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La vertenza del Museo della Civiltà contadina di San Nicandro Garganico / Centro studi e comune adesso disposti a trattare

1 settembre 2010

Sembra aprirsi uno spiraglio nella vertenza che, da qualche settimana, contrappone il Museo storico etnografico della Civiltà contadina di San Nicandro Garganico all’amministrazione comunale di centro sinistra della cittadina garganica, capeggiata da Costantino Squeo.

La vicenda – come il nostro giornale ha scritto – trae origine dal mancato raggiungimento di un accordo sulle politiche museali tra le due istituzioni interessate alla gestione del contenitore culturale, ubicato a Palazzo Fioritto, e di proprietà comunale. L’amministrazione aveva inutilmente cercato di raggiungere un accordo con i responsabili del Centro Studi che gestisce il museo circa gli orari di apertura e le norme di gestione.

Non essendo riuscita a pervenire all’auspicata intesa, l’amministrazione stessa aveva deciso per un “gesto estremo”: lo sfratto del Centro Studi dai locali di Palazzo Fioritto che l’associazione occupa – pare – senza che vi sia mai stato un provvedimento amministrativo di affidamento, di concessione o di comodato da parte della civica amministrazione. Una brutta storia – aveva commentato il Quotidiano di Foggia – in quanto vede contrapposte una delle amministrazioni comunali, come quella di San Nicandro Garganico, più sensibili al problema culturale della provincia di Foggia ad una associazione, come il Centro Studi storici ed archeologici del Gargano che vanta il più consistente curriculum in materia di cultura.

Ma uno spiraglio sembra aprirsi, adesso, a seguito di una manifesto fatto affiggere dalla presidente della Centro studi, Carmela Stigiliani nel quale l’associazione afferma la propria volontà di avviare un confronto con l’amministrazione comunale. “Il centro studi storici ed archeologici del Gargano, associazione culturale che ha ideato e istituito il Museo di San Nicandro Garganico – si legge nel manifesto -, fa presente di aver ricevuto l’intimazione a sgomberare tutti i locali adibiti al museo di palazzo Fioritto (Delibera di giunta comunale 103 del 2 luglio 2010).

Lo sgombero di tutti locali – prosegue l’associazione – comporterebbe la distruzione dell’intero Museo, una istituzione culturale che ha ben 13 anni di vita ed è apprezzata dalla popolazione locale e dai comuni della provincia di Foggia. Si precisa, a tale riguardo, che i componenti dell’associazione svolgono l’attività di guida per i visitatori in modo assolutamente gratuito fin dal giorno dell’apertura del Museo.

L’associazione si rivolge, quindi, ai componenti della giunta comunale a tutti i consiglieri comunali, i quali – si legge ancora nel manifesto – sicuramente sono all’oscuro di questa richiesta assurda perché prendano coscienza del significato del valore culturale del museo e adottino tutti gli atti e le decisioni necessarie per la sua salvaguardia, tutelando in tal modo l’interesse della popolazione. Secondo il Centro Studi, “questo atto, adottato dall’amministrazione comunale, arrecherà un grande danno alla popolazione, alle scolaresche, ai visitatori che vi giungono da varie parti della regione.”

L’appello è rivolto anche ai cittadini, perché anch’essi difendano le sorti del museo. Come si vede, l’associazione non risparmia toni duri e polemici nei confronti dell’amministrazione comunale ma lo spiraglio si apre nella parte finale del manifesto, quando si passa alle richieste, ed assieme gli impegni.

I responsabili del Museo chiedono, infatti, di continuare a svolgere l’attività di guida nella Museo al solo titolo di volontariato e del tutto gratuito per non gravare sulle casse comunali che pare risultino in “rosso”. Chedono, inoltre,  di poter continuare ad esporre la raccolta museale nelle 13 sale perché il venire meno anche di una sola sala comporterebbe la distruzione dell’intero percorso didattico ed infine – ed è l’impegno più importante che sembra destinato a restituire alla vicenda quel tanto di serenità necessaria per la sbloccare la vertenza, – chiedono di concordare, insieme all’amministrazione comunale, i giorni di apertura e chiusura del museo, così come proprio l’amministrazione aveva chiesto.

Non resta che auspicare che le parti si seggano finalmente attorno a un tavolo in modo che possa essere salvaguardato un presidio culturale che in questi anni ha svolto una funzione particolarmente importante a salvaguardia delle radici culturali del promontorio garganico.

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