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La croce dei furti di rame

6 agosto 2010

Black out a Bovino per il furto dei cavi telefonici . Scoperta una fonderia a Manfredonia . Ancora una volta arrestati rumeni. Si sospetta ormai l’esistenza di una vera e propria organizzazione dedita a questo tipo di reato

Non solo cronaca nera. La storia dei furti di rame che imperversano in provincia di Foggia non può essere derubricata, limitandola alle gesta di qualche balordo o di stranieri che sbarcano il lunario rubando i preziosi cavi. È anzi una storia amaramente esemplare dell’elevatissimo prezzo che lo sviluppo economico e civile paga all’illegalità, alla criminalità piccola e grande.

Un’intera cittadina, Bovino, è rimasta ieri isolata per diverse ore per il furto dei cavi di rame che collegano ed alimentano le linee telefoniche. Soltanto nel primo pomeriggio i tecnici della Telecom hanno ripristinato il guasto.

Qualche anno fa, si è registrato il caso limite di un’azienda, ubicata nelle campagne del Subappennino Dauno, che stava quasi per chiudere i battenti, a causa delle frequentissime interruzioni delle linee telefoniche, che sono come il pane per un’azienda che quotidianamente deve stare sul mercato.

Quanto costano alla Telecom gli interventi di ripristino dei guasti? Ma non è soltanto la società telefonica ad essere colpita.

Qualche settimana fa, i dirigenti dell’ENEL, disperati per i continui furti che sono costretti a sopportare, si sono rivolti addirittura al prefetto per sollecitare interventi che però risultano di difficile attuazione: con un territorio che purtroppo pullula di malviventi, non si può pensare di presidiare anche i pali elettrici e telefonici.

Chi invece presidia le linee è la Polfer, che è tra l’altro il corpo più “vocato” nel perseguire i responsabili di questo tipo di reato, in quanto la rete ferroviaria è sicuramente la più colpita dalle imprese dei malviventi.

Il fenomeno riguarda l’intero territorio nazionale, ma si ha la sensazione che il fenomeno sia particolarmente virulento proprio in provincia di Foggia, dove ormai quasi quotidianamente la cronaca registra furti che, per fortuna, spesso si concludono con l’arresto dei responsabili. Nella maggior parte dei casi i responsabili sono stranieri, soprattutto rumeni.

La sensazione è che siamo in presenza di una vera e propria “strategia” di attacco al metallo rosso. Qualche settimana fa, i Carabinieri  hanno sventato il furto delle lamelle di rame che ricoprono il tetto del complesso polisportivo di Faeto: i militari sono riusciti a sventare la sottrazione del tetto, essendo giunti sul posto mentre i malviventi avevano caricato il materiale asportato sull’automezzo preposto al trasporto.

Che i furti di rame alimentino ormai un vero e proprio indotto è confermato dagli ultimi episodi che lasciano pensare ad un vero e proprio salto di qualità compiuto dal malviventi specializzati nel furto del metallo rosso. L’altro giorn sono stati tratti in arresto a Chieuti una coppia di giovani rumeni che avevano sottratto diversi chilometri di cavo alle linee di alta tensione dell’ENEL, provocando tra l’altro il black out nella frazione di Marina di Chieuti. I militari hanno rinvenuto, abilmente nascosti ed interrati, migliaia di cavi. La banda era particolarmente organizzata: i Carabinieri hanno posto sotto sequestro un furgone e due autovetture che servivano per il trasporto dei ladri e della refurtiva.

A Manfredonia, all’interno di un vecchio casolare abbandonato in località “Colonnella” nella campagne del centro sipontino. La polizia ha scoperto una vera e propria fonderia clandestina, il cui scopo era appunto quello di riciclare i cavi provento di furti, e di immetterli in commercio.

Quando gli agenti hanno fatto irruzione nel locale hanno trovato all’opera due rumeni (una giovane donna di 21 anni ed un suo connazionale di 28) intenti a fondere le “trecce” del metallo rosso. Per entrambi sono scattate le manette con l’accusa di ricettazione, ma gli inquirenti sono convinti che si tratti di due “pesci piccoli” in seno ad un’organizzazione che dev’essere ormai molto ramificata.

Solo qualche giorno fa, proprio la linea ferroviaria che collega Manfredonia al capoluogo era stata bersaglio di un clamoroso furto: circa 7 i chilometri sottratti, con il conseguente blocco della circolazione dei treni per diverse ore, e i passeggeri costretti a proseguire il viaggio a bordo di un pullman.

Nel casolare abbandonato sono stati recuperati dagli agenti di polizia anche alcuni cavi dell’Enel, circostanza che a giudizio degli inquirenti lascia supporre che l’altoforno fosse stabilmente utilizzato per il riciclaggio della refurtiva. Per rimuovere tutto il materiale metallico depositato nel casolare è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco, in quanto parte della refurtiva era già stata immessa nel forno ed era pertanto incandescente.

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