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Il Falso Movimento ha chiuso. Irremovibili la curia e il parroco, adesso si pensa al futuro

27 agosto 2010

Il racconto dell’ultime ore dello storico cinema d’essai cittadino. Perché la vertenza è stata un’occasione perduta dalla città. Quel che riserva il futuro: Mauro Palma riapre, ma all’Università.

Non c’è nulla di epocale nell’ultimo atto del Falso Movimento. Il rito della restituzione delle chiavi al “legittimo proprietario dei locali”, il parroco della Cattedrale, si consuma in fretta. Perfino prosaicamente. Il prelato si cimenta soltanto in un rapido controllo per verificare il buon funzionamento degli scarichi dei bagni, e poi la parrocchia torna in possesso dei locali che per mezzo secolo e passa erano stati concessi in fitto alla famiglia Palma: all’inizio c’era stato l’indimenticabile Giustino, con la Sala Farina, quindi, dal 1978, suo figlio Mauro, con il Falso Movimento.

Trentadue anni di storia della vita culturale cittadina si chiudono così, in silenzio, senza i riflettori di quei mass media che pure alla vertenza dello storico cinema d’essai cittadino avevano riservato parecchia attenzione. Così si consuma una sconfitta collettiva. Il destino, o più precisamente la sentenza pronunciata dal tribunale di Foggia  che ha sancito la conclusione del rapporto contrattuale che legava Mauro e la parrocchia, ha fatto il suo corso. Rien va plus.

Dell’ultimo atto di vita del Falso Movimento non sono stato testimone oculare. Avrei voluto esserci, ma con Mauro ci siamo inseguiti vanamente per diversi giorni. E proprio quando non ce l’aspettava ci siamo ritrovati. Casualmente, sulla spiaggia di Vieste, in una ventosa domenica mattina, io che gioco con i miei nipotini, Mauro che legge Foggiani di Gioacchino Rosa Rosa, che dovrà presentare qualche giorno dopo al cospetto di Renzo Arbore, nella serata voluta dal Comune.

Il sottotitolo dell’opera di Gioacchino è amaramente paradigmatico di un certo modo di concepire la vita dei nostri concittadini. Potrebbe fare da sfondo alla vertenza del Falso Movimento: Chi siamo, da dove veniamo e perché non arriveremo mai…

A FOGGIA CONTENITORI CULTURALI SEMPRE PIÙ PRIVI DI CONTENUTI

Ed è Mauro a raccontarmi le ultime ore del suo cinema. “Ormai – gli dico – siamo due ex: tu ex direttore di quello che è stato uno dei più importanti presidi culturali cittadini, io ex coordinatore del comitato che si è battuto per scongiurare la chiusura.”

A nulla sono servite le migliaia di firme della petizione popolare raccolte dal comitato, e perfino la delibera del consiglio comunale. A nulla è servito l’happening per salvare il Falso Movimento, di cui qualcuno ha detto che ha trasformato Foggia in una città europea, e in cui artisti, musicisti, cineasti, teatranti ed altri soggetti culturali cittadini hanno espresso la loro solidarietà al Falso Movimento e rivolto il loro ultimo disperato appello all’arcivescovo.

Neanche ad aprire uno spiraglio, a rimettere in piedi una trattativa che in fondo non si è mai neanche aperta, si è tutta consumata nelle sedi giudiziali.

La speranza è che la parrocchia mantenga almeno quanto annunciato, che la sala di via Campanile ospiti altre cose, altre iniziative, in una città i cui contenitori culturali stanno diventano sempre più vuoti, come testimonia la vicenda del Teatro comunale Giordano,: il restauro avrebbe dovuto essere completato da due anni, ma si sta protraendo al di là di ogni più pessimistica previsione.

Quel che non è stato compreso, di questa storia, di questa vertenza, è che in ballo non c’era soltanto il futuro del Falso Movimento, ma un certo modo d’essere della città, quella città che negli ultimi decenni aveva restituito dignità e vivibilità al centro storico ed alla piazzetta. Quando Mauro aveva deciso di riconvertire la vecchia Sala Farina in cinema d’essai, dandogli il nome del film di Win Wenders, nome bellissimo che è metafora stessa del cinema e della finzione che lo sottende, erano stati in molto a dargli del pazzo.

