turca, che conoscevano ed avevano ospitato per qualche giorno presso la loro abitazione.
Quella sera il gruppo s’era intrattenuto fuori il casolare mangiando e bevendo qualcosa, quando ad un certo punto, Bogomil s’era allontanato per andare a prendere dell’acqua presso una fontana pubblica. Al rientro il ragazzo, non avendo visto più nessuno fuori il casolare vi era entrato e, subito, era stato colpito violentemente al capo.
Bogomil aveva fornito ai militari altre preziose informazioni. Aveva detto ai carabinieri di ricordare soltanto i nomi di battesimo dei due: Asen e Demir, precisando il loro rapporto di parentela e l’età anagrafica.
Immediatamente iniziavano le ricerche in tutto il territorio. Sono stati sentiti diversi cittadini rumeni che dimoravano in casolari circostanti, oltre che altri bulgari che risiedono nella vicina Margherita di Savoia.

LA FAMIGLIA TRUCIDATA LI AVEVA OSPITATI
Le dichiarazioni di questi ultimi collimavano con quelle fornite da Bogomil, attestandone così la genuinità. Venivano attivati immediatamente i contatti con l’Interpol che in brevissimo tempo, grazie alla collaborazione fornita dalla polizia bulgara, comunicava le generalità complete dei due bulgari che la sera del 22 giugno erano presenti presso il casolare, teatro dell’efferato delitto.
I carabinieri sono riusciti anche ad accertare che i fratelli Demirov erano giunti in Italia il 4 giugno scorso, insieme ad altri connazionali con un piccolo pulmino a noleggio passando attraverso la Grecia.
I due era diretti a San Ferdinando in provincia di Reggio Calabria dove avrebbero dovuto lavorare nelle campagne e dove c’era un loro connazionale ad attenderli. Per un errore dell’autista erano però stati fatti scendere a San Ferdinando di Puglia. A seguito degli elementi raccolti dai carabinieri del N.O.R. di Cerignola, il GIP emetteva l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dei due fratelli. I servizi di perlustrazione delle campagne e dei centri abitati limitrofi venivano incrementati e venivano eseguite anche numerose perquisizioni presso casolari disabitati oltre che nei comuni di San Ferdinando e di Margherita anche in Cerignola, Stornara e Stornarella, nelle cui campagne vive un gran numero di cittadini neocomunitari.
Messi alle strette, i due fratelli decidevano di lasciare la Puglia. Il 10 luglio scorso era caduto nella rete delle forse dell’ordine il fratello Asen. A mettere gli investigatori sulla pista di una possibile fuga nella Capitale il fatto che il bulgaro, al momento della cattura, aveva con sé un biglietto di sola andata per Roma. I militari del N.O.R. di Cerignola attivavano così i contatti coi carabinieri della Capitale. Venivano intensificati i controlli e le pattuglie presso la stazione Termini e lungo le strade adiacenti, luoghi frequentati spesso da persone senza fissa dimora, dove Demir si sarebbe potuto confondere facilmente. La sua fuga è terminata il 21 luglio alle ore 15.00 quando è stato bloccato dai carabinieri nei pressi di via Cavour, un mese dopo l’efferato delitto.

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