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Il caso dell’amianto a Bovino / Il sindaco alla città: parliamone, ma seriamente

1 agosto 2010

“La lettera aperta dei cittadini mi ha colpito e addolorato, perché lascia intendere che il sindaco di Bovino abiti sulla luna, e non incontri la cittadinanza. Approfitto invece ancora una volta dell’ospitalità concessami dal Quotidiano per ribadire la mia totale disponibilità al confronto sulla delicata questione dell’amianto, che come primo cittadino mi sta a cuore, e che ritengo sia un problema serio, da affrontare uscendo dalla polemica.” Così il sindaco di Bovino, Michele Dedda, incontrando i cronisti del nostro giornale, a margine della conferenza stampa di presentazione dei Centri Visite dei Monti Dauni, svoltasi l’altro giorno.

Il primo cittadino dà atto al nostro giornale di essersi sforzato di costruire un clima di dialogo attorno alla complessa questione dell’amianto, ma rileva che il confronto non può essere affidato ai commenti ed ai post più o meno polemici e velenosi che in questi giorni sono stati pubblicato sui gruppi di Facebook e sui blog che si stanno occupando della vicenda.

Michele Dedda ci sollecita anche a fare chiarezza sulle competenze istituzionali in materia di amianto, e riteniamo sia doveroso farlo, proprio per cercare di aprire una concreta prospettiva di dialogo e di confronto. Ribadiamo quanto abbiamo scritto ieri, a proposito di una vicenda per certi versi analoga a quelli bovinese: la vertenza che contrappone il Comune di Sannicandro Garganico all’associazione che gestisce il Museo Etnografico, culminata nello sfratto intimato dalla civica amministrazione ai volontari dei Museo ed alla conseguente, puntuale campagna su Facebook.

Così come succede a Bovino, il problema vero di Sannicandro è che nella vertenza che si trascina da mesi le parti non hanno mai trovato il tempo ed il modo di incontrarsi, di confrontarsi, di esporre le rispettive ragioni. Cerchiamo dunque di fare chiarezza.

Cominciando col dire che il problema è serio, perché fino a non molti anni or sono, l’amianto veniva considerato un minerale dalle eccellenti proprietà chimico-fisiche di isolamento termico ed elettrico, e pertanto veniva diffusamente utilizzato nell’edilizia.

Ben presto però se ne scoprì la pericolosità legata alle microfibre che lo compongono e presenti soprattutto in manufatti realizzati da malta cementizia (composto di cemento ed amianto: eternit). È’ stato provato che sono sufficienti esposizioni di breve durata per aumentare esponenzialmente il pericolo di sviluppare il cancro ai polmoni ed alla pleura (mesotelioma).

Il pericolo è legato essenzialmente alla manipolazione o rimozione di materiali in eternit (materiali in fibrocemento), soprattutto quando sono mantenuti in un pessimo stato di conservazione e si notano sui manufatti stessi lesioni e parti erose.

I criteri da osservare per bonificare aree colpite dal fenomeno sono pochi, chiari anche se complessi da attuare, in quanto costosi.

In primo luogo, i manufatti devono essere rimossi e smaltiti solo se deteriorati o con microlesioni. Se non versano in tali condizioni, la rimozione è rimedio peggiore del male che si intende curare. Per essere ancora più dettagliati a precisi, i principali indicatori utili per valutare lo stato di degrado delle coperture in cemento-amianto, in relazione al potenziale rilascio di fibre, sono la friabilità del materiale, lo stato della superficie ed in particolare l’evidenza di affioramenti di fibre, la presenza di sfaldamenti, crepe o rotture, la presenza di materiale friabile o polverulento in corrispondenza di scoli d’acqua, grondaie, ecc. e, infine, la presenza di materiale polverulento conglobato in piccole stalattiti in corrispondenza dei punti di gocciolamento. Gli studiosi indicano in una ventina d’anni il periodo di venustà entro il quale i materiali in amianto non danno problemi.

