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Pronto Soccorso Foggia / Una storia collettiva di dolore e inefficienza

26 luglio 2010

Tantissimi i commenti sul blog e su Facebook al reportage del Quotidiano sui disservizi dell’importante presidio cittadino
Non avrei mai pensato che il mio racconto sulla disavventura occorsami al pronto soccorso degli Ospedali Riuniti di Foggia suscitasse tanta passione, e tanti commenti. È come aver scoperchiato il vaso di Pandora, come se fosse improvvisamente venuto alla luce qualcosa di cui tutti sapevano, di cui monti erano rimasti perfino vittima, ma senza che tutto questo fosse divenuto “notizia”.
Ha ragione Carmine de Leo, giornalista e saggista più propenso ad occuparsi del passato che non del presente, ma che però vede bene l’attualità quando afferma: ” cari amici, il problema è che non bisogna aspettare di finirci, al pronto soccorso, per parlarne.”
Ed anche un altro fine osservatore della realtà, quale Antonio G. del Vecchio osserva: “Il primo che commenta questa vicenda con un “cosa c’è di strano” venga colpito da anatema. È un vaudeville assurdo, che va in scena troppo spesso nei nostri ospedali.”
Già: il problema (un problema che riguarda, direttamente e in prima persona noi giornalisti) è anche quello di non riuscire più ad indignarsi, ad incazzarsi. La malasanità fa notizia soltanto se ci scappa il morto, o la denuncia, quando diventa cronaca nera, o giudiziaria. Ma passa sotto silenzio la malasanità quotidiana, quella dei servizi che non funzionano e che scadono a standard africani (con tutto il rispetto per l’Africa), e di cui sono tutte vittime: non soltanto i pazienti, ma anche i medici, gli infermieri, le guardie giurate. Tutti in prima linea.
Oppure come cronisti facciamo l’errore di seguire le vicende che poi raccontiamo ai lettori con un eccessivo distacco, che ovviamente viene meno quando, come è successo a chi scrive, diventi “uno tra i tanti”, e con un dito tagliato che perde sangue devi aspettare ore in quell’inferno, finché non perdi la pazienza e vai a farti rattoppare a Lucera.
Il pendant della disabitudine ad incazzarsi è dato dalla rassegnazione, antico vizio di questa terra, e del Mezzogiorno. Dai commenti affiorano tante altre storie piccole e grandi, tante altre testimonianze che chissà perché non erano mai venute fuori, non erano mai state denunciate.
Tante da comporre un puzzle raccapricciante. Ecco quanto ha scritto Michele del Carmine, esponente sindacale ed ex assessore al comune di Foggia: ” Hai perfettamente ragione, Geppe, il nostro pronto soccorso non è un punto di eccellenza. Io per via di una ernia iatale, spesso sono corso lì,  dove ho potuto notare molte incongruenze. Ma un mese fa mi è successa una una cosa assurda.  Al pronto soccorso mi hanno invertito il tracciato fattomi al cuore con quello di un’altra persona. Mi hanno tenuto ricoverano in terapia intensiva per tre giorni,  facendomi anche la coronografia. Ma per mia fortuna era solo un dolore intercostale, io mi sono preoccupato e spero abbiano almeno chiamato l’altra persona che aveva problemi al cuore.”
Ecco, invece, quanto racconta Antonia Totaro: “mi è capitata la stessa cosa, anch’io sono andata via, con l’unica differenza che la ferita a me era al naso e che sono stata medicata da mia figlia. La sola consolazione alla mia disavventura sono stati i complimenti fatti a mia figlia dal medico di famiglia il giorno dopo.”
Anche colleghi giornalisti come Michele Campanaro hanno la loro disavventura da raccontare: “Perché circoscrivere l’argomento alla carenza di personale? aggiungerei alla questione anche la carenza professionale del personale. Qualche anno fa, per miei problemi seri di pressione mi recai al Pronto Soccorso, dove lo smistamento, in quella occasione, veniva gestito dalla guardia giurata di turno. Fui costretto dopo tre ore di attesa a notare come “lo smistamento” funzionasse assai poco, tanto che mi alterai, per avere la prestazione richiesta, con la conseguenza che la pressione divenne ancora più alta. Feci formale protesta, ma no ebbi alcun riscontro. Il Pronto Soccorso dovrebbe essere la punta di diamante di una struttura ospedaliera.”
