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Amianto a Bovino / Un paese in subbuglio

26 luglio 2010

Il sindaco Dedda: “il Comune non può fare molto, ci aiuti la Provincia”

Un paese in subbuglio, un paese che ha paura. E neanche un paese da poco: Bovino, inserito nell’elenco dei borghi più belli d’Italia dall’Anci, paese natale di Gabriele Consiglio, l’autore più rappresentativo dell’Appennino Dauno e non solo, che al suo paese ha dedicato tante storie belle e struggenti, decantandone l’assoluta bellezza. Una volta l’ha definita la “Urbino del Sud”. Ma si tratta, adesso, di una bellezza a rischio.
La “tipicità” che è valsa a Bovino il prestigioso riconoscimento è data dai suoi ottocento portali di pietra. Tutti fatti a mano: ché questo farsi le cose a mano è la cifra dell’identità più profonda di Bovino, delle sue radici più vere. “Tutto quanto è fatto con le mani dalla pasta fatta in casa ai biscotti con le mandorle, dalla lavorazione del ferro o della pietra ai ricami, ai lavori all’uncinetto”, tanto si legge nel portale dei borghi più bel d’Italia (http://www.borghitalia.it/).
Non sono invece fatte a mano le canne fumarie dei tetti del borgo, molte delle quali (difficile conoscere il numero preciso, ma speriamo siano meno dei portali di pietra…) nascondono l’insidia che da qualche settimana sta preoccupando la popolazione di Bovino: il micidiale amianto.
Bovino è anche uno dei comuni della Capitanata in cui più ricca è l’informazione “dal basso”: siti (www.nardino.it), blog (ventoamico.leonardo.it) e facebook (Bovinesi Doc) hanno a più riprese lanciato l’allarme. La notizia, giunta da Foggia, che grazie alla mobilitazione del comitato di quartiere del piano di zona Biccari-167, e alla campagna lanciata da alcuni organi di informazione (in primis, il Quotidiano di Foggia…) si è riusciti a far rimuovere da parte del Comune alcune lastre di eternit illegalmente abbandonate in via Calmo, ha rilanciato la mobilitazione. È esploso il dibattito sullo stesso blog del Quotidiano, che per primo si è occupato della vicenda.
Chi segue quasi quotidianamente l’evolversi del fenomeno è Pasquale Garofalo, fondatore di Ventoamico. È stato lui a pubblicare nel blog una puntuale fotocronaca che, seppure non dal punto di vista statistico, chiarisce le dimensioni del fenomeno, quanto mai consistente. Secondo Garofalo, sono centinaia le canne fumarie costruite utilizzate la terribile sostanza. Tenendo in considerazione il fatto che la legge che vieta l’amianto è ormai in vigore da 18 anni, si tratta di manufatti piuttosto vetusti, e dunque a rischio. Una volta che si sfibra e viene disperso per aria, l’amianto risulta altamente tossico per la salute umana.
Eppure, nonostante la mobilitazione mediatica delle ultime settimane, pare che non vi sia ancora la consapevolezza di quanto il problema sia grave.
Esemplare in questo senso, una vicenda raccontata da Ventoamico, di cui ci siamo già occupati su queste colonne. Qualche settimana fa, Garofalo ha dato notizia delle sostituzione di una delle canne fumarie incriminate: al posto di quella di eternit, in poche ore è sorta una più moderna e salubre canna in metallo. In quella circostanza Garofalo si chiedeva che fine avesse fatto la canna fumaria rimossa, e quali procedure fossero state utilizzate. L’eternit va maneggiato per ovvie ragioni con una certa cura, non è cosa che si possa fare in quattro e quattr’otto, senza seguire un certo protocollo.
L’autore del blog temeva che la canna fosse stata abusivamente “smaltita”, semplicemente abbandonandola alla periferia dell’abitato. A dare a Garofano la “dritta” è stato il commento postato da un lettore del blog, che si firma “l’osservatore bovinese”: “Vuoi sapere che fine ha fatto la canna fumaria che è stata tolta dalla casa? Semplice: è stata riciclata! Ripassa da quelle parti e vedrai che è rispuntata la stessa canna fumaria. Secondo me il pericolo che rappresenta questo materiale è totalmente sconosciuto altrimenti non si sarebbe arrivati a tanto.”
Garofalo ha seguito il consiglio  dell’ “Osservatore Bovinese”: effettivamente la canna fumaria in eternit, sparita durante i lavori di rifacimento del tetto, a lavori quasi ultimati, è ricomparsa come per incanto sull’altro fabbricato.
“Questo ci riporta a pensare che a Bovino, – scrive Pasquale su Ventoamico – la coscienza amianto non esiste, visto che  incoscientemente si manipolano tali manufatti senza precauzione alcuna e addirittura vengono rimessi in opera ignorando completamente la legislazione che vieta la posa in opera di materiali contenenti amianto.
“Come mai nelle licenze edilizie e nei permessi di ristrutturazione non vengono messe in evidenza le norme essenziali che riguardano questo micidiale materiale, permettendo che sia manipolato e distrutto senza precauzione alcuna, o addirittura come nel caso in oggetto, riciclato? Quale migliore occasione di un restauro, per rimuovere questo materiale assassino che infesta Bovino? Noi non abbiamo possibilità e autorità di farlo…  possiamo soltanto non stancarci di ricordarlo…”
Abbiamo girato gli interrogativi sollevati da Garofalo al sindaco di Bovino, Michele Dedda. Va ricordato in ogni caso che l’ente competente a monitorare il fenomeno non è il Comune ma la Asl.
“Purtroppo il Comune non può fare molto, tenendo presente che la stragrande maggioranza dei manufatti in cui si sospetta la presenza di amianto sono di proprietà privata. Per qual che ci riguarda, abbiamo provveduto a bonificare gli immobili comunali che presentavano problemi di questo tipo. Capisco benissimo la preoccupazione dei miei concittadini, e chiederemo alla Provincia un incontro per verificare la possibilità di un intervento dell’Ente di Palazzo Dogana.”
In effetti, la Provincia ha disposto un piano per la bonifica dell’amianto. Ma pare che ancora non si siano individuati i siti su cui intervenire.
Quanto alla possibilità di inserire nelle concessioni edilizie norme restrittive sull’amianto, Dedda fa presente che “si tratta di un materiale la cui utilizzazione è vietata dalla legge, per cui sarebbe pleonastico proibire qualcosa che è già vietata. Piuttosto nel rilascio delle concessioni stiamo dettando norme severe per quanto riguarda i criteri di smaltimento dei rifiuti speciali che derivano, per esempio, dalle ristrutturazioni edilizie. Impegniamo le imprese a dirci dove e come verranno smaltiti i materiali di risulta, per prevenire una questione che a Bovino sta diventando esplosiva, e terribilmente costosa per il Comune, che deve sopportare i costi della bonifica e della messa in sicurezza i siti dove vengono abbandonati i rifiuti. È già successo anche per l’amianto.”
Sulla questione, Dedda ha inviato una lettera al Prefetto, sollecitando un incontro: le condizioni finanziarie dei comuni, dopo la stretta imposta dal Governo alle finanze locali, sono diventate particolarmente difficili. “Non possiamo farci carico e pagare con i soldi del comune, la pulizia e la bonifica di siti che vengono inquinati da imprese e cittadini”, conclude il sindaco.”
La battaglia dell’amianto va affrontata e combattuta tutti insieme, ciascuno svolgendo la funzione che gli compete (a cominciare dall’Asl). Ma anche i cittadini e le imprese locali devono metterci del loro. In termini di senso civico.
Geppe Inserra

