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Asili nido, la rabbia dei gestori / Vogliono farci chiudere

28 agosto 2010

“Il sistema dei bonus è ingannatore. A queste condizioni, gli asili non riaprono”

Continua a tenere banco la vicenda degli asili nido, e non potrebbe essere diversamente, visto che è ormai scattato il conto alla rovescia per il nuovo anno scolastico e che per come stanno le cose non c’è alcuna certezza che aprano regolarmente i battenti i nidi privati convenzionati con il comune, che assorbono il 90 per cento dell’utenza.

I termini della questione sono noti. La Giunta Comunale ha radicalmente cambiato le modalità del servizio: i contributi saranno elargiti direttamente alla famiglie attraverso un bonus, le rette saranno calcolate non più sulla base del reddito familiare, ma sull’ISEE (che tiene conto anche della consistenza del nucleo). Ma il pomo della discordia vero e proprio è rappresentato dal drastico taglio che l’amministrazione ha apportato alla spesa prevista per il servizio di asilo nido, inferiore di oltre il sessanta per cento rispetto a quella dello scorso anno. Un taglio che viene giudicato insostenibile dai gestore dei nidi convenzionati che, dopo la lettera inviata al sindaco Mongelli, hanno diffuso un comunicato stampa nel quale ribadiscono la loro posizione: in queste condizioni, i nidi non riapriranno.

La nota dei gestori introduce qualche ulteriore elemento di chiarezza in una vicenda che finora è andata avanti più tra proclami e prese di posizione che non, com’è auspicabile in questi casi, con il conforto dei numeri, che sono poi quelli che permettono ai cittadini di farsi un’opinione. E vediamo quali numeri citano i gestori.

Pur calcolando (“per assurdo”, puntualizza il comitato dei gestori) che per ogni bambino una struttura riceva in media 500 euro al mese (derivanti dal bonus elargito dal comune e dalla retta versata dai genitori), un asilo che ospitasse 40 bimbi riceverebbe 20.000 euro ogni mese. “Il regolamento regionale – si legge quindi nella nota – prevede che per 40 bambini ci siano almeno 11 lavoratrici che, come da contratti richiesti, hanno un costo mensile di oltre 25.000 euro di media. Aggiungiamo che il bando eroga i bonus per 11 mesi, mentre i contratti durano 12 mesi, prevedono la tredicesima, il TFR e le Ferie. Quindi i conti già così non tornano. Ed i costi poi per l’assistenza dei bambini? Cibo, acqua, luce gas. Per non parlare poi di ‘utile d’azienda’.”

Per confermare la loro assoluta contrarietà alla delibera della giunta municipale, i gestore ricordano anche un comunicato del sindaco, in cui questi aveva stimato il costo medio mensile di ciascun bambino ospitato presso i nidi convenzionati in 800 euro, “mentre ora il comune ci chiede di lavorare con 400, meno del 2008”.

Il comitato ha molto da dire non soltanto sulla sostanza del provvedimento, ma anche sulla forma: secondo i gestori, quello del bonus è un “sistema ingannatore”.

“Il bando per il bonus – si legge ancora nella nota –  è nella “forma” rivolto alle famiglie, ma queste non vedranno mai un euro. Di fatto, le famiglie aventi diritto dovrebbero versare al nido una parte della retta mentre la restante parte, il Bonus, verrebbe versato dal Comune direttamente ai gestori dei nidi. È una follia perché si sta così chiedendo ai gestori di anticipare il costo sostenuto mensilmente per ogni bambino, attendendo poi i biblici tempi di pagamento del Comune che, tanto per chiarire, sono attualmente in ritardo verso noi gestori, per la precedente convenzione, di una intera annualità. In tutta Italia, laddove vige il sistema dei Bonus sociali, l’importo è erogato direttamente alle famiglie, ma questo al nostro Comune non conviene perché si troverebbe ogni mese dinnanzi  400 famiglie che reclamano il proprio denaro. Ha preferito invece questo sistema di bonus ‘anomalo’, che chiede ai gestori di votarsi al fallimento e  lascia senza lavoro 160 lavoratrici, ma salva la faccia del Comune.”

I gestori contestano anche il sistema di calcolo delle rette (l’assessore al ramo ha sostenuto che dovrebbe diminuire rispetto allo scorso anno).”Se per noi gestori, con l’appiattimento di ben cinque fasce di reddito in una retta di circa 80 euro, è stata praticamente annullata la liquidità immediata – si legge ancora nella nota –  non va meglio ai genitori. Secondo i gestori, il tetto massimo (400 euro al mese) più che un’eccezione sarà una regola, in quanto è raggiungibile anche da una semplice famiglia con genitori dipendenti pubblici.

“In questo bando – conclude il comitato – noi gestori siamo praticamente ‘precettati’ perché se, con gli assurdi importi deliberati non garantiremo anche la salvaguardia, secondo i contratti collettivi vigenti, delle numerose unità di personale impostoci dal comune, verrà revocata la nostra autorizzazione al funzionamento. È questo un abuso e soprattutto un ricatto a gestori e lavoratrici! Il Comune sa perfettamente che con le cifre deliberate non è possibile far fronte a quanto richiesto, e non secondo nostri esosi calcoli arbitrari, ma secondo una stima dell’ispettorato del lavoro portata sulle scrivanie di chi di competenza.”

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