In tutti gli interventi, il pronto soccorso evoca cattivi ricordi. Qualcosa che si tende addirittura a rimuovere, come nell’intervento, toccante e pieno di senso civile di Filomena Casoli, che scrive: “caro Geppe, è triste leggere il tuo puntuale racconto di incubo vissuto al pronto soccorso di Foggia, anche perché di questi incubi ne ho ricordo anch’io per alcuni casi che hanno visto coinvolta la mia famiglia. Il fatto è che quando ci succede, e poi ne usciamo, come tutti gli incubi cerchiamo di rimuoverli dalla nostra memoria. Apprezzo invece la tua denuncia e credo che se tutti facessimo lo stesso qualcosa potrebbe cambiare. Certo la colpa non è del personale del pronto soccorso che purtroppo paga anche le conseguenze di un sistema sanitario che crede ancora che i pazienti sono tali perché “hanno pazienza” non perché patiscono.”
Ecco invece una testimonianza dall’interno, di una dottoressa che al pronto soccorso ci ha lavorato (anche se non a Foggia) vivendo un’esperienza così problematica da rinunciare al rinnovo del contratto. È Anny Sassanelli: “che tristezza, ancora mi da i brividi, leggere quel che accade in un pronto soccorso gestito male… ci ho lavorato per 2 anni, e ti assicuro che non è bello nemmeno dall’altra parte della barricata. Non è un lavorare sereno per noi medici, per gli infermieri, per gli assistenti sociosanitari, perché tu ti prepari, a casa, e decidi di andare come sempre a svolgere la tua missione (e voglia Dio che sia ancora tale, per tanti miei colleghi, invece di diventare un normale “lavoro”), ma quando esci di casa, appunto, per qualche attimo, la tua corteccia frontale non si aspetta di dover compiere una ” missione impossibile”.  È terribile! ho mollato, persino io, che adoro la trincea, la lotta quotidiana, lo spaziare dall’ictus, al diabete, alle emorroidi, senza annoiarsi mai….ho mollato. perché il pronto soccorso ti ammazza, e non solo se sei un paziente, anche se sei un medico che lì ci lavora…
Come te, tante volte mi son chiesta dove sia il gap. Al primo posto ci metterei la cattiva gestione… il triage che non sempre è fatto da personale competente, la sala triage inesistente e spesso sovrapposta logisticamente alla sala d’attesa dovrebbero essere 2 ambienti distinti).
“Al secondo posto -prosegue la dottoressa Sassanelli –  la carenza di personale medico, infermieristico, di ogni genere assistenziale, perché non puoi mantenere rapidità, lucidità, professionalità, garbo, cortesia e, persino, umanità, se sei costretto a lavorare come uno schiavo… non puoi azzeccare tutte le diagnosi se nello stesso ambulatorio devi vedere quello dissociato, quello ubriaco, quello con l’infarto, quello col dito che sanguina perché, proprio come mi è venuto qui di getto mentre scrivo, diventa.. “quello”: cessa di essere un povero cristo che ha bisogno di te, e diventa il quinto verde che devi rapidissimamente mandare a casa. Lavori col fiato sul collo, col caldo che ti risucchia appena apri la porta, con le urla che percepisci, spesso, dietro quella maledetta porta… e santo Dio…. mi dicevo…volevo solo occuparmi di loro, nel miglior modo di cui son capace…che diavolo sta succedendo?”
La grande onestà intellettuale di Anny la conduce ad una scelta nobile, ma tutto sommato dolorosa: “ho rifiutato il rinnovo al pronto soccorso perché mi son accorta che facevo male il mio lavoro, o meglio, lo facevo al meglio, ma sotto il mio standard di qualità. Ho bisogno di chiacchierare qualche minuto col povero Cristo di turno, e non sentirmi al banco salumeria… Inoltre mi chiedo: perché si pagano fior fior di turni aggiuntivi ai titolari di pronto soccorso, invece di assumere alcune unità in più? ogni turno aggiuntivo è retribuito a 700 euro lordi e dunque basterebbe risparmiare 3 turni aggiuntivi per pagare un altro stipendio. Bah.