Allora il centro storico era una zona poco frequentata, perfino malfamata. Ma quella di Mauro Palma fu una scelta lungimirante, fatta col cuore, perché lui nel centro storico ci viveva da sempre. Nessuno avrebbe potuto presagire che di lì a qualche anno la movida foggiana vi avrebbe messo le tende.

Ma adesso, purtroppo, le cose stanno cambiando.

LA PIAZZETTA SI STA DESERTIFICANDO

“Non siamo soltanto noi a chiudere – osserva Mauro – anche Enzo Diliso (titolare di un’altra coraggiosa impresa culturale ubicata in piazzetta, Edicolè, n.d.r.) sta per chiudere. Noi abbiamo chiuso per finita locazione, Edicolé sta per chiudere per mancanza di pubblico. Perché il pubblico della piazzetta è cambiato, adesso è frequentata da giovanissimi che in libreria non ci entrano nemmeno per scommessa. Non se la passano meglio alcuni locali che avevano cercato di investire  qualcosa in direzione della cultura e dell’intrattenimento. Se vogliamo, in un certo senso, il Falso Movimento era l’ultimo baluardo.”

Per questo sono convinto che la vertenza del Falso Movimento sia stata un’occasione perduta, per la città. Non si trattava di convincere la parrocchia e la curia a rivedere il loro atteggiamento, a concedere il rinnovo del contratto di locazione o una proroga che salvaguardasse comunque la continuità delle iniziative culturali, ma di avviare una riflessione comune sui luoghi della cultura, su come essi si vadano organizzando adesso in città, e se siano effettivamente rappresentativi o no della cultura, perché sta qui il drammatico equivoco in cui è caduta una parte della città. Una multisala e tredici schermi non sono in se stessi un contenitore culturale, possono diventarlo se oltre  a programmare film distribuiti dalle multinazionali ed a vendere patatine e pop con, scelgono anche di produrre eventi culturali, e non è questo il caso di Foggia.

“Me ne sono accorto a mie spese, visto che in quella multisala ci ho lavorato. All’inizio pensavo che almeno una delle sole potesse essere destinata ad una programmazione d’essai. Ma non è stato così”, osserva Mauro.

MULTISALA, INTRATTENIMENTO MA NON CULTURA

Nella logica dell’esercente della multisala (ovviamente rispettabile) l’offerta punta più all’intrattenimento, che non alla cultura vera e propria. Sono altri, a cominciare dalle istituzioni locali, che dovrebbero preoccuparsi di questo evidente ed inquietante vuoto che si va producendo nel luogo deputato alla produzione che, sotto ogni latitudine, è il centro cittadino, laddove si conserva (o si dovrebbe conservare) la memoria, laddove si producono (o si dovrebbero produrre) l’identità di un posto, la sua dimensione comunitaria. La conseguenza è che mentre questo centro che dovrebbe essere testa e cuore di Foggia si va svuotando, la maggior parte delle attività commerciali, dell’industria dell’intrattenimento e della pseudocultura si va concentrando nell’estrema periferia.

Ragionare di queste cose, qui a Vieste, lontani dalla città, dai suoi rumori, dalle sue polemiche, dai suoi veleni, consente di guardare ai problemi con un certo distacco.  Ma il risultato non cambia, e l’amarezza resta. Mauro prova a mitigarla annunciandomi che mi ha conservato (il resto lo ha distribuito ai presenti la sera dell’happening o consegnato alla Biblioteca provinciale) uno dei “reperti” più significativa della vasta collezione prodotta in questi anni di attività: lo striscione che annunciava la presentazione foggiana di Basta ci faccio un film, di Luciano Emmer, nell’ambito di una retrospettiva dedicata all’insigne maestro, Luciano Emmer.

IL LUNGO VIAGGIO CON LUCIANO EMMER

Fu da lì che cominciò la collaborazione tra me e Mauro, la nostra amicizia con Luciano. Fu così che cominciò un autentico viaggio, che prima o poi sarà il caso di raccontare dettagliatamente, se non altro per custodirne memoria: Emmer sarebbe divenuto un ospite quasi fisso della città di Foggia, cui avrebbe dedicato uno dei suoi film più significativi (Foggia, non dirle mai addio), ed al cui stemma avrebbe dedicato il titolo di uno dei suoi ultimi lungometraggi, L’Acqua…il fuoco.