L’altro criterio (che pare sia stato scarsamente osservato a Bovino, dove le operazioni di smaltimento dei materiali edilizi avvengono, come dire, con una certa disinvoltura) generale è che la bonifica deve avvenire ad opera di personale qualificato e ditte con certificazione di qualità.  È appena il caso di aggiungere che è assolutamente vietato riutilizzare le parti rimosse sia per uso personale che per la vendita. Vista l’alta nocività del materiale, lo smaltimento delle parti in eternit va eseguito in apposite discariche autorizzate. Non sono ammesse altre tecniche di smaltimento quali incenerimento, frantumazione, interramento, ecc.).

Da quanto abbiamo detto fin qui, prima di farsi prendere dal panico, sarebbe opportuno monitorare con attenzione il centro abitato, per verificare quali sono le situazioni maggiormente critiche, cioè dove i manufatti di amianto presentano effettivamente le caratteristiche che ne rendono necessaria la rimozione.

Ma chi fa cosa? Se si individua un manufatto di amianto chi deve provvedere alla rimozione? La norma a riguardo è piuttosto chiara, ma di complessa applicazione: se il degrado è riconosciuto evidente gli oneri della rimozione incombono al proprietario dell’immobile, sia privato che ente pubblico.

A chi spetta, allora, valutare l’entità del degrado? La norma che disciplina la materia è il DM 6/9/94, che a riguardo non dice nulla di preciso. I giuristi ritengono dunque che, per estensione e per analogia, la stessa responsabilità che ricade sui proprietari per quanto riguarda la rimozione interessi anche l’aspetto relativo alla valutazione del degrado che ricade tra i compiti del proprietario o dell’amministratore di condominio. Nessuna sanzione è stata però prevista a tutela del presunto obbligo di valutazione, e questo spiega come, in assenza di alcun termine perentorio, sia ancora molto limitato il numero dei soggetti che si sono autonomamente mossi per assolvere questa incombenza.

Com’è accaduto a Bovino, nella maggior parte dei casi avviene quindi che il problema venga sollevato da chi si trova a dover fare i conti con questa presenza scomoda a pochi passi da casa, se non dalle proprie finestre.

I soggetti che vengono chiamati in causa sono generalmente l’Arpa (l’agenzia regionale ambientale), l’Asl e il Comune. E vediamo quali sono i compiti di queste diverse istituzioni. L’Arpa ha solo compiti analitici, sempre se sia a ciò richiesta. Il vero soggetto attuatore delle disposizioni in materia di amianto è la Asl ed in particolare il Servizio Igiene Pubblica se si sta parlando, come nel nostro caso, di un problema che riguarda la collettività, e del Servizio di Prevenzione e Sicurezza sugli Ambienti di Lavoro se il problema riguarda la tutela della salute dei lavoratori. Va precisato che anche l’Asl non è tenuta a svolgere quella valutazione del degrado di cui abbiamo detto prima: i suoi compiti si limitano a richiamare l’obbligo a carico del proprietario dell’immobile.

È dunque opportuno che le segnalazioni riguardanti il rischio di amianto, opportunamente circostanziate (nel senso che occorre indicare il sito preciso su cui insiste il manufatto a rischio), vadano indirizzate all’Asl che dovrebbe, a questo punto, disporre per lo meno un sopralluogo.

Essendo l’accertamento del rischio una competenza dell’Asl, e non del Comune il sindaco può intervenire soltanto su espressa e precisa segnalazione dell’ente sanitario, ed una volta che questo abbia effettivamente accertato l’esistenza di un rischio specifico. Ricevuta la segnalazione dell’Asl – e soltanto in questo caso – il sindaco emana un’ordinanza con cui assegna al proprietario un termine per la rimozione dell’amianto.

Date queste premesse, non dovrebbe essere a questo punto particolarmente difficile trovare un punto d’equilibrio: sedersi attorno a un tavolo e confrontarsi sulle cose da fare per tutelare Bovino dal rischio amianto. Senza polemiche, senza pregiudizi.

Luciano Ventura

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