Al terzo posto, last, but not least, l’utenza: il 90% delle prestazioni di pronto soccorso non sono da pronto soccorso, questo dicono le statistiche. Il 90% sono codici bianchi, cioè non da pronto soccorso. Dove vanno, chiedevi, di venerdì notte? alla continuità assistenziale, cioè alla guardia medica, che è lì apposta ( …io suturavo pure, in guardia medica), oppure dal proprio medico curante il lunedì mattina…perché, ti assicuro, la gente va al pronto soccorso per la puntura di insetto avvenuta 3 giorni prima, o per la vulvovaginite perdurante da 7 giorni, o per il mal di pancia che va avanti da un mese, o per l’otite già sotto antibiotico, e così via dicendo. E se li facessimo pagare, tutti, tranne i gialli e i rossi?”
Pagare un ticket per farsi suturare un dito? Potrebbe essere un’idea: ma a patto di non dover aspettare tanto tempo, per ottenere l’assistenza, insomma di poter usufruire di un servizio decente. Anny Sassanelli risponde anche alle considerazioni di Campanaro circa il ruolo del “pronto soccorso” come punta di dimenate di un ospedale. La dottoressa è scettica, a riguardo: la punta di diamante? l’organico del pronto soccorso è fatto, nell’80% dei casi, da giovanissimi medici neolaureati, proprio perchè è un lavoro fortemente usurante. Ho fatto il mio primo turno in pronto soccorso esattamente un mese dopo l’abilitazione. Oggi, col senno di poi, mi do della matta, ma tant’è! quando dissi al mio tutor della scuola di specializzazione della proposta ricevuta, lui mi risposte, lapidario: bene! ottima trincea! bere o affogare, lì diventerai un buon medico! e in effetti studiai da matti, corsi di elettrocardiografia, di neurologia, di rianimazione avanzata… e mi trovai catapultata in un pronto soccorso in cui non esistevano nemmeno gli anestesisti, che erano solo reperibili al bisogno…Ci vorrebbe una università che funzioni meglio, studenti più coscienziosi, e meglio selezionati per attitudini specifiche, docenti universitari preparati e giunti alla loro carriera per meriti e non per parentele, una scuola di specializzazione dell’emergenza e della chirurgia di urgenza. Potremmo andare avanti all’infinito…ma senza giungere da nessuna parte! In realtà, secondo me, come in tutte le cose, basterebbe un po’ di buon senso da parte di chi ci governa, di chi compila le graduatorie, di chi seleziona il personale, di chi amministra i soldi pubblici, di noi medici, infermieri, e, diciamolo, di tutti i pazienti. Ma è una strada lunga.”
Ad Anny risponde Michele Rampino: “Anny ha descritto mirabilmente l’altra parte della barricata. Ma il problema centrale mi pare resti quello della carenza di personale al pronto soccorso. Perché non prevedere più persone?
In casi di urgenza come venerdi perché non si rende possibile richiamare i medici dei reparti che fanno il pisolino di notte a scendere in trincea? Dobbiamo premere affinché si lavori per migliorare l’efficienza altrimenti saremo sempre carne da macello. L’articolo di Geppe va in questo senso, diffondiamolo più che possiamo!”
Un’altra testimonianza dall’interno è quella di Salvatore Valerio.
“Ho letto molto attentamente l’articolo dello sfortunato Geppe Inserra e in verità non ho trovato grosse novità e quindi cose nuove di una certa rilevanza; parlo in quanto “addetto ai lavori”, svolgo da 28 anni l’attività di informazione medico scientifica, quel lavoro che consiste nel presentare ai medici le novità e gli aggiornamenti in campo farmacologico, lavoro che ci mette a contatto con le non sempre esaltanti realtà del mondo sanitario specialmente quello ospedaliero.Mi esprimo così non per criticare l’operato professionale dei medici di cui in massima parte apprezzo molto il loro lato umano oltre quello professionale. Ma allora attualmente dove sta’ il problema?