Fu così che assieme a Vittorio Affatato demmo vita all’Aiace (Associazione Italiana Cinema d’Essai) e cominciò il lungo percorso che avrebbe portato alla nascita del Festival del Cinema Indipendente, giunto quest’anno alla sua decima edizione, e dieci anni sono davvero tantissimi, in una città in cui la produzione culturale è spesso effimera.

Un festival che quest’anno soffrirà indirettamente di quanto sta accadendo nella organizzazione degli spazi culturali del capoluogo, sempre più rarefatti. Chiuso il Falso Movimento, è possibile che dopo la pausa estiva non riaprirà neanche il Cicolella (destinato ad un’operazione di ristrutturazione, che dovrebbe portare alla trasformazione dell’attuale sala, in tre sale più piccole), il Festival è in cerca di contenitori. C’è ancora L’altrocinema, per fortuna, e un’idea ad adiuvandum potrebbe essere quella di consolidare la vocazione polivalente del Teatro del Fuoco (di cui è proprietaria la Provincia, ente organizzatore del Festival) facendo in modo che possa essere utilizzato anche come sala cinematografica.

I nipotini scalpitano, mostrandomi il castello di sabbia che hanno appena finito di tirar su, e involontariamente suggeriscono una calzante metafora: questo lungo viaggio che oggi porta Mauro Palma e chi scrive ad essere ex, ha prodotto soltanto castelli di sabbia inghiottiti dalla prima onda dell’alta marea, o qualcosa di stabile e duraturo. Trentadue anni per il Falso Movimento, trenta per la rassegna cinematografica proposta annualmente (per chi sapesse, è la seconda manifestazione cinematografica pugliese, per anzianità), dieci per il Festival non sono pochi.

MAURO PENSA AL FUTURO

Mauro però non s’arrende, e pensa al futuro. La sorpresa che mi regala in questa mattinata vietava è che il progetto che partirà per primo, e nei tempi più rapidi, e che dunque assicurerà la sopravvivenza della rassegna e delle altre iniziative prodotte dal Falso Movimento, non è quella già annunciata alla stampa, che lo vede collaborare con Potito Salatto alla ristrutturazione del Cineteatro Ariston che prenderà l’ambizioso nome di Cineteatro Fellini): “stiamo lavorando all’attuazione del progetto, ovviamente. Ma la sistemazione dell’Ariston è un’operazione complessa e costosa che richiede i suoi tempi.”

C’è un fitto dialogo in corso con l’università di Foggia (il cui rettore, Giuliano Volpe è stato l’intellettuale ed il rappresentante istituzionale più attivo nella difesa del Falso Movimento e nei tentativi di scongiurarne la chiusura) che porterà, già dai prossimi mesi, all’apertura di una sala cinematografica all’interno dell’ateneo foggiano, e che sarà cogestita dalle facoltà interessate e da Mauro. Si tratterà dunque di un contenitore piuttosto prolifico, in quanto all’interno di esse convergeranno sia le iniziative promosse dalle strutture dell’Ateneo, sia quelle che in precedenza veniva ospitate.

Finalmente una bella notizia, in questa ventosa giornata viestana dove il sole apparentemente mitigato dal vento, brucia ancora di più la pelle. i nipotini mi mostrano orgogliosi il loro castello di sabbia che inaspettatamente resiste alle onde che lo lambiscono. Il Falso Movimento non c’è più, ma non tutto è perduto. Gli amici, gli habitué, quelli che in questi trentadue anni al Falso Movimento hanno condiviso sogni, speranza ed emozioni non resteranno a lungo orfani.

Geppe Inserra


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  1. Guido Pietroluongo permalink
    27 agosto 2010 18:33

    Bel punto di vista…devo solo dissentire di una semplice cosa.
    In questa città si riesce fin troppo bene a seguire la massa e le istituzioni guidano il tutto senza che i cittadini se ne accorgano.
    Sono state chiuse sale come quella del Cinema Italia, Cinema Capitol e tante altre realtà ben più storiche del Falso Movimento, nate insieme alla stessa città di Foggia come luoghi di incontro per offrire ai cittadini i primi film, il primo divertimento, la prima essenza di una città finalmente libera dalla guerra.
    E allora mi sorge una domanda: qualcuno se n’è accorto? Qualcuno ha fatto qualcosa? Ma soprattutto perchè nessuno ha reagito?
    Io le risposte ce le ho…ora aspetto le vostre!!!
    G.P.

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