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8 commenti leave one →
  1. Giovanna permalink
    26 luglio 2010 21:22

    CONDIVIDO IN PIENO LA LETTERA APERTA AL SINDACO DI BOVINO, SCRITTA DA BOVINESI DOC…

  2. Giovanna permalink
    26 luglio 2010 21:25

    SIGNOR SINDACO DEDDA, LA DISCARICA ABUSIVA A CIELO APERTO, è ANCHE DEI PRIVATI?
    LA DISCARICA è A 500 METRI DAL CENTRO ABITATO, A 500 METRI DALLA CASERMA DEI CARABINIERI E IN UNA ZONA, DOVE CHI PASSA CON MATERIALE DA SCARICO, SPECE SE EDILIZIO, NON PASSA CERTO INOSSERVATO. LEI RACCONTA FORSE BALLE???

  3. VINCENZO permalink
    28 luglio 2010 00:26

    CERTO CHE il nostro Sindaco si è davvero lavato le mani come Pilato, e come esperto di palle,
    l’ha passata volentieri alla Provincia, per non fare goal.
    Poi, quando va a veder la sua squadra, li, vuole sempre i goal.
    SINDACO, se non sa giocare bene al pallone, si compri pure l’amianto privato e ce lo tolga dal paese, senza perdere tempo. Non le pare?

  4. VINCENZO permalink
    28 luglio 2010 00:36

    Pur se i cittadini, ci vogliono mettere del loro, in termini di senso civico, e devono farlo, perchè vogliono farlo, Sindaco, perchè il comune, non individua una zona nel territorio di Bovino ,dove gettare scarto di materiale edile non pericoloso?
    sign Sindaco, perchè il comune non si attiva e coordina delle soluzioni per i cittadini, su cosa fare per rimuovere in sicurezza l’amianto?
    -Da subito, perchè non fa bonificare quella discarica a cielo aperto?

  5. 31 luglio 2010 11:26

    Egregio Sindaco Dedda, ci faccia un piacere, non dica sciocchezze, anche se i manufatti in cemento-amianto sono di privati, se Lei vuole, con una semplice ordinanza a Sua firma, può
    obligare i Suoi concittadini al rispetto delle norme di tutela della salute pubblica, ma siccome non è in grado di farlo, passa la palla alla provincia.

    • quotidianofoggia permalink*
      3 agosto 2010 17:32

      Ci corre il dovere di precisa che le cose non stanno, questa volta, come scrivono i Bovinesi Doc. Come scriviamo diffusamente in questo articolo il compito dell’accertamento della sussitenza del rischio e della segnalazione al Comune spetta in ogni caso all’Asl, alla quae devono anche essere inviate eventuali denunce.

  6. Bovinesi doc permalink
    4 agosto 2010 15:00

    Cari amici del quotidiano di Foggia, distinguete bene per favore, ci siao noi, Bovinesi doc
    e poi ci sono i Bovinesi D.O.C. si distinguono da noi, con il D.O.C. maiuscolo e con i punti, quindi il commento precedente al vostro, non è il nostro di Bovinesi doc , ma appartiene a Bovinesi D.O.C. Saluti

  7. Bovinesi doc permalink
    4 agosto 2010 15:08

    Per il caso amianto Bovinese, se spetta in ogni caso all’Asl la competenza sul monitoraggio ambientale e dichiarare l’urgenza di rimuoverlo,e sempre all’ASL devono anche essere inviate eventuali denunce, BENE, adesso che il comune sa, perchè non scrive all’ASL, affinche intervenga tempestivamente?

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