Non è solo quello atavico dell’organizzazione (ricordo che solo qualche anno fa la guardia giurata operante al pronto soccorso dei Riuniti di Foggia era colui che si improvvisava infermiere (quando non addirittura medico) e che smistava i pazienti (quando ancora non era operativo il metodo del triage) chiedendo spesso in dialetto ” tu che tin”? Ed il paziente di rimando :”magghje rott’ na gamb”.
Vernacolo a parte posso garantirvi che la scena non era affatto comica o simpatica, ma esprimeva tutta la sua reale drammaticità.
La verità è che queste importanti figure professionali quali appunto sono i medici, sono spesso svuotate da ogni professionalità e prese sempre più da assilli burocratici , che sottraggono tempo da dedicare al paziente.Vogliamo poi parlare anche dei risparmi che ormai le Regioni, quasi tutte indebitate, (noi in Puglia abbiamo un esempio di indebitamento sulla sanità di alto livello) attuano e che costringono a ridurre non solo i posti letto di vari nosocomi, ma addirittura di gestire un pronto soccorso con un bacino di utenza potenziale di circa duecentomila persone con soli tre medici.
Potrei continuare dicendo che tutti questi “risparmi” o tagli vanno a discapito del cittadino che si sente spesso privato di un suo diritto, quello alla salute, sancito dalla stessa nostra Costituzione.
Quando poi apprendo che i dirigenti ASL che gestiscono gli Ospedali Riuniti di Foggia hanno, attraverso un atto deliberato dalla scorsa giunta regionale, che è poi contigua a quella attuale, si sono aumentati lo stipendio (già elevato) di diverse decine di migliaia di euro l’anno , mi vengono tanti cattivi pensieri.”
Davide A. Leccese, presidente del Consorzo Universitario, nonché egli stesso giornalista, avanza una proposta secca e condivisibile: “Gira la pagina al Direttore Sanitario e chiedi una risposta.”
Lo faremo, e non soltanto questo, perché le reazioni al primo articolo stanno componendo una sorta di storia collettiva. Riunirò il tutto in un dossier, inviandolo a l’ufficio per le relazioni con il pubblico ed alle “competenti autorità”. D’accordo con l’idea di Leccese è anche un altro giornalista, Nico Baratta: “Sono in perfetta sintonia con quello che ti ha consigliato Davide Leccese, anche se a volte ti verrebbe voglia di…  Il Pronto (lunghissimo) Soccorso di Foggia è da sempre un mistero fra burocrazia e intervento. Tempi molto lunghi e carte su carte.
Per fortuna che bambini e casi urgenti hanno la precedenza. Anzi, bambini con patologie particolari… altrimenti…”
Altrimenti, come ho potuto personalmente testimoniare nell’infausta notte di venerdì scorso, i bambini “codici verdi” vengono fatti aspettare come tutti gli altri, fa niente se piangono e si disperano, oppure se basterebbe esaminarli soltanto superficialmente, visto che speso il pronto soccorso ne dispone poi il trasferimento o il ricovero nel reparto di pediatria.
Baratta prosegue raccontando un caso di cui è stato diretto protagonista: “Tre anni fa portai le telecamere di Teleradioerre per denunciare un disservizio, poi ripristinato (come si poteva ben capire dopo l’effetto mediatico). Nell’occasione ebbi le scuse dei dirigenti dei piani superiori, ma ciò non toglie che il disservizio c’era e non era conosciuto dai dirigenti, solo da chi era in zona. Pazzesco!”

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One Comment leave one →
  1. luca permalink
    26 luglio 2010 20:03

    giro la puglia penso che ospedale di foggia,sia il piu orrendo !!! fatevi un giro a brindisi,lecce..taranto..barletta..da fuori ti accorgi del decoro,ect..a foggia entrata in ospedale la scritta sbiadita.. una VERGOGNA!!!!

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